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Una buona giornata per Putin e la sua visione del mondo

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L'Analisi|la russia tra ue e usa

Una buona giornata per Putin e la sua visione del mondo

C’è una coincidenza che travalica la semplice cronaca nella visita di Vladimir Putin nella capitale di un’Austria politicamente sempre più vicina alla Russia e, a Roma, nel contemporaneo esordio parlamentare del governo italiano più filo-russo nella storia della Repubblica. In una parola, è una buona giornata per Putin e la sua visione del mondo. L’Europa è diventata come il Medio Oriente: un territorio abbandonato dagli errori, dal disinteresse e dal ritiro degli Stati Uniti, gradualmente conquistato dall’influenza Russa.

Sia Putin a Vienna che Giuseppe Conte a Roma (senza con questo paragonare la gravitas del primo all’eventuale peso del secondo, ancora un Carneade sul piano internazionale) hanno fatto dichiarazioni rassicuranti. Il russo ribadisce di volere una Europa «unita e prospera». E l’italiano sottolinea la nostra «convinta appartenenza» alla Nato, «con gli Stati Uniti quale alleato privilegiato». Ma quale America? Quella di Donald Trump il cui ambasciatore a Berlino è accusato dal governo tedesco di lavorare per rafforzare le destre nazionaliste del continente non meno della propaganda di Putin? L’America che impone dazi all’alleato europeo?

Di fronte a questa America, Vladimir Putin può apparire a molti come un approdo amichevole e rassicurante. Forse è pensando a questo che Conte promette di farsi promotore «di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa». Sulle sanzioni il dibattito è aperto: è francamente difficile boicottare i russi, accanto a un’amministrazione americana che dopo l’uscita dall’accordo sul nucleare iraniano, presto sanzionerà gli europei, rispettosi di quel trattato.

Tuttavia, leggere Fedor Dostoevskij, citato dal premier Conte, è fondamentale per capire l’animo russo. Ma non basta per conoscere la Russia. Più della società civile, le sanzioni occidentali colpiscono gli oligarchi. E cosa mortifica di più i russi: l’assenza di riforme sociali o i conti congelati all’estero dei banchieri amici di Putin? Un’industria che non produce beni di consumo e servizi ma armi? È mortificante per una società civile non poter comprare per un po’ scarpe italiane o vivere nell’assenza di una stampa libera, votare a elezioni preordinate, assistere all’esecuzione dei dissidenti o all’arresto dei candidati che potrebbero fare un po’ di ombra al leader maximo?

Il presidente del Consiglio forse non conosce Aleksej Navalny, il capo dell’opposizione russa che finisce regolarmente in prigione prima di ogni elezione e di ogni manifestazione di protesta. Navalny sostiene che «la Russia deve allearsi prima di tutto con l'Europa, non con l’Iran e la Corea del Nord». E due anni fa ha definito «una cosa costosa» la guerra condotta da Putin nell’Ucraina orientale, la causa fondamentale delle sanzioni occidentali. È per questo che Navalny entra ed esce di prigione.

Il presidente del Consiglio Conte ha ragione constatando che la Russia ha consolidato «il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche». In Medio Oriente, per esempio, se non scoppierà una guerra devastante fra Israele e Iran sarà per merito di Vladimir Putin; se non ci riuscirà, la colpa sarà di Donald Trump. Ma riconoscere questo non ci deve impedire di ricordare anche i pericoli del sistema russo, e cosa lo distingue dal nostro.

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