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la open society foundations via da budapest

Soros lascia l’Ungheria: «Da Orban repressione mai vista nella Ue»

George Soros chiude il quartier generale della sua fondazione a Budapest e sposta tutti gli uffici a Berlino a causa «del contesto politico e legislativo sempre più repressivo» in Ungheria. Il premier Viktor Orban ha introdotto nel Paese una legge sulle università studiata per far chiudere la Central european university che fa capo al finanziere e filantropo americano. E ha messo a punto un ulteriore norma sulle organizzazioni non governative straniere - ormai da tutti conosciuta come Stop-Soros - che mette sotto controllo le attività delle associazioni umanitarie indipendenti e non allineate con il governo e bloccandone di fatto i finanziamenti e il lavoro.

Su entrambi i provvedimenti la Commissione di Bruxelles ha aperto una procedura di infrazione perché ritiene che possa essere in pericolo «la libertà di associazione, la libera circolazione dei capitali, e la protezione della vita privata».
Orban tuttavia, non sembra per nulla intenzionato a rivedere le sue posizioni. nei giorni scorsi, nell’immancabile proclama radiofonico settimanale, il leader nazionalista magiaro ha ribadito che farà di tutto per fermare «George Soros e l’esercito che si muove nell’ombra in Ungheria» accusando il finanziere americano di essere un nemico della patria e di tramare per arrivare all’invasione dell’Ungheria da parte dei migranti. Con le elezioni di aprile inoltre, il Fidesz, il partito di Orban, ha ottenuto oltre i due terzi dei seggi nel Parlamento di Budapest, una maggioranza che gli permette di riformare di nuovo la Costituzione senza dover rendere conto a nessuno.

«Dico grazie ai cittadini ungheresi che con i loro voti ci hanno dato la maggioranza necessaria per mantenere gli impegni che ci siamo presi: dobbiamo proteggere - ha detto il premier ungherese - il nostro Paese, la nostra cultura dai migranti, abbiamo un obbligo morale e per questo modificheremo la Costituzione a introdurremo le norme Stop-Soros. È una questione di sicurezza nazionale».
L’Ungheria sembra destinata a una deriva autoritaria, populista e antidemocratica. Orban ha ormai il controllo quasi totale dei media, ha messo sotto tutela la magistratura e la Banca centrale, ha messo le mani su gran parte dell’economia nazionale. Con la legge Stop-Soros, contro le organizzazioni umanitarie indipendenti, ha l’obiettivo di proseguire nella «rivoluzione illiberale» eliminando una delle poche voci libere rimaste, soprattutto sui migranti. E si appresta a riformare il sistema sanitario, importantissimo nella vita delle famiglie e quindi nel generare consenso, e soprattutto il sistema scolastico, dall’università in giù, indispensabile per forgiare i futuri cittadini ungheresi.

La Open society foundations di George Soros continuerà a sostenere le attività sui diritti umani in Ungheria, così come i molti progetti avviati sulla cultura, la libertà dei media, la trasparenza, l’istruzione e l’assistenza sanitaria, ma spostando da Budapest a Berlino tutto lo staff e le attività internazionali. «Il governo ungherese ha screditato il nostro lavoro con le menzogne, ha soffocato la società civile per ottenere vantaggi politici, utilizzando strumenti che non si erano mai visti nella storia dell’Unione europea», ha spiegato Patrick Gaspard, presidente dell’Open society foundations.

George Soros, nato a Budapest nel 1930, è emigrato a Londra nel 1947 dove ha studiato alla London School of Economics per poi prendere la cittadinanza americana. Finanziere miliardario, attivista politico, filantropo, con la sua Open society foundations ha speso, negli ultimi trent’anni, più di 1,6 miliardi di dollari per sostenere la democrazia e lo sviluppo nell’Europa dell’Est. In Ungheria finanzia oltre 60 organizzazioni non governative «che promuovono l’informazione indipendente e si battono contro la corruzione». Oltre a sostenere la Central european university, Soros aiuta i giovani ungheresi con numerose borse di studio per studiare all’estero: lo stesso Orban nel 1989, quando era uno dei leader della protesta contro la Russia comunista, riuscì a studiare alla Oxford University grazie a una di queste borse.

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