Mondo

Il rischio dei venti populisti sulle riforme dell'Europa

  • Abbonati
  • Accedi
stato dell’unione

Il rischio dei venti populisti sulle riforme dell'Europa

C'è un'Europa che crede nella solidarietà come elemento fondante dell'Unione, e che in questa fase cruciale per il disegno del futuro della Ue è impegnata nel contenere le derive populiste che dall'Est (il cosiddetto gruppo di Visegrad) e dal Centro (Austria) stanno via via contagiando anche i paesi ‘core' dell'Europa dei padri fondatori. “The State of the Union” è al suo ottavo appuntamento alla Badia Fiesolana, sulle colline fiorentine, sede del prestigioso Istituto Universitario Europeo, una conferenza dove si confrontano le principali voci dei protagonisti dei processi, dall'elaborazione alla politica.

Lo spunto forte del presidente Sergio Mattarella («il sovranismo è seducente ma inattuabile») ha fatto da base ad una due-giorni dove forte è lo spirito delle élite di rilanciare l'Unione ma dove i popoli spesso vanno in direzione contraria.

I migranti la “merce” dello scontro tra due visioni dell'Europa
«La solidarietà è un tema urgente» dice Michael Higgins, presidente-poeta dell'Irlanda, che ringrazia l'Italia per la politica di accoglienza di rifugiati e migranti, e ricorda le nubi che sempre più spesso si addensano sul continente, che da tre generazioni non conosce guerre: «Ci sono minacce che alcune forze sfruttano per alimentare le paure». Il quadro è chiaro: da tempo i paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) sono in posizione fortemente critica verso ogni apertura, e lo si è visto con lo straordinario successo della destra dura di Viktor Orban in Ungheria e sulle politiche della Polonia, paese di estremismi di strumentale sapore religioso dove non ci sono migranti in assoluto. Ma questo vento spira verso ovest: dall'Austria, che avrà la presidenza di turno nel secondo semestre (e l'attenzione del premier si sposterà dal tema dei ricollocamenti a quello dei confini, come si è già visto con l'Italia) alla Germania, dove le elezioni dello scorso settembre hanno visto l'avanzata delle forze di estrema destra e la penalizzazione delle politiche di precedenti aperture (poi riviste) della Cancelliera Angela Mekerl. Non solo: Emmanuel Macron, l'unico leader forte europeo, ha varato norme sostanzialmente di maggiore chiusura (oltre a sbarrare la strada ai migranti economici e non aprire gli approdi). Come sfondo resta Brexit e il voto inglese, condizionato in larga parte da questo tema. A questo quadro si sta aggiungendo l'Italia: l'arrivo ormai prossimo della Lega di Matteo Salvini al governo (insieme a M5S, che pure non è affatto aperturista) lascia presagire che su tutto il continente si stia chiaramente saldando un nuovo quadro politico, che rischi di pesare sulle grandi sfide prossime dell'Unione: bilancio settennale, unione bancaria e riforma dell'eurozona. E naturalmente anche il Trattato di Dublino sul diritto di asilo, considerato l'intervento tanto decisivo quanto improbabile per la sua praticabilità.

Lo “scollamento” tra i cittadini e le leadership genera gli sconquassi politici
«C'è uno scollamento tra le leadership e i cittadini» commenta Andrew Geddes, direttore del Migration Policy Center dell'Istituto Europeo, «il 30-40% dei cittadini europei guardano con preoccupazione al fenomeno e non hanno fiducia nei loro governanti». Il quadro è di alcune leadership, soprattutto moderate o socialdemocratiche, che «non hanno trovato il linguaggio per parlare ai loro cittadini, che sentono invece essere percorsi da un cambiamento enorme. Sentono parlare di fenomeno inevitabile, sentono elencare dati e statistiche, ma non comprendono. Al contrario alcuni leader populisti, come Orban o l'austriaco Kurz hanno capito tutto questo». E l'Italia? «L'Italia vede una situazione complessa, ha il problema della posizione geografica, e non può scegliere chi accogliere . Il nodo è attuare vere politiche di inclusione non solo di accoglienza, solo così sarà spezzato il collegamento stretto tra immigrazione e disperazione». Ma una cosa è la propaganda elettorale e un altro è il governo? «Si certo, si è visto nel governo Berlusconi 2001-2006, periodo in cui si è visto un picco di regolarizzazione dei miranti, in presenza della legge Bossi-Fini». Insomma, c'è un “rischio-Visegrad” che incombe su tutto il continente, secondo il professore inglese, ma questa tensione emerge in tutti gli interventi, dove si reclama un'Europa più solidale, non solo con chi fugge da guerra e miseria ma anche per creare nuovi posti di lavoro, dare protezione alle fasce deboli.

L'esperimento di accoglienza dell'Istituto Universitario Europeo
C'è chi come l'Istituto Universitario Europeo – guidato dal presidente, Renaude Dehousse - da due anni pratica una specifica ed inedita politica di accoglienza: dentro l'istituto sono ospitati sei giovani rifugiati provenienti dall'Africa sub-sahariana (Ghana, Guinea, Costa d'Avorio, Mali, Nigeria) che sono assistiti anche nelle pratiche di richiesta di asilo (per ora il 60% delle richieste è stata accolta al primo appello) oltre che in una più complessiva politica di integrazione. Un'iniziativa realizzata in collaborazione con le Caritas delle diocesi di Firenze e Fiesole. «Siamo l'unico istituto europeo che ha aperto le porte ai miranti. Un progetto fortemente sostenuto dalla dirigenza dell'Istituto e che speriamo davvero faccia breccia in Italia e in tutto Europa» ha commentato la coordinatrice e ricercatrice Caterina Guidi.

© Riproduzione riservata