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Giappone e Cina accelerano sul free trade in Asia

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Giappone e Cina accelerano sul free trade in Asia

Il ministro degli Esteri giapponese Taro Kono  con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi  (Afp)
Il ministro degli Esteri giapponese Taro Kono con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi (Afp)

Mentre gli Stati Uniti di Donald Trump sembrano pensare solo a dazi e sanzioni, Cina e Giappone riesumano dopo 8 anni il loro dialogo economico bilaterale «ad alto livello» e spezzano una lancia in favore del sistema globale di libero scambio, promettendo anche di accelerare i negoziati di free trade a tre con la Corea del Sud e quelli quasi panasiatici del Rcep(ossia Asean + 6).

È emerso inoltre da fonti autorevoli che la firma dell’accordo di partnership economica tra Giappone e Unione Europea potrà avvenire l’11 luglio al summit bilaterale di Bruxelles, sulla falsariga dell’intesa di principio raggiunta nel dicembre scorso e con persistente esclusione del capitolo più controverso (il meccanismo per la risoluzione delle dispute, su cui si continuerà a negoziare a parte).Nei colloqui tra i ministri degli Esteri Taro Kono e Wang Yi, Trump è stato il convitato di pietra: «Condividiamo il riconoscimento che arrivare a una guerra commerciale avrebbe un enorme impatto (negativo) sulla prosperità dell’economia globale», ha dichiarato Kono.Il mese prossimo ci sarà un summit a tre a Tokyo con il premier cinese Li Keqiang e il presidente sudcoreano Moon Jae-in, che dovrebbe dare un rinnovato impulso politico ai negoziati di liberalizzazione a tre, mentre è stata concordata una visita in Cina del premier Shinzo Abe cui seguirà quella di Xi Jinping in Giappone. Wang ha anche invitato Tokyo a unirsi alla maxiiniziativa cinese “One Belt, One Road”.

Se dunque il fronte commerciale asiatico ed euroasiatico si muove, un test cruciale avviene questa settimana per i rapporti tra Tokyo e Washington. Da oggi Abe sarà per due giorni a Mar-a-Lago, per colloqui che aveva sollecitato inizialmente al fine di non esser tagliato fuori dai rapidi sviluppi diplomatici sul problema nordcoreano. Nelle ultime settimane, però, Tokyo è stata spiazzata dalle iniziative di Trump sul commercio e ora teme di fare le spese non solo di una guerra nel trade tra Usa e Cina, ma anche di una eventuale pace. Il cosiddetto rapporto speciale con Trump tanto decantato da Abe a uso e consumo interno (la “diplomazia del golf” e altre amenità) si è rivelato un bluff. Il presidente americano ha umiliato il Giappone non includendolo tra i Paesi alleati esentati dai dazi su alluminio e acciaio. In un tweet di pochi giorni fa, Trump è tornato ad accusare il Sol Levante di essersi approfittato degli Usa in passato e ha posto sul tappeto la richiesta dell’avvio di una trattativa bilaterale di libero scambio. Su questo Tokyo non ci sente: teme di dover concedere molto più di quanto fatto agli Usa in sede di negoziato Tpp (Trans-Pacific Partnership), l’intesa multilaterale da cui poi gli States si sono ritirati. La recente e ambigua disponibilità di Trump a considerare il ritorno degli Usa nella Tpp potrebbe generare sgradite complicazioni: il Giappone era riuscito a promuovere con successo una Tpp limitata a 11 Paesi (con alcune modifiche),i cui processi di ratifica potrebbero entrare in stallo in attesa di chiarimenti sull’effettiva linea di Washington.

A questo punto forse Abe cercherà di parlare soprattutto di Corea del Nord, con l’obiettivo di rendere ancora più difficile di quanto non si profili il summit tra Trump e Kim Jong-un atteso verso fine maggio o inizio giugno. Tokyo si oppone a ogni approccio «graduale» e con «mosse reciproche», come il leader nordcoreano ha preannunciato di desiderare.

Il timore è che gli Usa si mostrino interessati più che altro a impedire che Pyongyang acquisisca la capacità di colpire il territorio continentale Usa con missili intercontinentali dotati di testata nucleare,lasciando magari Tokyo nel mirino di una Corea del Nord di fatto nuclearizzata.C’è chi,come Ian Bremmer di Eurasia,ritiene possibile che il vertice in Florida si concluda bene,con un miglior coordinamento Usa-Giappone sul trade e sul problema nordcoreano. L’ultima complicazione è che Abe si ritrova ormai politicamente in bilico: rischia di cadere entro fine giugno, sempre più indebolito da alcuni scandali che hanno portato ai minimi la sua popolarità.

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