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Sanzioni Usa, dalla Ue uno scudo a difesa delle imprese (come con…

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TRA STATI UNITI E IRAN

Sanzioni Usa, dalla Ue uno scudo a difesa delle imprese (come con Cuba)

Federica Mogherini, l’alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione
Federica Mogherini, l’alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione

L’establishment comunitario sta riflettendo sui modi in cui evitare che le nuove sanzioni americane contro l’Iran possano pesare sulle imprese europee. Tra le varie possibili misure, vi è una revisione di un regolamento del 1996. Intanto su questo fronte l’Alto Rappresentante della Politica estera e di Sicurezza Federica Mogherini incontrerà oggi a Bruxelles i ministri degli Esteri di Germania, Francia e Regno Unito con il loro omologo iraniano.

Con la scelta clamorosa di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano, l’amministrazione Trump ha reintrodotto sanzioni contro Teheran. Le sanzioni sono primarie, ossia dirette contro entità iraniane, ma anche secondarie, andando a colpire imprese europee che fanno affari in Iran, se queste hanno rapporti anche con gli Usa. È chiara la preoccupazione delle multinazionali europee che temono di essere prese nella morsa dalla politica americana.

L’interscambio tra Ue e Iran è minimo (20,9 miliardi di euro nel 2017) ma coinvolge molte società importanti: da Total a Daimler. In questi ultimi giorni molto combattivo è stato il governo francese. Da Parigi, il ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha spiegato che la Francia persegue almeno uno di questi tre obiettivi: l’esenzione per le imprese francesi, un allungamento dei termini di adozione delle sanzioni americane (da 90 a 180 giorni), il rispetto dei contratti già firmati. Più in generale, l’establishment comunitario sta studiando varie ipotesi.

Una possibilità è ottenere da parte americana un’esenzione permanente dalle sanzioni extraterritoriali. Si discute poi se perseguire la vicenda anche con un ricorso all’Organizzazione mondiale del Commercio. Una terza ipotesi è rafforzare un regolamento del 1996 che «neutralizza gli effetti dell’applicazione extraterritoriale» di misure internazionali. Il testo è legato all’embargo americano contro Cuba e la Libia.

Diplomatici qui a Bruxelles ammettono che attualmente il regolamento non ha effetto pratico perché le misure americane decise allora sono pressoché tutte obsolete. Come minimo, la lista degli atti a cui si dovrebbe applicare la normativa comunitaria andrebbe adattata alla nuova situazione. L’articolo 6 del testo prevede poi risarcimenti per le imprese europee penalizzate da sanzioni extraterritoriali. Il risarcimento si può immaginare nel caso di imprese private; ma nel caso in difetto sia il governo americano?

Più in generale, lo sguardo corre alle recenti parole del segretario di Stato Mike Pompeo che si è detto pronto a negoziare con gli europei un accordo sul nucleare iraniano «che possa realmente funzionare». La portavoce della signora Mogherini ha detto che «per ora l’obiettivo è salvare l’attuale intesa». Ma ha anche aggiunto: «Ciò potrebbe essere la base per futuro lavoro». La partita iraniana è complicata dalla presenza dal negoziato parallelo per evitare in modo permanente dazi americani su acciaio e alluminio.

A Bruxelles si teme che gli Stati Uniti decidano a fine mese di introdurre i dazi, senza concedere ulteriori proroghe agli europei. Una posizione più morbida potrebbe emergere se nel frattempo Washington riuscirà a fare passi avanti di sostanza sul negoziato per una riforma del Nafta, l'accordo di libero scambio con Messico e Canada. In un anno di elezioni parlamentari, l’obiettivo del presidente Donald Trump è infatti rassicurare il suo elettorato, proteggendo l’economia americana.

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