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La Cina agli Usa: nessun accordo se continua l’aumento dei dazi

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MONITI ANCHE DA UE, CANADA E GIAPPONE

La Cina agli Usa: nessun accordo se continua l’aumento dei dazi

Qualsiasi accordo con Washington per porre fine alla disputa commerciale «non entrerà in vigore» se l'aumento dei dazi Usa proseguirà. È il monito della Cina
dopo che le delegazioni guidate dal ministro del Commercio Usa, Wilbur Ross e l'alto funzionario del Commercio cinese, il vicepremier Liu He, hanno avuto un altro round di colloqui sull'impegno della Cina di limitare il suo surplus commerciale con gli Usa acquistando più beni americani, così da evitare una
«guerra commerciale» e soprattutto l'isolamento completo degli Stati Uniti.

Con il terzo round negoziale di Pechino, le parti hanno fatto «progressi positivi e concreti», allo stato non pubblici. «I risultati raggiunti da Cina e Usa dovrebbero basarsi sulla premessa che le due parti si stanno muovendo da direzioni opposte e che non combatteranno una guerra commerciale», ha riportato l'agenzia ufficiale Nuova Cina. «Se gli Stati Uniti introducono dazi, incluse tariffe addizionali su prodotti cinesi, tutti i risultati economici e commerciali raggiunti dalle due parti non troveranno applicazione».

I negoziati procedono. Ma restano le tensioni
Le parti, nelle previsioni, avrebbero dovuto mettere a punto misure precise dopo il consenso raggiunto a Washington a metà maggio in diversi settori come agricoltura ed energia. Ross, a capo di una delegazione di circa 50 persone, ha detto in mattinata che i negoziati stavano procedendo in «modo amichevole e schietto». Il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, al G7 finanziario in Canada, ha osservato che la questione con la Cina non era solo il riequilibrio del pesante deficit commerciale di 375 miliardi di dollari, ma anche di affrontare i cambi strutturali: «Credo che abbiamo un'ampia gamma di obiettivi sul riequilibrio delle relazioni commerciali e sul deficit commerciale».

Tra Usa e Cina ci sono stati mesi di tensione sul commercio: pochi giorni fa, Washington ha a sorpresa annunciato dazi in arrivo per 50 miliardi di dollari sull'import di prodotti cinesi con una stretta agli investimenti nel settore hi-tech americano. Oltre al deficit commerciale cronico, la Casa Bianca ha poi sollevato le sue preoccupazioni sulla scarsa difesa cinese della proprietà intellettuale e sull'accesso ai mercati sotto condizione di reciprocità. Donald Trump, nella sua battaglia sul commercio, si trova a rischio isolamento, come denunciato dalla
Cina: il tycoon ha infatti appena varato le sanzioni su acciaio e alluminio verso alleati come Ue, Canada e Messico.

La risposta di Europa, Canada e Giappone
E proprio dai partner colpiti dalla nuova ondata di dazi sono arrivati altri moniti agli States e al rischio di isolamento provocato dalla politica economica di Trump. Al G7 finanziario, in corso in Canada in attesa della riunione dell’8-9 giugno, i ministri presenti hanno espresso all’unaminità i timori su misure che «rischiano di minare la fiducia» nel commercio globale. Oltre a scatenare una serie di ritorsioni contro le esportazioni degli Usa. Il ministro tedesco Olaf Sholz ha dichiarato che la reazione europea «sarà forte», mentre il Canada sta mettendo in dubbio la tenuta della collaborazione con Washington. A rincarare la dose anche il ministro delle finanze giapponese, Taro Aso: «Gli Stati Uniti - ha detto - Stanno andando contro le regole internazionali con le loro decisioni commerciali». Fonti giapponesi, citate dalle agenzie internazionali, sottolineano che si sono viste «raramente» divisioni gravi come quelle che stanno spaccando il vertice in corso nel Nord America.

Jucker: la Ue non è schiava della politica interna degli Usa
La tensione sta salendo anche a Bruxelles, dove il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha parlato di relazioni transatlantiche «annuvolate» dall’atteggiamento «discutibile» di Trump verso la Ue. «Desidero evitare una guerra commerciale con gli Usa - ha detto - Ma Washington deve sapere una cosa: gli europei non sono schiavi della politica interna americana». Del resto, ha aggiunto Jucker, «come Trump difende con le unghie gli interessi americani, anche noi difendiamo gli interessi europei”, perché “'Prima l'America' non deve voler dire 'L'Europa per ultima'». Jucjker ha fatto anche un appello alla coesione nella Ue, sconsigliando di «cedere alla tentazione di concludere accordi bilaterali con gli Usa».

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