Mondo

Corea del Nord, dal carbone all’auto il business si prepara al…

  • Abbonati
  • Accedi
IL vertice TRUMP-KIm del 12 aprile

Corea del Nord, dal carbone all’auto il business si prepara al post-sanzioni

Mentre il presidente Donald Trump fa mostra di grande ottimismo sul prossimo vertice con Kim Jong-un del 12 giugno a Singapore («it is going to be a big success», ha detto), vari operatori economici - specialmente in Corea del Sud e in Cina - evidenziano un analogo ottimismo, preparandosi a una stagione in cui i rapporti d’affari con la Corea del Nord potranno essere ripresi grazie all’allentamento o all’eliminazione delle dure sanzioni internazionali introdotte per punire Pyongyang per i suoi test nucleari e missilistici.

In prima fila c’è il gruppo sudcoreano che è stato già negli anni scorsi all’avanguardia nelle relazioni con i nordcoreani: Hyundai Group, che ha lanciato una task force interna per predisporre il riavvio di una serie di progetti economici con il Nord. «Ci stiamo attrezzando per riesumare i progetti intercoreani nel più breve tempo possibile», il gruppo ha dichiarato in un comunicato. La Dichiarazione congiunta di Panmunjom emessa dopo il summit intercoreano di fine aprile già prefigura passi concreti soprattutto nel settore dei collegamenti infrastrutturali, mentre il presidente Moon Jae-in ha già messo sotto pressione alcune burocrazie governative per studiare nuovi progetti di cooperazione con il Nord.

Con pieno avallo politico, dunque, la situazione si sta muovendo. Hyundai Asan era stata danneggiata dalla sospensione dei due maggiori progetti economici intercoreani: il turismo al Monte Kumgang e soprattutto il complesso industriale di Kaesong, poco dentro il confine del Nord. Avviate nel 2004, le attività industriali a Kaesong (con dirigenti e know-how sudcoreani, e manodopera a bassi costi nordcoreana) erano state interrotte dalla precedente Ammonistrazione conservatrice sudcoreana nel 2016 dopo il quarto test nucleare nordcoreano. Le aziende sudcoreane attive nel distretto hanno reso noto di aver subito perdite nell’ordine di 1,3 miliardi di dollari in seguito alla chiusura del progetto-simbolo della cooperazione Nord-Sud. E ora sperano in una prossima ripresa delle operazioni. Per Hyundai, il nemico non è certo nordcoreano, ma semmai è americano: il fondo attivista Elliott (lo stesso che ha “conquistato” Tim), che esige miglioramenti nella governance e ha annunciato che voterà contro il piano aziendale di riassetto.

Lo storico vertice Trump-Kim il 12 giugno a Singapore

Interessante anche quanto sta accadendo nel settore del carbone: secondo quanto riferisce la Reuters, traders nordcoreani stanno offrendo a prezzi molto convenienti grandi quantità di carbone a commercianti cinesi, tenendoli in stock in patria per future consegne quando le sanzioni saranno allentate. Le risultanze ufficiali indicano che Pechino non ha più importato carbone dalla Corea del Nord dall’ottobre dell’anno scorso, mentre nel 2016 ne aveva importate 22,5 milioni di tonnellate. I prezzi offerti sono a volte di tre quarti inferiori a quelli per analoghe partite in Cina.

L’applicazione più puntuale delle sanzioni ha danneggiato anche una serie di operatori economici del nordest cinese: il governo di Pechino vede con favore, al pari di quello di Seul, una prossima uscita dal regime sanzionatorio. Non è un problema semplice, in quanto la denuclearizzazione richiede tempo e i “falchi” di Washington (con il pieno appoggio di Tokyo) esigono misure concrete verso un verificabile e irreversibile disarmo del Nord prima che le sanzioni siano tolte. Vedremo se e come il vertice di Singapore tra Kim e Trump possa trovare la quadratura di questo cerchio.

© Riproduzione riservata