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Dombrovskis: in vista di Brexit la finanza si prepari ad affrontare…

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Le banche Uk perderanno il “passporting” verso l’UE

Dombrovskis: in vista di Brexit la finanza si prepari ad affrontare «tutti gli scenari possibili»

  • –dal nostro corrispondente

BRUXELLES - In attesa di chiarimenti sulla posizione della Gran Bretagna in vista del futuro accordo di partenariato tra Bruxelles e Londra dopo l'uscita del paese dall'Unione, il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha esortato in un discorso nella capitale inglese le aziende finanziarie a prepararsi ad affrontare «tutti i possibili scenari». Ha poi rinnovato la possibilità che le banche europee nel Regno Unito possano lavorare in Europa sulla base di accordi di equivalenza.

«Da commissario per gli affari finanziari il messaggio a tutti i protagonisti – imprese e autorità di vigilanza - è che devono continuare a prepararsi per tutti i possibili scenari – ha detto il vice presidente Dombrovskis a Londra questa mattina -. La Commissione europea aiuta quando le è possibile». Con l'occasione, l'ex premier lettone ha ricordato che con l'uscita del paese dell'Unione le banche inglesi perderanno il cosiddetto passporting, ossia la possibilità di lavorare in tutto il mercato unico.

In questo contesto, Valdis Dombrovskis è tornato sulla possibilità per le imprese europee di lavorare in Gran Bretagna e delle imprese inglesi di lavorare in Europa, sulla base di specifici accordi di equivalenza. Da tempo, la Commissione europea negozia intese di questo tipo. «L'Unione europea ha una lunga storia nell'affidarsi alla regolamentazione e alla vigilanza di paesi terzi purché raggiungano i nostri stessi risultati», ha ricordato il vice presidente.

Attualmente, la Commissione europea ha in essere circa 200 decisioni di equivalenza con oltre 30 paesi terzi. Parlando a Londra, Valdis Dombrovskis ha sottolineato che questi accordi sono atti unilaterali, relativi a settori specifici, e che prevedono una certa convergenza con Bruxelles nel campo della regolamentazione e della sorveglianza. Perché queste intese possano reggere nel tempo, è necessario mantenere tra l'Unione e il paese terzo un dialogo «regolare» e «intenso».

In un primo momento, il Regno Unito pensava che la forza del suo settore bancario avrebbe indotto Bruxelles ad accettare la richiesta inglese di accedere al mercato unico europeo senza condizioni. L'establishment britannico si sta arrendendo (lentamente) all'idea che così non sarà. Se Londra deciderà di uscire dal mercato unico, le sue imprese non godranno di status particolari: dovranno accettare le condizioni europee e firmare accordi di equivalenza per lavorare nell'Unione.

In giugno, Bruxelles ha presentato una riforma delle controparti centrali situate in paesi terzi. Tra le altre cose, la proposta prevede che, nel caso di controparte centrale particolarmente importante e quando la stabilità finanziaria è a rischio, l'Unione possa chiedere il trasloco dell'istituzione dal paese terzo al territorio comunitario (si veda Il Sole 24 Ore del 14 giungo 2017). Vi sono 17 controparti centrali sul territorio comunitario. Altre 28 in paesi terzi possono offrire il loro servizio nell'Unione.

Attualmente Londra e Bruxelles stanno finalizzando l'accordo di divorzio così come l'intesa che prevede un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020. Le parti vogliono raggiungere una intesa entro giugno. Nel contempo, stanno lavorando a una dichiarazione politica sul futuro accordo di partenariato, che verrà negoziato durante il periodo di transizione. Sia l'intesa di divorzio che la dichiarazione politica devono essere approvati dal Parlamento europeo e dal Parlamento britannico.

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