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Rete di protezione per le imprese europee in Iran

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a salvaguardia dell’accordo sul nucleare

Rete di protezione per le imprese europee in Iran

L’arrivo di Federica Mogherini, alto rappresentante per la Politica estera Ue, al vertice dei ministri degli Esteri a Bruxelles
L’arrivo di Federica Mogherini, alto rappresentante per la Politica estera Ue, al vertice dei ministri degli Esteri a Bruxelles

Una «rete di punti di contatto», come l’ha definita l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Federica Mogherini, per coordinare il lavoro dei Paesi membri: a dieci giorni dal vertice europeo di Sofia, confermata la determinazione della Ue a salvaguardare l’accordo sul nucleare iraniano dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di abbandonare l’intesa, i ministri degli Esteri dell’Unione studiano il modo di affrontare il nuovo scenario.

«Il nostro interesse» nel preservare l’accordo sul nucleare iraniano, ha detto in conferenza stampa la signora Mogherini al termine della riunione del Consiglio, «non è tanto economico quanto relativo alla sicurezza. Se dovessimo abbandonare l’accordo al suo destino, assisteremmo a un peggioramento delle condizioni di sicurezza nella regione».

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A Sofia i Ventotto avevano presentato una serie di azioni per salvaguardare i rapporti economici con Teheran e quindi lo stesso accordo. Tra queste misure, trasferimenti direttamente alla banca centrale iraniana, per scavalcare il sistema finanziario americano; la riforma di un regolamento del 1996 che nei fatti impedisce alle imprese europee di adeguarsi a sanzioni extraterritoriali di un Paese terzo, permettendo loro di ottenere un risarcimento danni; la rimozione di ostacoli giuridici alla possibilità per la Banca europea per gli investimenti di finanziare attività nel Paese asiatico.

«Alcuni Paesi hanno proposto idee concrete in aggiunta ai passi concreti decisi dall’Unione - ha detto la signora Mogherini -. È stato deciso di creare una rete di punti di contatto per coordinare sia le misure europee che queste ultime con le misure nazionali». L’obiettivo è avere a disposizione «un meccanismo che garantisca un approccio coordinato». Interpellata sulla tempistica, ha detto: «Stiamo andando nella direzione giusta, in piena unità. Mi aspetto novità nelle prossime settimane».

Nei fatti, l’establishment comunitario è ancora al lavoro per concretizzare gli impegni europei.Le imprese,e i rispettivi governi dietro di loro, sono tra due fuochi (oltre a quello costituito dal rischio di incorrere nelle sanzioni americane). Da una parte Teheran preme per vedere al più presto il pacchetto di misure che dovrebbero garantire il proseguimento dei legami economici - le esportazioni iraniane di greggio e i flussi di investimento europei - di cui l’Iran ha bisogno per restare fedele all’accordo e mantenere gli impegni presi. Nel fine settimana un alto funzionario iraniano lamentava la mancanza di un “piano B”, auspicato almeno per la fine del mese: perché Teheran decida di restare, ha aggiunto, gli europei dovranno assicurare il proseguimento delle esportazioni e il mantenimento dell’accesso dell’Iran a Swift, il circuito internazionale dei pagamenti bancari.

Dall’altra parte, Russia e Cina - altri due Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare - non sembrano voler perdere tempo, e già studiano il modo per occupare lo spazio lasciato vuoto da americani ed europei, nel campo energetico e delle infrastrutture. Forti del fatto che, se le imprese europee devono scegliere tra il mercato iraniano e il rischio di sanzioni Usa, i russi sono meno esposti sul mercato americano, e hanno meno da perdere.

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