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Il riassetto globale delle tlc riparte da Sprint e T-Mobile

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Dopo la fusione da 26,5 miliardi di dollari

Il riassetto globale delle tlc riparte da Sprint e T-Mobile

Una fusione da 26,5 miliardi di dollari nelle telecomunicazioni, che dia vita ad un grande player americano nel settore e scommetta sui network di nuova generazione 5G cruciali per le frontiere dell’hi-tech, da auto autonome a realtà virtuale e aumentata. E che nel farlo, oltre a successi aziendali, garantisca agli Stati Uniti un agognato vantaggio tecnologico sulla Cina che incalza. Il colosso nato dall’acquisizione di Sprint da parte di T-Mobile, con un’operazione interamente in azioni annunciata nel fine settimana, è tutto questo: forte di oltre cento milioni di utenti wireless, che lo proiettano alle spalle del leader Verizon, con 116 milioni, e in un testa a testa con AT&T. E capace di investire ben 40 miliardi di dollari su reti e tecnologie nei prossimi tre anni. Ma Wall Street ha già espresso il suo giudizio: Sprint ha ceduto nel corso della giornata oltre il 15%, T-Mobile oltre il 7%.

Nel puzzle dei drastici riassetti del settore, quello con AT&T è anche uno scontro di strategia: la rivale ha puntato le sue carte su un diverso genere di acquisizione, offrendo 85 miliardi per Time Warner e potenziare anzitutto i contenuti dei suoi servizi e prodotti. Proprio ieri si sono svolte le arringhe finali in tribunale nel processo intentato dall’amministrazione Trump per bloccare l’operazione di AT&T e un verdetto dovrebbe arrivare nelle prossime settimane.

Ostacoli antitrust esistono in realtà sulla strada della nuova T-Mobile: la combinazione con Sprint riduce il numero di tradizionali società wireless nel Paese da quattro a tre, sollevando lo spettro di una eccessiva concentrazione ai danni dei consumatori. Simili preoccupazioni avevano contributo a far arenare originali trattative tra le due aziende nel 2014. È però cambiato il quadro globale: la fusione tra T-Mobile e Sprint, con la promessa di investimenti d’avanguardia, può consentire agli Stati Uniti un vantaggio tecnologico su Pechino, grande cruccio dell’amministrazione Trump, battendo ogni timore antitrust.

Ma a rendere in primo luogo possibile la fusione sono stati mutati equilibri tra le aziende protagoniste. In passato il nodo irrisolto riguardava il controllo, tra T-Mobile, di Deutsche Telekom, e Sprint, comprata nel 2013 da SoftBank del magnate giapponese Masayoshi Son con grandi ambizioni. Oggi non ci sono più dubbi: Deutsche Telekom, capitanata dal ceo Tim Hoettges, avrà una quota del 42% e la maggioranza del board e dei diritti di voto; SoftBank si accontenterà del 27 per cento. Sprint, la più grande delle due quattro anni or sono, oggi vale infatti molto meno di T-Mobile e Masayoshi Son è reduce da pesanti perdite nel tentativo di rilanciarla. La sua scommessa si e' modificata di conseguenza, puntando sul valore d'una quota di minoranza in un business che si intreccia con altri suoi interessi: ha dato vita a un fondo tech da cento miliardi con l'Arabia Saudita impegnato su intelligenza artificiale e microprocessori come su droni e vetture self-driving. I network 5G, ha ricordato l’attuale ad di Sprint Marcelo Claure, saranno la chiave per lo sviluppo di simili investimenti.

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