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Alfie lotta ancora. Ma la Corte di Appello ha deciso: no al…

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La madre: «Medici bugiardi»

Alfie lotta ancora. Ma la Corte di Appello ha deciso: no al trasferimento in Italia

Tributi per Alfie Evans lasciati fuori dall’ospedale di Liverpool dove è attualmente ricoverato (Epa/Peter Powell)
Tributi per Alfie Evans lasciati fuori dall’ospedale di Liverpool dove è attualmente ricoverato (Epa/Peter Powell)

La Corte d'Appello di Londra ha rigettato il ricorso dei genitori del piccolo Alfie Evans contro il rifiuto di autorizzare il trasferimento del bambino da Liverpool a un ospedale italiano. Respinta sia l'argomentazione dell'avvocato di papà Tom, che contestava un giudizio precedente errato, sia quello del legale di mamma Kate, che puntava sulla sopravvivenza inaspettata del bambino nonché sulla cittadinanza italiana concessa ad Alfie per invocare la libertà di circolazione interna all'Ue, di cui il Regno fa ancora parte. Secca e disperata la reazione della mamma: «Bugiardi!», scrive in un post Kate Jams, riferendosi ai medici britannici che hanno in cura il figlio all'ospedale di Liverpool. Nel post la donna pubblica infatti un tweet del team legale dell'ospedale nel quale si sostiene che il nosocomio non avrebbe mai sostenuto che la morte del piccolo sarebbe stata «istantanea» dopo il distacco delle macchine per la ventilazione. Nello stesso post la madre di Alfie fa invece riferimento alle affermazioni di segno opposto di uno dei medici dell'ospedale il quale avrebbe riferito ai genitori che Alfie sarebbe potuto sopravvivere «solo pochi minuti se la ventilazione fosse stata completamente fermata» e che la sua morte sarebbe avvenuta «velocemente».

Nella giornata di mercoledì papà Tom Evans non si era ancora arreso e aveva postato un video da Liverpool su Facebook dopo le notizie emerse nell'udienza d'appello, secondo cui Alfie è ormai allo stremo, per affermare che suo figlio resiste, che «si è ripreso per la terza volta», che «il guerriero lotta ancora». «È tornato, ha avuto solo un calo, è diventato pallido, le labbra si sono un po' scurite, ma è tornato», scrive Tom. «Voglio solo che tutti sappiano che Alfie si è stabilizzato», insiste.
Il padre risponde così all’affermazione della giudice King, una dei tre componenti della Corte d'Appello britannica che si è riunita oggi e che ha affermato che «c'è un consenso generale» sul fatto che Alfie ormai «stia morendo». Una affermazione contestata dall’avvocato difensore della famiglia Diamond, che ha risposto ammettendo che in queste ore si è verificato «un cambiamento significativo di circostanze» come conseguenza del distacco dei macchinari salvavita ma che Alfie «respira ancora». Mentre papà Tom chiede di «non lasciar nulla d'intentato» finché possibile. Il suo messaggio è ancora: «salvate mio figlio». E, in un post successivo, papà Tom dice:  «Niente sonno per tre giorni, solo torture e privazioni. Il nostro bambino continua a lottare senza sofferenza o segni di dolore». E rivolge anche una preghiera per la salvezza del figlio. Nel frattempo il padre ha deciso anche di far causa a tre medici dell'Alder Hey Hosipital di Liverpool per cospirazione finalizzata all'omicidio del figlio, e ha fatto sapere di aver già preso contatti con investigatori privati per istruire il caso. Anche qui, le posizioni sono contrapposte: l'avvocato dell'Alder Hey Children's Hospital di Liverpool ha ribadito anche oggi, di fronte alla Corte d'Appello di Londra, l'opposizione dell'ospedale al trasferimento del piccolo Alfie Evans in Italia. Secondo l'avvocato Mylonas, i legali dei genitori «non hanno presentato nuove evidenze» e in passato avevano accettato il quadro clinico tracciato dai medici britannici sui danni - considerati irreparabili - causati dalla patologia neurodegenerativa che ha colpito Alfie a buona parte del suo cervello.

