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Macron vara la riforma costituzionale per snellire l’iter parlamentare

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FRANCIA

Macron vara la riforma costituzionale per snellire l’iter parlamentare

Macron lancia la più delicata delle sue riforme. Quella che può rivelare i suoi limiti. La riforma costituzionale varata ieri è un passaggio che richiede grande cura. Per la tenuta del suo consenso, soprattutto tra i parlamentari, e più generalmente per la sua strategia politica complessiva.

Un equilibrio delicato
La Francia ha un regime semipresidenziale, che con il presidenziale è il più “delicato” sul piano democratico, quello che più si presta (la Russia o la Turchia sono esempi) a derive più o meno autoritarie. Può sorprendere ma la Francia è già considerata, dall’Indice di democrazia dell'Economist, una “democrazia difettosa” (come l’Italia e gli Stati Uniti, peraltro). Solo la forza della società civile francese sembra, a volte, tener in equilibrio il regime della quinta repubblica.

Una messa a punto
La riforma, che punta a essere approvata nel 2019, si presenta in realtà come una manutenzione della Costituzione del ’58, rinnovata l'ultima volta nel 2008 quando si cercò di aumentare il ruolo del potere legislativo. Gran parte della riforma riguarda effettivamente l’iter di approvazione delle leggi, seguendo il principio - tipico di Macron - di creare consenso attraverso l'efficienza.

L’iter legislativo
Viene ridotta l’ammissibilità degli emendamenti, escludendo quelli regolamentari, non normativi o non inerenti al testo discusso; viene accorciata la procedura per eliminare il rimpallo e lo stallo tra le due Camere; il termine per le leggi di bilancio è fissato all'autunno (ma in primavera i ministri dovranno render conto del loro operato). Soprattutto, le grandi discussioni in aula - dopo l’esame delle commissioni - potranno essere limitate ai temi più fondamentali.

Limiti al potere legislativo?
È inevitabile che queste norme siano interpretate dai parlamentari come una limitazione dei loro poteri. Anche se le critiche più aspre, sotto questo punto di vista, riguardano due misure a margine della riforma che saranno approvate in settimana: la riduzione, di un terzo, del numero dei parlamentari e l'introduzione di una quota proporzionale per l’Assemblée Nationale.

Una quota proporzionale
È proprio quest'ultima la misura che più minaccia di snaturare il sistema francese, quasi identificato con il sistema uninominale a doppio turno che permette ai cittadini di scegliere un candidato e di creare un legame di rappresentanza più forte. A costo, è vero, di una semplificazione della rappresentanza politica.

Un sistema poco amato
Il Front National, però, ha avuto grande peso in Francia pur non avendo mai avuto - a parte nell'86, quando si sperimentò un sistema proporzionale, subito abrogato - più di sette deputati, oscillando a lungo tra zero e uno. Il proporzionale, se rispecchia meglio il paese, dà molto più potere agli esecutivi dei partiti e meno ai candidati e agli elettori. In un momento in cui il sistema politico - in Francia come altrove - soffre di una crisi di fiducia e non semplicemente di una fiducia di consenso.

Il Consiglio della società civile
Voler trasformare il Conseil économique, social et environnemental - il Cnel francese - in Consiglio della società civile, rappresenta sotto questo punto di vista poca cosa. Macron ritiene di aver già affrontato il problema l’anno scorso, con la Legge per la Fiducia nella vita politica, che ha introdotto alcune incompatibilità, norme sui conflitti di interesse, il divieto per eletti e ministri di assumere come collaboratori i parenti e alcuni obblighi di trasparenza sulla situazione patrimoniale.

La Corsica in Costituzione
Un valore più alto può forse avere la soppressione del tribunale dei ministri, il maggior potere al consiglio superiore della magistratura nella nomina dei pubblici ministeri. Il riconoscimento della specificità della Corsica è intanto una risposta solo parziale al regionalismo dell’isola, che chiede molto di più; mentre il divieto, per i ministri, di cumulare incarichi minaccia di ridurre il sostegno dei grandi elettori del Senato: gli amministratori e i politici locali, su cui le nuove norme peseranno.

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