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All’Italia più 6% di fondi europei nonostante i tagli di quasi…

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bilancio Ue 2021-2027

All’Italia più 6% di fondi europei nonostante i tagli di quasi il 10% alla Coesione

La Commissione europea ha illustrato ieri la sua attesa proposta sull’uso e la distribuzione dei fondi di coesione nel quadro del bilancio comunitario relativo al 2021-2027. Nella proposta, che andrà approvata dal Consiglio e dal Parlamento, l’Italia vede aumentare la sua quota, rispetto al periodo precedente. In compenso, Bruxelles ha deciso di rafforzare il legame tra l’esborso dei fondi e il rispetto delle raccomandazioni-paese.

«Nel corso del prossimo decennio la politica di coesione aiuterà tutte le regioni a modernizzare la propria industria, ad investire nell’innovazione e nella transizione verso una economia circolare povera di carbone», ha detto il vice presidente dell’Esecutivo comunitario Jyrki Katainen. Dal canto suo Corina Cretu, commissaria alla politica regionale, ha sottolineato come tutte le regioni beneficeranno dell’aiuto europeo. In un primo momento correva voce che alcune regioni ricche non avrebbero goduto di denaro.

FONDI STRUTTURALI EUROPEI 2021-2027
Dote per Paese in miliardi di euro (Fonte: Commissione europea)

Come detto, l’Italia vede la propria quota aumentare, sia per via della lunga crisi economica e sociale, sia per una modifica del calcolo di redistribuzione che privilegia il Sud Europa ai danni dell’Est Europa. In prezzi costanti del 2018, il Paese riceverà il 6% in più rispetto al periodo 2014-2020 (pari a 2,3 miliardi di euro). Il totale passa quindi a 38,5 miliardi di euro. L’Italia è il Paese che beneficia di più dei fondi europei, dopo la Polonia (in calo) e ben prima della Spagna (la quale con 34 miliardi registrerà un aumento del 5%). Ieri Varsavia ha già detto che si opporrà alla proposta comunitaria. Tuttavia, la dote per abitante nei Paesi dell’Est resta abbondamente sopra la media (si veda tabella a fianco).

FONDI STRUTTURALI EUROPEI: INTENSITÀDEGLI AIUTI
Euro per abitante (Fonte: Commissione Ue)

Il parametro di riferimento per decidere la distribuzione dei fondi europei non sarà più solo il prodotto interno lordo pro capite come oggi, ma anche altri fattori verranno presi in considerazione, come la disoccupazione giovanile, bassi livelli istruttivi, il cambiamento climatico, l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati. Per di più, denaro verrà riservato alle aree urbane dove si concentra la popolazione europea (riceveranno il 6% del Fondo europeo di sviluppo regionale).

Da notare il legame con le annuali raccomandazioni-paese, che serviranno a tracciare “una tabella di marcia” nella programmazione dei fondi e a fare una analisi di metà percorso. Nel caso un Paese sia in deficit o squilibrio eccessivi e non si adegui alle richieste comunitarie, Bruxelles potrà suggerire al Consiglio di sospendere in toto o in parte l’esborso di denaro. A differenza che in precedenza, la sospensione potrà essere annullata nel caso di «circostanza eccezionale» o «su richiesta ragionata del governo».

Concretamente, la Commissione europea propone che alla politica di coesione siano riservati 330,6 miliardi di euro nel prossimo periodo finanziario, tra cui 201 miliardi al Fondo europeo di sviluppo regionale (ERFD), 41 miliardi al Fondo di coesione, e 89 miliardi al Fondo sociale europeo. Bruxelles ha proposto all’inizio di maggio che il valore complessivo del prossimo bilancio comunitario sia di poco superiore a 1.100 miliardi di euro.

Cinque le priorità che la Commissione propone al Parlamento e al Consiglio: l’innovazione e la trasformazione economica; la lotta all’inquinamento e a favore della transizione ecologica; le connessioni infrastrutturali; l’istruzione e l’educazione; lo sviluppo urbano. I primi due obiettivi riceveranno tra il 65 e l’85% del totale dei fondi. Restano in auge le tre categorie di regioni: poco sviluppate, in transizione, e più sviluppate. Torna ad aumentare la quota di co-finanziamento, che avrà un tetto del 40-70 per cento.

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