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Corea del Nord: torna in agenda summit tra Kim Jong-un e Trump

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Interviene il Presidente sudcoreano Moon

Corea del Nord: torna in agenda summit tra Kim Jong-un e Trump

Moon Jae-in (a destra) e  Kim Jong-un (Afp)
Moon Jae-in (a destra) e Kim Jong-un (Afp)

New York- Il summit tra Donald Trump e il leader della Corea del Nord Kim Jong-un torna improvvisamente in agenda. Un incontro a sorpresa tra Kim e il presidente sudcoreano Moon Jae-in, due ore di colloqui avvenuti ieri, ha cercato di riallacciare il dialogo tra le due coree di fare molto di più: se possibile, rimettere in carreggiata un vertice tra Washington e Pyongyang per discutere la denuclearizzazione della penisola asiatica. Trump aveva giovedì cancellato lo storico summit, che sarebbe stato il primo tra un Presidente statunitense e un uomo forte della Corea del Nord, organizzato per il 12 giugno a Singapore.

Aveva citato la nuova retorica bellicosa - «tremenda rabbia e ostilità» - in arrivo di Pyongyang. Ma in una lettera a Kim aveva tenuto aperta la porta a riproporre il summit. Poche ore dopo, venerdì, Trump non aveva inoltre neppure escluso di poter tener fede alla data di Singapore. «Vedremo cosa accadrà, vorremmo farlo», aveva detto parlando del vertice. Kim aveva risposto a sua volta rammaricandosi della cancellazione e dicendosi disposto a riallacciare il dialogo, con Washington e non solo con Seul, in ogni momento.

Tensione tra Usa e Corea Nord

Il faccia a faccia segreto tra Moon e Kim, il secondo incontro inter-coreano dopo un iniziale appuntamento il 27 aprile tenuto sotto i riflettori dei mass media, ha avuto luogo nella parte nord nella zona demilitarizzata tra i due paesi, nei pressi del villaggio di Panmunjom. A incontro concluso, l’ufficio della presidenza di Seul ha comunicato che i due leader hanno discusso modalità per portare a termine un summit di successo tra gli Stati Uniti e Pyongyang. Un portavoce ha caratterizzato i colloqui come lo scambio di «franche opinioni sulla messa in pratica della Dichiarazione di Panmunjom (il recente impegno di pace tra le due coree, ndr) e la realizzazione di un summit tra Stati Uniti e Corea del Nord».

Ha aggiunto che Moon darà oggi più ampiamente conto dell'esito dell'improvviso meeting bilaterale con Kim. Gli sviluppi sono l’ultimo capitolo di una saga diplomatica ricca di colpi di scena tra Stati Uniti e Corea del Nord. Dopo mesi di intensificati esperimenti atomici e missilistici da parte di Kim, dopo spirali di reciproci scambi di accuse e minacce, dopo giri di vite nelle sanzioni americane e internazionali contro Pyongyang, Trump aveva accettato a sorpresa un invito di Kim a un incontro senza precedenti portatogli da emissari del governo della Corea del Sud, impegnata con Moon a battersi per un disgelo e che aveva apertamente ancora in questi giorni invitato la Casa Bianca a riconsiderare il colpo di spugna sul summit.

La decisione originale di Trump di accettare un ravvicinato faccia a faccia con Kim aveva però sollevato pesanti interrogativi: la sua amministrazione era parsa a molti esperti, anche statunitensi, impreparata a un simile summit, che tradizionalmente richiede lunghi lavori negoziali alle spalle e la messa a punto di attente strategie e obiettivi, di precisi e concreti passi di denuclearizzazione (nordcoreana) in cambio di aperture economiche (americane). Nulla di tutto questo appariva pronto, con la Casa Bianca che sembrava piuttosto prigioniera d'una diplomazia improvvisata, superficiale e personalizzata (con tanto di aspirazione al premio Nobel per la pace) nonostante i viaggi del neo-segretario di stato Mike Pompeo a Pyongyang.

Progressivamente la constatazione dell'elevatissima posta in gioco - il rischio di un fallimento del summit per Trump o di una eccessiva legittimazione di Kim - era parsa farsi largo tra gli stessi collaboratori del Presidente americano, che avevano dato le chance del meeting al 50 per cento. Infine la sua cancellazione dopo un nuovo “scontro” a parole: il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense John Bolton aveva citato il “modello libico” per la denuclearizzazione della Corea del Nord - il regime di Gheddafi crollò - e Pyongyang aveva nuovamente sfoderato toni minacciosi.

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