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Gli Usa alla Cina: riducete il surplus commerciale di 200 miliardi

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il negoziato di pechino

Gli Usa alla Cina: riducete il surplus commerciale di 200 miliardi

Il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin (a sinistra) e il segretario al Commercio Wilbur Ross
Il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin (a sinistra) e il segretario al Commercio Wilbur Ross

Gli Stati Uniti hanno chiesto alla Cina di ridurre il suo surplus commerciale nei confronti di Washington di 200 miliardi di dollari entro il 2020. È questa la posizione negoziale che il team dell’amministrazione Trump, guidato dal segretario al tesoro Steven Mnuchin, ha annunciato ai negoziatori di Pechino durante un round di trattative iniziato giovedì che sembra si sia concluso oggi con un consenso per ora molto limitato su alcuni temi.

La richiesta di un taglio di 200 miliardo è emerso da un documento trovato dall’agenzia di stampa Bloomberg e dal Financial Times. È possibile che sia stata questa richiesta ad aver spinto i cinesi a parlare di «domande irragionevoli». Se Mnuchin, commentando le trattative, ha parlato di «una conversazione molto buona», da parte di Pechino i toni sono molto meno accomodanti, a giudicare dalle notizie pubblicate dall’agenzia di stampa di Stato. Sul tema delle trattative commerciali, sui media cinesi è caduto il divieto di pubblicare nulla che non fosse strettamente ufficiale.

La richiesta, per quanto sia una posizione negoziale iniziale, è molto forte: nei primi tre mesi dell’anno il deficit commerciale Usa verso la Cina è stato pari a 91 miliardi. Si tratterebbe dunque di ridurre di oltre la metà il surplus di Pechino, che nel 2017 ha raggiunto i 337 miliardi. A marzo Donald Trump aveva chiesto di ridurre il deficit di 100 miliardi, ora invece la proposta è di ridurre il disavanzo di 100 miliardi tra giugno 2018 e giugno 2019 e di ulteriori 100 miliardi tra giugno 2019 e 2020.

Gli Usa chiedono anche un taglio ai sussidi previsti dal programma “Made in 2025” per le aziende a tecnologica avanzata e di rimuovere tutte le restrizioni agli investimenti finanziarie, comprese i limiti alle partecipazioni azionarie, delle imprese Usa.

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