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Privacy e social

Facebook al Parlamento Ue: 20mila «guardiani» per le prossime elezioni europee

BRUXELLES - DALLA NOSTRA INVIATA

«Ringrazio Facebook per essere qui e dialogare con noi». La frase con cui Anna Maria Corazza Bildt, vicepresidente della commissione mercato interno e protezione dei consumatori, chiude uno dei panel della conferenza organizzata ieri dal Parlamento Ue conferma un fatto che chi posta la mattina la frase a effetto o la foto del gatto ignora più o meno consapevolmente: Facebook non è una semplice azienda ma un contropotere. E il Parlamento Ue che ha organizzato “Shaping our digital future: the challenge of the digital revolution” più o meno implicitamente lo ammette.

Non va in scena come a Washington lo spettacolare processo pubblico al fondatore Mark Zuckerberg che deve rispondere a senatori e deputati. Qui a Bruxelles è una europea presa di coscienza, discussione, riflessione sul fatto che nel mondo digitale bisogna coniugare libertà personale e d'impresa; come venticinque anni fa si parlava di area Schengen ora il nuovo obiettivo politico è il mercato unico digitale (mentre si riparla di dogane e frontiere grazie a movimenti populisti e Brexit).

Quasi che Internet non portasse solo guai alle democrazie occidentali ma anche un'inattesa via di fuga dalle divisioni che tormentano l'Unione: su protezione di privacy e utenti, tasse ai big tech, compiacimento per alcuni risultati - eliminazione del roaming e del geoblocking, sottolinea più volte Mariya Gabriel, commissario dell'economia e della società digitale della Commissione, e nuove, problematiche, formulazioni - la e-privacy- sembrano tutti d'accordo. Molti interventi non hanno taciuto l'inchiesta giornalistica che ha cambiato la percezione del problema politica online, lo scandalo di Cambridge Analytica con i dati rubati a 87 milioni di utenti. «Questa vicenda - ha detto Antonio Tajani, presidente del Parlamento Ue - ci impone di non abbassare la guardia. Dobbiamo pretendere tutti i chiarimenti necessari sull'uso dei nostri dati diretto a manipolare risultati elettorali. Ho chiesto a Mark Zuckerberg di venire qui e rispondere a 500 milioni di europei».

Ieri intanto ha risposto Markus Reinisch, vice president public policy Europe di Facebook, invitato tra altri relatori fra cui la solita agguerrita protettrice dei consumatori e la più pacata rappresentante dell'associazione giornalisti europei: «La fiducia è fondamentale per l'economia digitale - ha detto Reinisch - questa fiducia è stata violata, non si è fatto abbastanza per proteggere gli utenti. Non voglio ripercorrere la cronologia dei fatti recenti ma parlare degli strumenti per ricreare questa fiducia».

Oggi la Commissione europea presenta misure contro le fake news ed esattamente tra un mese, il 25 maggio, entra in vigore il General Data Protection Regulation (già più conosciuto con il suo acronimo Gdpr, regolamento Ue 2016/679). Il rappresentante di Facebook loda - pure troppo - le nuove regole europee: «È uno strumento di grande efficacia, faremo di tutto affinché sia fruibile entro il 25 maggio».

Reinisch affronta quindi il Problema e indica come prossimo cruciale test le elezioni europee del prossimo anno: «lavoriamo per mettere in sicurezza le elezioni contro ogni interferenza. Entro fine anno porteremo da 15mila a 20 mila le persone che dentro Facebook si occupano di contenuti. La pubblicità politica deve essere verificata, bisogna capire chi paga, bisogna evitare il microtargeting e concentrare la pubblicità politica in una unica pagina. Inoltre, sappiamo che il problema sono i fake account: ne abbiamo rimossi 30mila durante le elezioni francesi e un numero simile nelle elezioni tedesche. Infine, noi lavoriamo con gli algoritmi ma vogliamo agire assieme ai politici».

Tanta voglia di collaborazione sarebbe stata forse impensabile prima di Cambridge Analytica, e certo 20mila “guardiani” per 500 milioni di europei sono briciole, e tutto comunque si rimette nella giusta prospettiva davanti alla domanda di un giornalista greco sul consenso alla profilazione quando si accederà ai servizi dopo il 25 maggio: «Vorrei chiarire una cosa - risponde Reinisch - non andremo oltre il Gdpr: faremo solo in modo di renderlo fruibile».

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