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Tutti i fronti commerciali aperti da Trump

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lo scontro sul commercio

Tutti i fronti commerciali aperti da Trump

Oltre che sull’auto, con la “minaccia” di dazi sull’import del 25%, Donald Trump a muso duro contro l’Europa anche su acciaio e alluminio. Il presidente americano non appare intenzionato a prolungare o rendere permanenti le esenzioni ai dazi contro gli alleati del Vecchio continente oltre il primo giugno e ritiene insoddisfacenti le concessioni finora ricevute. Ha rifiutato, in particolare, le avance della Ue a base di maggiori aperture dei propri mercati al “made in Usa”, a cominciare dall’auto, e di impegni a negoziati per affrontare assieme sfide e barriere commerciali. Piuttosto il suo obiettivo è imporre agli europei una ferma riduzione del 10% nell’export dei due metalli verso gli Stati Uniti.

La Casa Bianca ha in mente due strade per realizzarlo, entrambe aggressive: la prima prevede una quota fissata al 90% del livello dell’import annuale dall’Unione europea del 2017. Una simile “soluzione” è stata adottata con un altro alleato, la Corea del Sud, che ha accettato un tetto pari al 70% dell’ultimo valore annuale di export nell’ambito di revisioni a trattati bilaterali. La seconda ipotesi è una “tariff-rate quota”, vale a dire una misura che per ottenere il medesimo risultato ricorre a sanzioni.

Sistemi di quote sull’export sono però sempre stati considerati inaccettabili dalla Ue, che le condanna come illegittime e antitetiche alle norme che governano l’interscambio internazionale. E non è chiaro come l’Europa possa migliorare la sua offerta davanti a una intransigenza americana, nonostante l’elevata posta in gioco: un mancato compromesso e l’entrata in vigore dei dazi minaccia di aggravare il clima di crisi, scatenando spirali di rappresaglie con la Ue che ha approntato ritorsioni per 2,8 miliardi di euro. Berlino e Parigi sono parse nelle ultime ore mettere in guardia Washington dallo spettro di simili escalation incontrollate.

La distanza che separa ancora le due sponde dell’Atlantico è stata rivelata da molteplici esponenti europei reduci da discussioni tra i 28 Paesi della Ue. I dettagli più precisi sono arrivati dal ministro polacco dell’Industria e Tecnologia Jadwiga Emilewicz. Il Commissario europeo al Commercio Cecilia Malmström ha a sua volta sottolineato come Washington abbia, quale apparente meta, “limiti” all’import di acciaio e alluminio. Trump, dopo aver deciso dazi globali del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio in marzo, aveva rinviato la scadenza nel caso della Ue all’inizio del mese prossimo per dar tempo a negoziati di trovare un accordo stabile.

Il fronte commerciale europeo non è il solo a rimanere caldo. Anche con la Cina, nonostante i segnali di disgelo, restano da sciogliere nodi, a cominciare dal caso Zte. L’amministrazione Usa e Pechino sono parse vicine a un compromesso che sospenda la messa al bando del gruppo cinese di Tlc dall’acquisto di necessarie componenti in cambio di cambi al vertice e di una multa miliardaria. Le resistenze politiche interne negli Stati Uniti sono tuttavia aumentate, mettendo in dubbio l’esito: la Commissione bancaria del Senato ha bocciato a larghissima maggioranza bipartisan, 23 voti a 2, qualunque ritiro di penali contro Zte se la Casa Bianca non avrà prima certificato al Congresso che la società rispetta le leggi americane. Un forte segnale, arrivato sotto forma di un emendamento ad una popolare legislazione che rafforza i controlli sugli investimenti stranieri negli Stati Uniti. Zte è stata accusata di aver violato embarghi e di rappresentare una minaccia alla cibersicurezza e per lo spionaggio. Il Pentagono, in un sintomo di continue e più generali tensioni con Pechino, ha inoltre ritirato ieri un invito alla Cina a partecipare a esercitazioni nel Pacifico meridionale citando la sua militarizzazione di isole contese nella regione.

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