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Nord Corea, Kim cede a Trump: stop ai programmi nucleari e…

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segnali di disgelo

Nord Corea, Kim cede a Trump: stop ai programmi nucleari e missilistici. «Non servono più»

Trump «piega» Kim. «Non c'e' piu' bisogno di test nucleari o di test missilistici. E chiuderemo anche il sito dei test nucleari nel nord del Paese»: lo ha detto il leader della Corea del Nord Kim Jong-un parlando alla nazione. Lo stop ai test missilistici e nucleari deciso da Pyongyang è la dimostrazione che il regime di Kim considera questa “nuova fase” un “periodo storico” e vuole “mantenere le promesse”: lo afferma l'agenzia nordcoreana Kcna - citata dai media Usa - al termine della riunione del comitato centrale del partito dei lavoratori. «Una grande notizia per la Corea del Nord e per il mondo intero»: così Donald Trump su Twitter ha subito commentato l’annuncio del leader del regime di Pyongyang. «Un grande progresso», ha detto Trump, che ha aggiunto di non vedere l'ora di partecipare al summit con Kim.

Disgelo anche tra le due Coree. La settimana prossima circa 2mila giornalisti da tutto il mondo convergeranno verso il confine più militarizzato del mondo. Nel villaggio di Panmunjom, la Peace House farà onore al suo nome ospitando lo storico vertice intercoreano tra il presidente sudcoreano Moon Jae-in e il leader nordcoreano Kim Jong-un. In un susseguirsi di eventi con una rapidità senza precedenti in Asia orientali, si è passati da una atmosfera di guerra (prevalente nella seconda metà dell'anno scorso) a un contesto politico-diplomatico che non è mai stato tanto promettente per il raggiungimento della pace nella penisola coreana. Attualmente è ancora in vigore un mero armistizio, che nel 1953 pose fine alla guerra guerreggiata, sancendo la separazione tra una Repubblica del Nord di impronta comunista e una Repubblica del Sud facente parte del campo “occidentale”. Ecco quali sono le novità di un evento di portata storica.

Un summit senza veri precedenti. Con hotline operativa
Già in due occasioni, nel 2000 e nel 2007, c'era stato un vertice intercoreano. Ma erano stati i presidenti del Sud a recarsi a Pyongyang. Mai un leader nordcoreano ha finora varcato il confine verso il Sud. Per questo si sta studiando un accorgimento per dare enfasi a questo avvenimento: Kim potrebbe varcare a piedi il confine per raggiungere la Peace House. Inoltre è stato concordato che il suo incontro con Moon sarà teletrasmesso in diretta mondiale. Novità assoluta: una linea telefonica diretta è stata attivata venerdì 20 aprile tra la Blue House (il palazzo presidenziale di Seul) e l'ufficio di Kim alla State Affairs Commission di Pyongyang, di cui è presidente. La prima telefonata è stata fatta tra membri dei rispettivi staff ed è durata 4 minuti e 19 secondi; poi dal Nord è arrivata una seconda chiama di prova. Tutto si à svolto senza problemi. E' probabile che tra Moon e Kim ci sarà una prima comunicazione diretta in anticipazione del loro incontro. Una hotline tra i due leader, ovviamente, potrà rivelarsi utile in casi di estrema emergenza. Già a gennaio era stata riattivata una hotline come canale di comunicazione diretta tra i rispettivi vertici militari, mentre le due parti hanno ripreso anche a comunicare direttamente a Panmunjom tra un lato e l'altro del confine.

Preparazione del vertice Kim-Trump
Questo vertice intercoreano ha un significato più importante dei precedenti perché diventa nei fatti il prodromo al previsto vertice tra il presidente americano Donald Trump e Kim Jong-un. Trump ha accettato l'invito al summit recatogli a Washington dal capo dei servizi segreti sudcoreani, che aveva ricevuto a Pyongyang la manifestazione di disponibilità da parte di Kim. Trump ha poi inviato il primo aprile in missione segreta il capo della Cia (e Segretario di Stato designato) Nike Pompeo a Pyongyang per discutere i piani per l'incontro. Moon ha avuto un ruolo importante nel raccogliere le prime aperture di Kim (nel suo discorso di Capodanno in cui tese un ramoscello di ulivo al Sud, anche in vista della partecipazione alle Olimpiadi invernali di PyeongChang). Novità è stata anche la recente visita a Pechino di Kim, che non si era mai mosso dal suo Paese da quando prese il potere.

Prime “concessioni” nordcoreane
In vista dei due successivi summit, la Corea del Nord ha accettato di lasciar cadere alcune pregiudiziali che avevano finora impedito ogni ripresa negoziale dopo la fine (alcuni anni fa) delle trattative a sei parti. Pyongyang sarebbe dunque pronta a discutere della “denuclearizzazione” della penisola, ossia a mettere sul tappeto il suo programma atomico che l'anno scorso ha avuto una preoccupante accelerazione in simbiosi con l'avanzata delle capacità missilistiche. Sembra evidente, però, che il concetto di “denuclearizzazione” sia inteso diversamente a Seul, Washington e Tokyo rispetto a una Pyongyang che probabilmente vi include anche la fine dell'ombrello nucleare americano sul sud della penisola. Sembrano cadute anche le pregiudiziali sulle periodiche manovre militari congiunte tra forze armate sudcoreane e americane (finora biasimate da Pyongyang come mere prove di invasione), e sulla stessa presenza di militari americani al Sud (attualmente sono oltre 28mila).

Ipotesi trattato di pace
Moon ha fatto filtrare che nell'incontro con Kim discuterà anche di come arrivare alla firma di un trattato di pace che sostituisca l'armistizio. Uno sviluppo che ha sorpreso molti osservatori, che si attendevano piuttosto lunghe discussioni preliminari sul tema della denuclearizzazione prima di affrontare la questione del trattato. Del resto, per superare l'armistizio non bastano le due Coree: occorre il coinvolgimento di Cina e Stati Uniti. Vari analisti ritengono che la fretta potrebbe essere cattiva consigliera, specie per quanto riguarda il vertice Trump-Kim, il cui eventuale fallimento potrebbe tornare a rendere molto pericolosa la situazione per la pace in Asia orientale e nel mondo. Ora, però, è il tempo della speranza.

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