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Putin: «Togliere le sanzioni farebbe bene a tutti»

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il presidente russo in austria

Putin: «Togliere le sanzioni farebbe bene a tutti»

«Non è nostro obiettivo dividere niente o nessuno in Europa: al contrario, vogliamo vedere un’Europa unita e prospera, perché l’Unione Europea è il nostro principale partner commerciale ed economico. Più problemi ha, più rischi e incertezze abbiamo anche noi». Intervistato dalla tv austriaca Orf, Vladimir Putin aveva affrontato il nodo dei legami “privilegiati” tra la Russia e alcuni Paesi europei alla vigilia del suo viaggio di otto ore a Vienna, dove il cancelliere conservatore Sebastian Kurz rivendica per l’Austria un ruolo di ponte tra Est e Ovest per «tenere aperte le linee di comunicazione con la Russia».

Nel momento in cui Vienna si appresta ad assumere la presidenza di turno Ue, dal mese prossimo, e nel 50° anniversario del primo accordo di fornitura di gas tra l’Unione Sovietica e un Paese dell’Europa occidentale, nella conferenza stampa al fianco del presidente Alexander Van der Bellen Putin ha subito messo l’accento sulla parola più controversa nelle attuali relazioni con l’Europa.

Le sanzioni e le misure protezioniste motivate politicamente, ha detto il presidente russo a Vienna, non servono a raggiungere un risultato e sono dannose per tutti, «per chi le decide e chi le subisce. E tutti, mi sembra, hanno un interesse ad abolirle, compresi noi». Noi, ha proseguito Putin, «ci rendiamo perfettamente conto che per ciascun Paese dell’Unione Europea, preso singolarmente, è abbastanza complicato parlarne. Ma tutto quanto avviene in questo ambito non ci impedisce di sviluppare le nostre relazioni con l’Austria». La Russia peraltro, ha assicurato Putin, è riuscita a superare tutte le difficoltà che le restrizioni europee le hanno procurato.

Conte: «Rivediamo il sistema»
Putin ha incontrato Van der Bellen prima del cancelliere Kurz, che governa in coalizione con un partito - la Fpö del nazionalista Heinz-Christian Strache - che come la Lega di Matteo Salvini ha stretto un accordo di cooperazione con Russia Unita, il partito del potere a Mosca. Affrontando accanto a Putin il tema delle sanzioni, il liberale Van der Bellen ha ribadito che nelle sue decisioni sulla Russia l’Austria si muoverà all’unisono con la Ue. Posizione condivisa da Kurz, che al termine del colloquio con Putin ha chiarito che dopo aver assunto la presidenza dell’Unione, il 1° luglio prossimo, «prenderemo parte attivamente alle posizioni della Ue, sosterremo le decisioni della Ue e, inutile dirlo, le sanzioni».

Eppure, il fronte europeo si sta muovendo. Tenendo conto naturalmente della nuova posizione italiana, riassunta ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nell’intervento al Senato: «Saremo fautori di un’apertura alla Russia - ha detto il premier dopo aver ribadito «la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti quali alleato privilegiato» -. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni». La prima reazione da Mosca è affidata a Konstantin Kosachev, presidente della Commissione Affari Esteri del Senato russo, che invita alla prudenza: «L’Italia - ha detto, citato dall’agenzia Interfax - è parte integrante dell’Unione Europea e i leader Ue hanno modi per influenzare qualunque Paese membro: sappiamo benissimo come i leader di altri Stati hanno fatto dichiarazioni simili, ma quando poi arrivava l’ora di votare anche i più sovversivi non hanno rotto le righe».

Il ritorno del Quartetto
E tuttavia, se l’Italia si aggiunge ai Paesi sempre più convinti della necessità di arrivare a un’abolizione delle sanzioni, potrebbe andare in questa direzione anche il miglioramento dei rapporti di Mosca con Parigi e Berlino, come hanno evidenziato il mese scorso gli incontri tra Putin e Angela Merkel, a Sochi, e poi con Emmanuel Macron a San Pietroburgo. In entrambi i casi il superamento delle sanzioni - legato a quello della crisi ucraina - non è prevedibile nel breve termine: ma se sono evidenti le pressioni di imprenditori francesi e tedeschi in questo senso, un clima più costruttivo tra russi ed europei potrebbe avvicinare una soluzione che ora sembra lontana. A Sochi Merkel e Putin hanno parlato del dispiegamento di un contingente di peacekeepers nel Donbass, e il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, è tornato a convocare per l’11 giugno a Berlino il “quartetto” da cui sono nate le intese di pace di Minsk: Francia, Germania, Russia e Ucraina.

Un aiuto ad avvicinare Russia e Unione Europea viene certamente dagli Stati Uniti: dal loro “no” all’accordo sul nucleare iraniano e dalle loro sanzioni anti-russe che prendono di mira anche le compagnie energetiche europee o progetti come il gasdotto russo Nord Stream 2. A cui l’Austria partecipa, con francesi e tedeschi: «Il fatto che il gas naturale liquefatto americano sia due, se non tre volte più costoso del gas russo è spesso ignorato - ha ricordato a Vienna il presidente Van der Bellen -. A questo proposito è inutile dal punto di vista economico sostituire il gas naturale russo con quello liquefatto degli Stati Uniti». Lo stesso concetto espresso, nei giorni scorsi, dal governo tedesco.

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