Mondo

Iran, oggi Trump decide se uscire dall’accordo sul nucleare

  • Abbonati
  • Accedi
Pressing sulla Casa Bianca

Iran, oggi Trump decide se uscire dall’accordo sul nucleare

La decisione americana sul futuro dell’accordo nucleare con l’Iran incombe. E oggi Trump, come ha preannunciato in un twitter, scioglierà le riserve. Il nervosismo scuote la politica e i mercati. Ieri, davanti allo spettro di un’uscita di Donald Trump dal patto, sulle piazze delle commodities il prezzo del petrolio ha marciato verso i massimi dal 2014, da tre anni e mezzo: la quotazione del greggio statunitense, West Texas Intermediate, ha guadagnato l’1% e superato i 70 dollari al barile. E il Brent, il benchmark globale, è lievitato di altrettanto a 75,59 dollari, coronando incrementi del 10% in un mese.

Le grandi manovre diplomatiche, all’ombra della scadenza del 12 maggio, si sono a loro volta intensificate. È toccato al Ministro degli Esteri britannico Boris Johnson bussare alla Casa Bianca per rilanciare l’appello europeo a preservare l’intesa internazionale che oggi tiene sotto controllo i programmi atomici di Teheran in cambio di aperture economiche ma che Trump considera «folle» e fallimentare. Johnson, intervistato dalla Tv conservatrice Fox, ha invitato a «non gettare il bambino con l’acqua sporca», definendo l’intesa efficace per quanto imperfetta. In due giorni di visita ha appuntamento con i più stretti collaboratori del Presidente, dal vice Mike Pence al neo-consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Altri incontri sono previsti al Congresso. Johnson ha ammonito che non esiste un “piano B” e che rinunciare all’accordo rischierebbe corse ad arsenali nucleari e al riarmo di Teheran e nella regione.

Fin dalla vigilia della visita, in un commento sul New York Times, Johnson aveva indicato che le «debolezze» dell’accordo «possono essere rimediate». Che la Gran Bretagna «lavora assieme all’amministrazione Trump e agli alleati francesi e tedeschi perché vengano corrette». E aveva anche indirettamente criticato le recenti rivelazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha accusato Teheran d’aver mentito in passato su programmi militari e premuto affinché la Casa Bianca esca ora dall’accordo del 2015. «Netanyahu ha descritto come l’Iran avesse un programma segreto di ricerca tra il 1999 e il 2003 sulla tecnologia per le armi nucleari. Ma quel progetto semmai sottolinea l’importanza di mantenere restrizioni sulle ambizioni nucleari di Teheran, compresa la possibilità dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica di ispezionare strutture chiave». Simili controlli servono anche a contenere «l’aggressivo comportamento dell’Iran nella regione».

A Washington si erano già succeduti il Presidente francese Emmanuel Macron e la Cancelliera tedesca Angela Merkel nello sforzo di persuadere Trump. Entrambi, da allora, hanno tuttavia fatto capire che potrebbero essere usciti a mani vuote nonostante l’impegno a favore di intese allargate e rafforzate. Ancora ieri Trump ha attaccato via tweet l’ex Ministro degli Esteri americano John Kerry, impegnato in colloqui con iraniani e europei per salvare l’accordo, definendo la sua azione «diplomazia ombra, forse illegale». Il presidente iraniano Hassan Rouhani, da parte sua, ha risposto che strappando l’intesa Trump commetterebbe un «errore storico». E che se Teheran potrebbe mantenerla con i restanti firmatari - Cina e Russia oltre a Gran Bretagna, Francia e Germania - potrebbe anche «proseguire sul proprio cammino».

Trump ha fissato il 12 maggio per rinnovare o meno la sospensione di sanzioni statunitensi all’Iran e rimanere a tutti gli effetti partner nell’accordo nucleare - il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) - sottoscritto dal suo precedessore Barack Obama. Le incognite potrebbero però non esaurirsi neppure sabato: la scadenza riguarda alcune sanzioni, seppur importanti, contro la Banca centrale e il settore petrolifero. La sospensione d’un maggior numero di provvedimenti termina a luglio, dando alla Casa Bianca ulteriori margini di manovra che potrebbero mantenere alta la tensione.

© Riproduzione riservata