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VERTICE DI SOFIA

Vertice di Sofia: Iran, i leader Ue difendono l’accordo dallo strappo di Trump

SOFIA - I Ventotto sono alla ricerca di un difficile equilibrio nel rispondere alle scelte unilaterali dell’Amministrazione Trump, sia in campo commerciale che nei confronti dell’Iran. In una cena ieri sera qui a Sofia, prima di un vertice oggi nella capitale bulgara tutto dedicato alle relazioni con la regione balcanica, i leader hanno ribadito la loro unità, ma è chiaro che vi sono paesi più combattivi di altri nell’affrontare gli Stati Uniti e il suo presidente.

Un diplomatico europeo ha riferito che il dibattito a cena tra i capi di Stato e di governo dell’Unione europea è stato «positivo, costruttivo e improntato al consenso, su tutte le questioni sul tavolo».

In generale, i Ventotto si sono trovati d’accordo per promuovere un sistema internazionale basato su regole certe, nonostante recenti decisioni unilaterali da parte delle autorità americane. Presente qui a Sofia è il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, in attesa che a Roma venga formato un nuovo governo.

Tusk e la provocazione su Trump
«Anche in questo caso l’unità è la chiave di volta», ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk poco prima della cena. «Il mio obiettivo è chiaro: rimanere fermi (stick to our guns, in inglese, ndr)». L’ex premier polacco non ha mancato di lanciare critiche al presidente Donald Trump: «Guardando alle sue ultime decisioni, ci potremmo chiedere: con amici tali non abbiamo bisogno di nemici. In realtà dovremmo essergli grato. Grazie a lui non abbiamo più illusioni sul fatto che dobbiamo difenderci da soli».
Nelle ultime settimane, Washington ha preso due decisioni unilaterali. Ha annunciato dazi commerciali su acciaio e alluminio, congelando la misura nei confronti degli europei fino alla fine di maggio. Ha poi deciso di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano, firmato nel 2015. I Ventotto stanno cercando sia di strappare una esenzione permanente dalle ultime misure commerciali, sia di salvaguardare l’intesa con Teheran, proteggendo le imprese europee da sanzioni extraterritoriali americane.

Il tentativo dei governi europei deve però fare i conti con le scelte delle singole aziende: la francese Total, la prima major petrolifera a rientrare in Iran dopo l’accordo, hainfatti avvertito che sarà probabilmente costretta a ritirarsi, perché «non può permettersi di incorrere in nessuna sanzione secondaria» da parte degli Stati Uniti.

Le strategie di Berlino e Parigi
Sempre secondo il diplomatico europeo, i Ventotto hanno deciso, in cambio di una esenzione dai dazi, di proporre a Washington di discutere di una riforma dell’Organizzazione mondiale del Commercio; di una possibile cooperazione in campo regolamentare; di nuove regole sull’accesso reciproco ai mercati automobilistici e degli appalti pubblici; e di una maggiore cooperazione nel delicato settore del gas naturale liquefatto (Lng secondo l’acronimo inglese).
Dietro a questa tabella di marcia si nascondono però diversità di vedute, come ha ammesso lo stesso ministro tedesco dell’Economia Peter Altmaier. Quest’ultimo ha spiegato che trovare un accordo con gli Stati Uniti è «altrettanto difficile» che trovare una intesa con la Francia. Mentre Berlino vuole preservare i suoi rapporti commerciali con gli Stati Uniti, Parigi è assai più combattiva, quasi volesse usare la situazione per rafforzare il suo ruolo internazionale nei confronti di Washington.

Juncker: «Mezzi limitati per le imprese europee»
Sul fronte iraniano, due le linee direttrici: salvare l’accordo purché questo venga rispettato da Teheran ed aiutare le aziende europee. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha confermato che Bruxelles sta lavorando su diversi filoni, ma ha ammesso: «I mezzi» per proteggere le imprese europee «ci sono, ma non bisogna farsi illusioni, questi sono limitati». L’azienda francese Total ha già detto che abbandonerà l’Iran senza una deroga alle sanzioni americane.
Oggi i Ventotto discuteranno del rapporto con i Balcani occidentali nel primo vertice con i paesi della regione dal 2003. L’obiettivo è di dare loro speranze su un loro futuro nell’Unione europea, ma senza offrire certezze. I Ventotto sono spaccati tra chi crede nell’allargamento, fosse solo per promuovere scambi commerciali, e chi invece teme di stuzzicare la propria opinione pubblica, preoccupata da eventuali nuovi arrivi di migranti. Tutti sanno comunque che la regione va stabilizzata.

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