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Il piano di Trump per la Siria: un esercito arabo e i miliardi del Golfo

caos sulle sanzioni alla russia

Il piano di Trump per la Siria: un esercito arabo e i miliardi del Golfo

  • – di Redazione Online

Sabato scorso sembrava fossimo sull’orlo di una guerra mondiale con il raid di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Sono passati tre giorni e la premier britannica Theresa May è impegnata a gestire la sua debolezza interna con maggioranza e opposizione che chiedono conto e spiegazioni del raid. Macron è passato dall’essere smentito dalla Casa Bianca all’Europarlmamento, a Strasburgo, dove oggi ha fatto uno show pro Europa.

Il presidente Trump è impegnatissimo a gestire i guai incrociati suoi e dei suoi «troppi avvocati», ha twittato ieri, in primis quel Michael Cohen che sembra crocevia di diversi i guai, e la Siria appare già un lontano ricordo per tutti.

In questi tre giorni nella coalizione occidentale è emerso un caos strategico pari a quello che c’è nel paese distrutto da sette anni di guerra. Persino Nikki Haley, ambasciatrice Usa all’Onu, è stata smentita dal suo capo. Domenica Haley aveva detto che gli Stati Uniti sarebbero rimasti a lungo in Siria (si tratta di duemila uomini, comunque un contingente esiguo) e che il Tesoro Usa avrebbe annunciato il giorno dopo nuove sanzioni contro la Russia per il coinvolgimento nell’attacco chimico a Duma che ha fatto scattare il secondo raid della presidenza Trump. Il giorno dopo, cioè ieri, Trump ha fatto brillare tutta la sua distanza dagli uomini e le donne che lo circondano che vorrebbero una linea più dura con la Russia. Niente nuove sanzioni contro Mosca, è la decisione del presidente americano.

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Altra decisione che pare delinearsi - ma il pare è d’obbligo - è che Trump vuole stabilire e finanziare un esercito arabo nel nord della Siria - lì dove si fronteggiano curdi, turchi, siriani e iraniani nonché americani e russi. Lo scrive il Wall Street Journal secondo cui il piano serve a stabilizzare uno dei due fronti caldi, quel nord est della Siria da cui lo Stato Islamico è uscito sconfitto ma che in questo momento è terra di nessuno e preda di tutti. Protagonista dell’operazione è il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, che ha chiesto l’aiuto di Abbas Kamel, capo dell’intelligence egiziana per capire se gli americani avrebbero l’appoggio del Cairo.

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Il piano di Trimp segue un po’ le sue parole: gli alleati si devono impegnare di più, Il presidente americano vuole che Arabia Saudita, Qatar ed Emirati arabi contribuiscano con miliardi per ricostruire quella parte devastata del paese ma vuole anche che questi paesi arabi contribuiscano alla formazione di un esercito arabo. L’insofferenza di Trump per l’impegno americano in Siria è evidente, lui vuole andare via, l’establisment intorno a lui frena, Bolton pare sia la persona chiamata a tradurre questa idea del presidente. Unico vero ostacolo alla realizzazione di questo piano sarebbe un conflitto fra Iran e Israele in terra siriana, un timore crescente in queste ore, si veda questo articolo del New York Times.

Nel frattempo a Damasco si litiga per gli ispettori Opac (l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) che devono indagare nel sito oggetto dell’attacco chimico. Ieri la delegazione britannica aveva detto che gli ispettori erano stati bloccati all’ingresso; i russi aveva negato la notizia. Oggi
la tv di Stato siriana afferma che gli ispettori dell'Opac sono entrati a Duma accompagnati alla polizia siriana presente sul posto. È la prima visita
sul luogo del presunto attacco chimico del 7 aprile si concluderà nel pomeriggio prima del tramonto.

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