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Macron: allarme nazionalismo «da Brexit all’Italia»

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I rapporti roma-parigi

Macron: allarme nazionalismo «da Brexit all’Italia»

Emmanuel Macron (Afp)
Emmanuel Macron (Afp)

La sirena d’allarme ha suonato più volte. «L’abbiamo sentita con Brexit, ma la sentiamo ancora dalle elezioni italiane, dall’Ungheria, fino alla Polonia. Dappertutto in Europa risuona questa musica del nazionalismo». Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato in questi termini - nel discorso di accettazione del Premio Charlemagne ad Aquisgrana - della situazione politica del nostro paese, esempio della tentazione «di ripiegarsi su se stessi, pensando che a livello di singolo paese si governino meglio le cose».

A questa sfida, secondo il presidente francese, l’Europa deve rispondere: l’imperativo categorico è «Non dividiamoci». Il messaggio è innanzitutto rivolto alla Germania, e ai suoi pregiudizi verso la Francia, verso il suo desiderio di usare l’Europa per evitare le riforme («Svegliatevi, la Francia è cambiata», ha esortato Macron). Non è un richiamo nuovo, questo di Macron, che pure ha ben chiaro il timore degli altri partner di restare esclusi da un rapporto privilegiato Parigi-Berlino. «L’unità tra Francia e Germania - ha detto - è la condizione per l’unità dell’Europa che sola ci permetterà di agire».

Il rapporto a due tra Parigi e Berlino - che effettivamente tende ad escludere altri partner, tra cui il primo è proprio l’Italia - resta quindi al centro della strategia europea di Macron che continua a insistere su una Ue a più velocità (e non semplicemente a due). Oggi questa è diventata una “minaccia” che - per la natura stessa delle cose più che per la volontà dei partner - cade innanzitutto sul nostro paese. Macron non ha in realtà fatto altri riferimenti all’Italia, anche se nel suo discorso ha insistito più volte sulla necessità di una politica comune sui flussi migratori e sulla difesa comune delle frontiere europee.

La politica di Macron - interna, europea ed estera - ruota però tutta sul concetto dei “capocordata”, che vanno sostenuti; e in Europa i primi sono oggi Francia e Germania, che l’Italia non riesce, o non vuole, seguire. Per superare le differenze, Macron ha offerto a Berlino - con una proposta che può influenzare anche il potere negoziale italiano - il superamento di due feticci: quello della intoccabilità dei trattati e quella del deficit. «Abbassare le spese pubbliche è la sola condizione per andare avanti in questa Europa», ha detto: una frase che, se seguita da azioni conseguenti, potrebbe un po’ cambiare gli equilibri in tema di bilanci pubblici. A Berlino, però, Macron ha chiesto di superare a sua volta «i feticci degli avanzi commerciali e di bilancio, che vengono realizzati sempre a spese degli altri» e soprattutto della Francia che in Europa ha il maggior deficit corrente con la Germania.

È uno spunto polemico nuovo, per Macron, anche se è evidente il parziale squilibrio tra le sue due proposte: trattati e spese pubbliche rientrano nei poteri dei governi molto di più dell’avanzo commerciale, aggredibile solo indirettamente. Non è stato questo però l’unico affondo di Macron. Ai tedeschi, che gli hanno conferito il premio ma che non sembrano apprezzare troppo il suo attivismo - Angela Merkel è stata di nuovo prudente su progressi su unione bancaria ed Eurozona da raggiungere entro giugno - ha anche detto che «questo premio sarebbe poca cosa se fosse un invito ad aspettare, un semplice ringraziamento per aver svolto un buon servizio». Alle sue spalle, dietro un Mario Draghi impassibile, l’ex leader della Spd Martin Schultz sorrideva divertito.

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