Mondo

Così gli Stati Uniti usano il pretesto della sicurezza per combattere la…

  • Abbonati
  • Accedi
L'Analisi|sanzioni e dazi

Così gli Stati Uniti usano il pretesto della sicurezza per combattere la guerra commerciale

Il doppio binario dell’uscita dall’accordo con l’Iran e dei dazi doganali rende particolarmente complessa la partita tra Stati Uniti e Unione Europea e ancor piú nebbioso il futuro del libero scambio. La difesa degli interessi economici e del mercato nazionale viene associata in modo chiaro ed esplicito con la sicurezza nazionale e il disarmo nucleare. Le sanzioni commerciali sono sempre state utilizzate come bastone contro paesi militarmente aggressivi. Ma in questo caso l’associazione è piú complessa e articolata.

L’innalzamento di dazi su acciaio e alluminio da parte degli Stati Uniti è stato giustificato sulla base di argomentazioni di sicurezza nazionale. In effetti questa è un’azione prevista dalle regole della Wto, ma non era mai stata messa in atto da quando esistono gli accordi sul libero scambio. Da prospettiva opposta, l’uscita degli americani dall’accordo sul nucleare, tema che riguarda strettamente questioni militari e di sicurezza, ha delle implicazioni profonde per il commercio globale. Infatti, l’attivazione di sanzioni secondarie chiuderà di fatto il mercato americano a qualunque azienda europea che continuerà a far business con l’Iran, se l’Ue tenesse fede all’accordo. Insomma, a meno che non vengano messe in atto esenzioni, per le imprese sarà necessario scegliere: o il mercato iraniano o quello americano. Il che aggiunge un gradino in più alle barriere protettive dell’America

Questo intreccio tra armi e mercati ha due implicazioni. La prima è che la questione commerciale passa in secondo piano se il protezionismo è giustificato dall’obiettivo superiore della sicurezza. Mentre nel caso dei dazi sull’acciao il legame tra armi e commercio era davvero tenue e poco fondato, nel caso dell’Iran è ovviamente più forte. Le argomentazioni negoziali non possono dunque limitarsi ai pro e contro del libero scambio, ma saranno inevitabilmente legate a dimostrare se e in che modo l’accordo sul nucleare sia effettivamente un strumento efficace di disarmo e quale sia il modo migliore per contenere l’espansionismo politico e militare dell’Iran in Medio Oriente.

La seconda implicazione è che il tema della sicurezza nazionale permette di agire in modo unilaterale senza tenere conto degli accordi multilaterali. Per gli accordi commerciali, valgono comunque le regole del Gatt (General Agreement on Tariffs and Trade) e non possono essere aggirate. Alla fine anche gli Stati Uniti ne sono condizionati, per quanto provino ad agire unilateralmente. Nel caso dell’Iran, Trump decide di abbandonare un accordo che univa sia l’Occidente che la Russia e la Cina. In questo caso non c’è una legislazione globale che determini sanzioni per chi devia da un accordo già firmato, anche se queste misure avranno un impatto indiretto sul commercio.

Queste due implicazioni rendono la posizione negoziale dell’Europa e indirettamente dell’Italia molto piú complessa e fragile. Sanzionando l’Iran, Trump sanziona anche le imprese europee. La leva commerciale viene usata in modo strumentale per imporre le proprie decisioni sugli europei che non avrebbero altrimenti ragione di rompere gli accordi con l’Iran. E, come detto sopra, siccome si tratta di questioni di sicurezza, le regole del Gatt non possono venire in supporto agli europei. Due piccioni con una fava per la fionda del presidente americano: indebolire il trattato iraniano e proteggere il mercato americano.

© Riproduzione riservata