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Il fiammifero dell’incertezza e i rischi finanziari in Europa

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FALCHI & COLOMBE

Il fiammifero dell’incertezza e i rischi finanziari in Europa

In una fase di ripresa economica, l'instabilità finanziaria è come una brace sotto la cenere; la sua reale pericolosità può essere molto maggiore di quella percepita. Per cui qualunque shock di incertezza – come può essere la situazione politica dell'Italia, con il suo debito – diventa un pericoloso fiammifero.

L’Unione europea deve perciò decidere se essere sabbia – disegnando subito le relative politiche di riduzione e distribuzione dei rischi– o benzina, continuando a non far nulla.

Ieri Mario Draghi è tornato a far sentire la voce della Bce sul tema della necessità di tutelare i Paesi membri dell’Unione da nuovi rischi di instabilità finanziaria. L’Europa deve promuovere, oltre a una maggiore integrazione economica, anche una maggiore stabilità finanziaria, completando i suoi pilastri dell’unione bancaria e dei mercati dei capitali. Ogni ritardo accresce il rischio finanziario sistemico, o dell’eccesso di debito.

Una premessa: parlare del rischio sistemico rende antipatici, perché è un argomento tecnicamente difficile e – soprattutto – perché è politicamente spinoso.

Dal punto di vista tecnico, il rischio sistemico è allo stesso tempo un tema cruciale e ostico. È cruciale, perché la Grande Crisi del 2008 nasce e si sviluppa – è lo stesso Draghi a ricordarlo - proprio per una sistematica sottovalutazione del rischio sistemico. L’analisi scientifica dei rischi finanziari si era cullata in una doppia illusione: calcolare il rischio a livello di singola banca, mercato o strumento equivale a tenere sotto controllo il rischio a livello aggregato; l’eccesso di assunzione di rischio può essere evitato sempre e comunque con una regolamentazione prudenziale.

Crollata sotto i colpi della Crisi la doppia illusione, si è iniziato a studiare il rischio sistemico sotto una nuova luce, cercando di identificarne le caratteristiche, al fine di disegnare le opportune politiche in termini di prevenzione e di gestione. La ricerca economica ha fatto qualche passo, di cui almeno uno è fondamentale: il rischio sistemico germoglia nella fase positiva del ciclo economico. Come è quella che stiamo vivendo. Il meccanismo è semplice: durante le fasi espansive, tende a crearsi un eccesso di debito, che può essere privato o pubblico, o un intreccio tra i due. Anche questo fenomeno è stato ricordato per l’Unione da Draghi. L’eccesso di debito crea distorsioni nell’allocazione delle risorse: ricevono fondi soggetti che non li meritano; chiamiamoli debitori zombie, siano esse imprese, famiglie o governanti. In aggregato, il rischio sistemico tende ad aumentare. Ma c’è di più: l’aumento è occulto, non viene percepito. Le ragioni sono molteplici, integrate tra loro: perché il rischio sistemico è difficile da stimare, quindi da prevenire.

Inoltre, forse soprattutto, ci sono le ragioni politiche. Mettere in luce la relazione tra ciclo economico favorevole e creazione di rischio sistemico significa spegnere la musica durante una festa. Infatti occorrerebbe mettere in atto politiche cosiddette anticicliche, che significa più semplicemente prudenti. Le politiche prudenti possono non piacere alle banche e alla finanza in generale, che vivono di debito. Ma possono non piacere alla politica, soprattutto dove l'eccesso di debito si è già accumulato nel settore pubblico, come nel caso dell'Italia.

Ma i nodi prima o poi vengono al pettine: l’eccesso di debito può divenire come braci nascoste sotto la cenere. A quel punto, il fiammifero deflagrante può essere rappresentato da qualunque shock di incertezza, inclusa l’attuale situazione del nostro Paese. Da questo punto, registrare una sensibilità delle forze politiche non tradizionali al tema della stabilizzazione del nostro debito – come nell’articolo di ieri su queste pagine di Morra e Ruocco – è un fatto positivo, al di là delle differenze di diagnosi e cura.

Ma anche l’Europa deve fare la sua parte. Continuando nella metafora, l’Unione può essere sabbia o benzina nel meccanismo che lega le braci del rischio sistemico con il fiammifero che può essere rappresentato da specifici fattori di instabilità. L’Europa sarà sabbia se proseguirà il cammino verso l’Unione bancaria e dei mercati dei capitali, senza aspettare la prossima crisi finanziaria. Anche perché non è detto che le crisi siano sempre reversibili. Oppure può essere benzina: non facendo nulla, oppure operando come con le irresponsabili dichiarazioni Merkel–Sarkozy fatte a Deauville nell’ottobre 2010. È bene non dimenticare gli errori, per evitare di ripeterli.

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