Alfie, genitori: oggi nuovo ricorso per portarlo in Italia

Sulla base degli ultimi sviluppi resi noti da Tom Evans, l'avvocato Diamond - che lo rappresenta oggi di fronte alla Corte d'appello di Londra - ha insistito che Alfie «non può restare prigioniero» dell'ospedale di Liverpool e bloccato da un verdetto emesso originariamente «tre mesi fa» (quello del via libera a staccare la spina): visto che la situazione mutata per l'inattesa resistenza del bambino dopo il distacco dal ventilatore. «Per lui c'è una fantastica alternativa di assistenza disponibile» in Italia, ha proseguito il legale ipotizzando che malgrado tutto il piccolo «possa avere qualche gioia di vivere». Un'ipotesi non da escludere perché «va oltre la nostra conoscenza», ha concluso.
Parole subito contestate dall'unica giudice donna del collegio a tre - lady King - secondo cui «l'evidenza che abbiamo è un'altra: che probabilmente non soffre, ma che tragicamente tutto ciò che potrebbe dargli un apprezzamento della vita, anche una carezza di sua madre, è irrevocabilmente distrutto».

Questo il quadro clinico: oggi il piccolo Alfie Evans è tornato a ricevere nutrimento assistito nell'ospedale Alder Hey di Liverpool, dopo aver resistito senza «per 36 ore» ed essere ormai entrato nel secondo giorno di vita, contro le previsioni dei medici, dopo il distacco della ventilazione meccanica. Lo ha detto papà Tom all'Itv. «Alfie - ha aggiunto - resiste ancora bene come può. Sta lottando e continua a non soffrire, non ha apnee né dà segno di provare dolore».
Alfie, ha continuato Tom Evans, «si è mantenuto in vita, come farebbe qualunque altro bambino, per 36 ore», una cosa «totalmente inaspettata da parte sua», che contraddice le previsioni del protocollo medico delineato a Liverpool. «Io credo di essere più vicino ora» almeno alla possibilità di riportarlo a casa, «ne saremmo felici», ha poi aggiunto rispondendo a una domanda, insistendo tuttavia nel sottolineare che la sua speranza vera sarebbe il trasferimento in Italia, per ora non autorizzato dalla giustizia britannica. «Sarebbe più che una benedizione portarlo in Italia dove avrebbe bisogno di cure. Forse può aver bisogno di una tracheotomia, forse no, quel che è certo - ha concluso il padre - è che al momento sta ancora lottando e dimostrando che i dottori e i tribunali si sbagliavano. Ci era stato detto che non sarebbe durato 5 minuti e invece sono 36 ore che siamo sulla breccia».

«Ieri - rivela Evans - l'avvocato mi aveva offerto un'opzione fra due alternative: ricorrere alla Corte d'Appello (contro la decisione del giudice Anthony Hayden di non autorizzare il trasferimento di Alfie in Italia) o collaborare», accettare il protocollo di distacco dai macchinari salvavita affidato ai medici di Liverpool e ottenere «in cambio» che il piccolo fosse almeno «riportato a casa. Io - prosegue papà Tom - mi ero detto d'accordo per riportarcelo a casa, non ne potevo più di queste corti e di ricorsi respinti».
Poi però è arrivata la telefonata della Corte d'Appello al suo legale: un collegio era pronto a riunirsi oggi pomeriggio. Messaggio di disponibilità che Tom Evans interpreta come un segnale: «Noi ora crediamo che ci possa essere un cambiamento clamoroso, una svolta nel caso>. La Corte «deve essersi accorta che il giudice Hayden e i dottori sbagliano». Alfie, incalza, «non è stato nutrito, è stato trattato in modo disgustoso, come neppure un animale, ma ha dimostrato che si sbagliavano (a prevederne una rapida fine)... e sta tenendo botta». (f.s.)

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