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Facebook si scusa con l’Europa. Tajani: non basta, mai…

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L’INCONTRO A BRUXELLES

Facebook si scusa con l’Europa. Tajani: non basta, mai più Cambridge Analytica

Le scuse di Zuckerberg, la diffidenza dell’Europa. L’incontro fra il fondatore di Facebook e gli europarlamentari, capeggiati oggi a Bruxelles dal presidente Antonio Tajani, si è chiuso con una soddisfazione a metà. Sono arrivate le rassicurazioni di «Zuck» su privacy e rispetto delle regole europee, ma le risposte fornite dall’imprenditore non hanno convinto buona parte dei presenti. Tajani ha precisato che le scuse «non bastano» e ha sottolineato che «un caso Cambridge Analyitica non deve mai più ripetersi». Udo Bullmann, leader dei Socialisti e democratici all’Europarlamento, ha saputo essere più netto: «Zuckerberg non ha risposto a molte delle domande dirette rivolte a lui, e le poche risposte che abbiamo sentito sono state deludenti. È incredibile che, di tutte le società, Facebook apparentemente non sia pronto per essere aperto su questa materia». Sul finale c’è stata qualche scintilla, con Zuckerberg che ha cercato di evitare le ultime domande spiegando che «il tempo era finito». Tajani lo ha difeso («Ha un volo»), attirandosi i malumori di chi sperava in uno strappo all’agenda della giornata.

Le premesse dell’incontro
L’incontro (non un’audizione formale) si è svolta dopo il pressing delle istituzioni europee perché Zuckerberg facesse chiarezza sul coinvolgimento di cittadini Ue nello scandalo di Cambridge Analytica: l’azienda di marketing elettorale che si vanta di «aver fatto vincere Trump» sfruttando i dati di 87 milioni di account Facebook, inclusi quasi 3 milioni di profili appartenenti a cittadini europei. Inizialmente doveva trattarsi di un dialogo a porte chiuse di Zuckerberg con Tajani, i rappresentanti degli otto gruppi politici dell’Eurocamera e Claude Moraes, il socialdemocratico inglese a capo della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe). Le proteste che sono scattate per il «deficit di trasparenza» hanno spinto a trasmettere l’incontro via streaming. Dopo un preambolo di autogiustificazione, Zuckerberg ha dovuto rispondere a domande dirette dei presenti. Ci si aspettava che il vertice si concentrasse su privacy, gestione impropria dei dati e influenze politiche della piattaforma. E così è stato.

Domande e (qualche) risposta

Fra le domande più insidiose ci sono state quella su rischi di monopolio («Ci spieghi perché non vi considerate tale» ha incalzato il presidente dei liberaldemocratici Guy Verhofstadt), il rispetto della Gdpr e il caso dell’incrocio dei dati con Whatsapp. «Vediamo competitors ovunque, viviamo in uno spazio competitivo» ha detto Zuckerberg, precisando poi che il modello di business in questione è «l’advertising, settore dove siamo il 6% del mercato globale». Zuckerberg ha aggiunto che il gruppo «sta investendo pesantemente in Europa» e ha rassicurato gli europarlamentari sul pieno rispetto dei criteri del Gdpr: «Saremo del tutto compliant (rispettosi, ndr)». Repliche hanno fatto solo rumoreggiare i presenti, a partire dallo stesso Verhofstadt: «Le risposte che ha dato solo del tutto inadeguate. Bisogna risarcire gli utenti». Un’altra défaillance importante, però, è arrivata da uno dei quesiti più spinosi: l’integrazione dei dati con la piattaforma di messaggistica Whatsapp, considerata passibile di violazione delle leggi europee sull’antitrust. Zuckerberg non ha risposto e ha detto che farà avere il proprio feedback nei prossimi giorni, scatenando la tensione fra alcuni dei presenti.

Le scuse iniziali: non siamo stati capaci di fare abbastanza
In effetti l’intervento di Zuckerberg all’Europarlamento si era aperto con le sue scuse per le (varie) falle della piattaforma. «È chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per evitare che i nostri strumenti non creassero danni. Ci scusiamo per gli errori commessi, ci vorrà del tempo ma sono impegnato per impedire che si ripeta». L’imprenditore ha esordito con un lungo mea culpa sulle carenze del social network nella prevenzione di compravendita di dati e diffusione di fake news. Il tema più scivoloso è sempre il coinvolgilmento dell’azienda nello scandalo di Cambridge Analytica.

Fra gli annunci arrivati finora ci sono nuove assunzioni per l’Europa (da 7mila a 10mila dipendenti), il raddoppio del personale impiegato nella cybersicurezza («La porteremo a 20mila entro la fine dell’anno»), la sospensione di 200 app sospette e l’utilizzo di nuovi strumenti di controllo («Anche con l’uso dell’intelligenza artificiale»). Zuckerberg ha ammesso che l’azienda «è stata troppo lenta» nello stanare le interferenze russe sulle elezioni americane e ha ribadito un incremento negli investimenti in security («Avranno un impatto sulla nostra profittabilità, ma per noi mantenere la gente al sicuro è più importante di raddoppiare i profitti»). Strizzando l’occhio al presidente francese Emmanuel Macron, Zuckerberg ha aggiunto anche che 30mila profili fittizi sono stati chiusi durante la campagna elettorale francese del 2017. Quanto agli appuntamenti politici in arrivo per il 2018, Zuckerberg assicura che «controllerà» sugli illeciti. Il copione ricorda molto l’audizione che si è tenuta al Congresso americano, anche se po è arrivata la parte più scomoda per «Zuck»: le domande degli europarlamentari.

All’arrivo niente risposte ai cronisti. E domani Macron
Era la prima volta di Zuckerberg all'Eurocamera. L’imprenditore, quando è arrivato a Bruxelles, ha attraversato l'ingresso senza rispondere alle domande dei cronisti che lo attendevano. Zuckerberg si sposterà ora a Parigi per un incontro con il presidente francese Emmanuel Macron. Il fondatore di Facebook farà tappa nella capitale francese in occasione di «Viva technology», un maxievento tecnologico in programma dal 24 al 26 maggio. Fra gli altri ospiti ci sono l’amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella e il suo omologo di Uber, Dara Khosrowshahi.

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