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il grande disgelo?

Nord Corea, tutti gli incidenti di percorso che mettono a rischio il summit Kim-Trump

Più passano i giorni, più appare piena di ostacoli la strada verso lo storico vertice tra il leader nordcoreano Kim Jong-Un e il presidente americano Donald Trump, previsto a Singapore il 12 giugno. Ai segnali di forte irritazione nordcoreana si sommano dichiarazioni di Trump che appaiono poco meditate e potenzialmente controproducenti.

L’incontro di martedì prossimo negli Usa tra il presidente sudcoreano Moon Jae-in e Trump, che doveva suggellare una posizione comune e preparare il vertice successivo, rischia di apparire interlocutorio e magari dare a Pyongyang l’occasione per ulteriori rimostranze.

Moon fa e farà quel che può: venerdì, ad esempio, è stato confermato- dopo precedenti esitazioni del Pentagono - che, su sua sollecitazione, a fini distensivi, non sono stati utilizzati bombardieri strategici B-52 a inizio settimana, nell’ambito delle esercitazioni aeree congiunte. Ma le manovre sono state comunque imponenti e, per Pyongyang, poco amichevoli.
Ecco le principali ragioni degli incidenti di percorso sulla via accidentata verso il vertice di Singapore.

Sindrome Gheddafi
Mercoledì scorso la Corea del Nord ha posto fine al diffuso ottimismo, ventilando la possibilità che il vertice Kim-Trump salti. Il viceministro degli esteri Kim Kye Gwan ha dato voce pubblica a una forte irritazione soprattutto nei confronti del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, definendolo ripugnante. Bolton ha evocato più volte il «modello Libia» (disarmo unilaterale prima di ogni concessione) come quello che gli Usa perseguono nel negoziare con la Corea del Nord. Ma proprio la successiva fine tragica di Gheddafi – spodestato e ucciso dopo aver rinunciato a sviluppare armi di distruzione di massa – fa da preciso monito a Pyongyang, che non intende rinunciare a strumenti efficaci di deterrenza contro tentativi di cambiamento di regime dall’esterno. Sembra che Kim non voglia sedere allo stesso tavolo con Bolton, che tra l’altro l’anno scorso invocava la guerra e la distruzione del suo Paese.

Sindrome Iran
Pyongyang non l’ha esplicitata, ma molti analisti ritengono che la decisione di Trump di rinnegare una intesa internazionale sottoscritta dal suo predecessore e appoggiata da alleati e altri primattori della politica internazionale abbia raffreddato il desiderio del regime di arrivare a stipulare un accordo di pace con Washington. Dopotutto, si tratta di una dimostrazione che negli Usa la parola data vale fine a un cambiamento di Amministrazione.

Esercitazioni militari
La Corea del Nord si attendeva quantomeno un ridimensionamento delle esercitazioni militari congiunte tra forze armate sudcoreane e americane. Questo sostanzialmente non è avvenuto, assenza temporanea di B-52 a parte. Anzi, è arrivato il maggior numero di sempre di caccia invisibili F-22 per le manovre in corso. I sudcoreani avevano riferito agli Usa che Kim intendeva mostrare comprensione per le esercitazioni periodiche, evitando di considerarle come in passato una pregiudiziale per il dialogo. Ma ufficialmente Kim non aveva detto nulla: dal suo punto di vista, dopo aver annunciato lo stop a ogni test missilistico e nucleare, si attendeva un riscontro amichevole che di fatto non è venuto.

Irritazione con Seul
Pyongyang ha annunciato già mercoledì la sospensione del dialogo intercoreano ad alto livello. A parte le manovre militari, tra le ragioni della rinnovata linea dura c’è anche la comparsa all’Assemblea Nazionale di Seul di un ex diplomatico nordcoreano dissidente, Thae Yong Ho, con tanto di conferenza stampa. In seguito Pyongyang non ha accettato la lista di giornalisti sudcoreani sottoposta dal Ministero dell’Unificazione di Seul, che avrebbero dovuto presenziare al promesso smantellamento del sito per test nucleari di Punggye-ri, atteso nei prossimi giorni (sempre che Kim non cambi idea…). L’idillio intercoreano nato dal vertice di Panmunjom di fine aprile è finito: i media del Nord hanno definito il governo del presidente Moon «ignorante»e «incompetente» .

Le gaffes di Trump
Purtroppo Donald Trump – che pure ha resistito alla tentazione di twittare tempestivamente in merito agli inattesi dubbi sul summit avanzati dalla controparte – ha rilasciato dichiarazioni estemporanee poco produttive. Ha negato che si tratti di applicare il “modello Libia” alla Corea del Nord - con ciò sembrano smentire Bolton – ma è parso un po’ confuso sull’argomento. E alla fine ha fatto due gaffes. Da un lato, ha ipotizzato che dietro l’irrigidimento di Pyongyang ci sia la Cina in quanto Kim si è incontrato due volte di recente con il presidente cinese Xi Jinping. Pechino ha smentito. Se pure non è da escludere – anzi potrebbe essere probabile – che Kim si senta rafforzato dopo il miglioramento dei suoi rapporti con la Cina, esplicitare questa ipotesi non appare molto “diplomatico”. Peggio ancora, pur smentendo il «modello Libia», Trump ha finito per dire che quel modello «sarà applicato, molto probabilmente, se non ci sarà un accordo».

Lo storico vertice Trump-Kim il 12 giugno a Singapore

Una nuova grave minaccia, insomma, a sole tre settimane dal vertice. Anche quando Trump ha dichiarato che, in caso di intesa, la Corea del Nord diventerà ricca e otterrà «forti protezioni» (nel senso delle garanzie di sicurezza che cerca), parole e toni devono parere irriguardosi a un regime ipersuscettibile, che cerca status e rispetto.

Un gap ancora incolmabile
Al di là delle schermaglie, la realtà è quella del persistente forte gap tra richieste americane di completa e verificabile denuclearizzazione prima di concessioni e attese nordcoreane di graduali e reciproci do-ut-des con ravvicinato allentamento delle sanzioni internazionali. Intanto il paradosso è che il vertice di Singapore , da grande concessione formale americana, si sta trasformando in una concessione da parte nordcoreana. Sempre se si farà. Alcuni esperti, a questo punto, pensano che sia meglio soprassedere, per evitare il rischio che sia ufficializzata al massimo livello una rottura gravida di potenziali disastrose conseguenze. Ossia il ritorno dei venti di guerra.

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