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Stretta di Londra su 700 visti di miliardari russi. Abramovich deve…

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Stretta di Londra su 700 visti di miliardari russi. Abramovich deve attendere. Mosca: atto ostile atto ostile

Il tredicesimo uomo più ricco della Gran Bretagna non ha documenti per vivere nel suo paese di adozione. Il visto dell’oligarca russo Roman Abramovich, proprietario del Chelsea dal 2003 allenato da Antonio Conte che proprio sabato ha vinto la FA Cup (1-0 contro il Manchester United di Mourinho), è scaduto il mese scorso, dicevano ieri tre diverse fonti al Financial Times. E infatti Abramovich non ha potuto assistere alla partita della sua squadra al Wembley Stadium sabato.

Il motivo di questo intoppo è probabilmente la tensione affatto sopita fra Londra e Mosca dopo l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal, ora cittadino britannico, e di sua figlia Yulia, ancora cittadina russa anche lei assieme al padre avvelenata con un agente chimico appena arrivata in Gran Bretagna. Crisi diplomatica che si è tradotta nella cacciata di 23 diplomatici russi dal Regno Unito e in occasione della quale Londra ha trovato l’appoggio degli Stati Uniti e degli alleati europei.

Oggi lunedì si apprende che le autorità britanniche vogliono fare «altri controlli» prima di rinnovare il visto ad Abramovich, la pratica è rinviata, il che conferma ovviamente che non è un semplice intoppo burocratico. Ulteriore conferma la reazione di Mosca: reagisce direttamente la presidenza anche se ufficialmente si tratta della pratica di un privato cittadino pur imprenditore miliardario.

Il Cremlino - riporta la Tass - vede il mancato rinnovo del visto da parte della Gran Bretagna per Roman Abramovich come un atteggiamento ostile nei confronti dell'impresa russa. Ai giornalisti che gli chiedevano un commento Peskov ha detto: «Non posso dire nulla se non che il nostro sistema d'impresa ha
affrontato varie manifestazioni di trattamento ingiusto e ostile».

Dopo il complicato affare Skripal, il governo ha detto che avrebbe riconsiderato i visti di 700 ricchi russi che sono entrati nel Regno con il visto da investori. Fra loro Abramovich, vicino di casa dei principi William e Harry, è uno dei nomi più pesanti.

Al contrario di quanto ha fatto il Cremlino, James Slack, portavoce di Theresa May, non ha commentato il caso specifico Abramovich. Ha però ricordato che nel 2014 sono state introdotte nuove misure per «rifiutare richieste ove vi siano ragionevoli indizi per credere che i finanziamenti del presunto investitore sono stati ottenuti illegamente». Un potere con valore retroattivo, una dichiarazione molto più pesante di quanto sembri perché potrebbe sradicare una comunità ormai parte del panorama di Londra come la ruota nonché interessi economici vastissimi.

Da anni Abramovich vive a Londra, ha comprato l’iconica squadra del Chelsea ma la sua fortuna - 9,3 miliardi di sterline - è indissolubilmente legata ai suoi rapporti con il Cremlino che affondano le sue origini negli anni Novanta, gli anni della corsa all’arricchimento dopo il crollo del Muro e il disfacimento della Unione Sovietica. Lo staff del miliardario russo, 51 anni, ieri ha rifiutato qualsiasi commento. Come ieri aveva fatto l’Home Office, minisero degli affari interni, «Di solito non commentiamo casi individuali», aveva detto un sottosegretario.

Il visto non è stato ufficialmente negato ma non è stato comunque automaticamente rinnovato come ci si poteva aspettare per il proprietario di una delle magioni più sfarzose di Billionaires Row, la via dei miliardari (civico 18) a Kensington Palace Gardens, a due passi dalle case dei principi William e Harry.

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