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Politica di Coesione

Fondi Ue: i paesi dell’Est molto sopra la media nonostante i tagli

Jean-Claude Juncker col primo ministro di Estonia Juri Ratas (AGF)
Jean-Claude Juncker col primo ministro di Estonia Juri Ratas (AGF)

La distribuzione dei fondi strutturali tra i 27 Stati membri per il 2021-2027 annunciata oggi dalla Commissione europea come era prevedibile ha sollevato forti polemiche, soprattutto in quei Paesi dell’Est che si sentono penalizzati dal riparto che in molti casi ha ridotto le assegnazioni in termini di importi assoluti.

Ma se si guarda alla classifica in termini di aiuti per abitante («intensità dell’aiuto») l’ordine cambia sensibilmente. Estonia, Slovacchia e Lettonia riceveranno più di 300 euro di fondi strutturali Ue (Fesr, Fse e Fondo di coesione) per abitante. Segue la Croazia, a 298. A parte il Portogallo, a quota 292 euro, la Grecia e Malta, sopra la media ci sono tutti i Paesi dell’Est Europa. La Polonia, ancora ampiamente primo beneficiario con 64,4 miliardi di euro per la programmazione 2021-2020, riceverà 239 euro per ogni residente. L’intensità degli aiuti europei, nonostante i tagli consistenti e i nuovi criteri di distribuzione, negli Stati membri dell’Est resterà alto anche nella programmazione 2021-2027, anche se il gap è destinato a ridursi rispetto al 2014-2020.

FONDI STRUTTURALI EUROPEI: INTENSITÀDEGLI AIUTI
Euro per abitante (Fonte: Commissione Ue)

Per l’Italia l’importo procapite è di 91 euro, in crescita del 5%, con una dote di 38,6 miliardi (2,3 miliardi in più rispetto ad oggi). La Germania avrà 27 euro per abitante (-20%) con una dote complessiva di 15,7 miliardi (21%). In calo anche la dote della Francia: 34 euro a testa e 16 miliardi tondi complessivi.

A guidare le scelte della Commissione sono stati soprattutto i risultati del settimo rapporto sulla Coesione, da cui è emersa l’enorme sofferenza, durante e dopo la Grande crisi, delle regioni rimaste prigioniere nella «trappola del reddito medio», non troppo attrezzate per competere sul fronte dell’innovazione né troppo indietro per competere sui costi nell’arena dei mercati globali. Regioni collocate nei paesi del Sud Europa (come Italia, Spagna e Grecia, ma anche Romania e Bulgaria). Per riequilibrare gli aiuti europei, si è tenuto conto di nuovi fattori di ponderazione: disoccupazione, immigrazione, invecchiamento della popolazione si sono aggiunti al Pil procapite utilizzato finora.

Ungheria, Lituania, Estonia e Repubblica Ceca sono quelle che, a prezzi costanti 2018, in valore assoluto hanno perso di più (- 24% rispetto alla dotazione attuale). Romania, Bulgaria e Grecia guadagneranno l’8% in valore assoluto. Poi c’è l’Italia, con +6% a 38,6 miliardi di fondi a disposizione, che si conferma secondo paese beneficiario dopo la Polonia. In crescita anche la dote di Spagna (34 miliardi, +5%) e Cipro (+2% ma solo 900 milioni di euro).

FONDI STRUTTURALI EUROPEI 2021-2027
Dote per Paese in miliardi di euro (Fonte: Commissione europea)

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