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Da luglio ritorsioni europee contro i dazi americani

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Da luglio ritorsioni europee contro i dazi americani

La Commissione europea ha avviato ieri due procedure per contrastare recenti scelte americane, sul fronte iraniano così come sul versante commerciale. Nei due casi, il tentativo europeo è impervio in un contesto politico teso. Le difficili relazioni tra gli Stati Uniti e l’Unione europea stanno mettendo a dura prova anche il clima nella Nato, come ha ammesso senza giri di parole il segretario generale dell’organizzazione militare Jens Stoltenberg.

Il primo pacchetto di decisioni riguarda il rapporto con l’Iran dopo la scelta unilaterale americana di rinnegare l’accordo sul nucleare iraniano e di sanzionare Teheran. In maggio a Sofia, i Ventotto avevano deciso tra le altre cose di chiedere alla Banca europea per gli investimenti (Bei) di finanziare attività economiche nel paese asiatico pur di promuovere gli investimenti europei e indurre l’Iran a rimanere fedele all’intesa del 2015.

Sulla scia del vertice in Bulgaria, il vice presidente della Commissione europea Maros Sefcovic ha illustrato ieri due misure. La prima è relativa a una riforma di un regolamento del 1996 che dovrebbe proteggere le aziende europee da eventuali sanzioni extra-territoriali americane contro l’Iran. La Casa Bianca ha deciso di sanzionare sia Teheran, perché colpevole di non rispettare l’accordo sul nucleare, sia le aziende straniere presenti negli Stati Uniti se queste continuano a fare affari con l’Iran.

Alcune capitali europee sono scettiche sull’efficacia della riforma del regolamento del 1996. In una lettera inviata al governo americano, Francia, Gran Bretagna e Germania hanno chiesto a Washington di evitare sanzioni secondarie ai danni di imprese o governi che fanno affari con l’Iran. I Paesi chiedono specifiche esenzioni per i settori della salute, dell’automobile, dell’energia, e dell’aviazione. Peugeot e Total hanno già annunciato l’uscita dall’Iran per evitare sanzioni americane.

La seconda misura presentata ieri dal vice presidente Sefcovic riguarda la modifica del mandato della Bei perché questa possa lavorare in Iran. «Queste misure, tuttavia, non impongono alla Bei di sostenere progetti in Iran: la scelta finale è degli organi direttivi della banca», si legge in un comunicato. Lo sguardo corre alla posizione che prenderanno gli stati azionisti della Bei. Nei giorni scorsi è emersa la preoccupazione della banca di essere colpita da sanzioni americane (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).

Un portavoce della banca ha spiegato ieri che l’istituzione creditizia è d’accordo con la posizione dei Ventotto sulla necessità di preservare l’accordo iraniano, il quale prevede una limitazione dell’uso del nucleare in cambio di nuovi rapporti commerciali a livello internazionale. Ciò detto, «la banca europea non è lo strumento giusto». Il timore è che gli Stati Uniti possano penalizzare la raccolta di fondi della Bei sui mercati in reazione al suo eventuale ruolo in Iran.

Infine, sul secondo fronte, quello commerciale, il collegio dei commissari ha dato sempre ieri il suo benestare alla lista di prodotti agricoli e industriali americani da colpire con dazi europei in modo da ribilanciare le recenti tariffe doganali di Washington su acciaio e alluminio, entrate in vigore il 1° giugno. «Vogliamo concludere la procedura a livello tecnico entro la fine del mese perché le misure possano entrare in vigore in luglio», ha spiegato il vice presidente della Commissione Sefcovic.

Le tensioni tra Stati Uniti ed Unione europea hanno un impatto anche sulla Nato. «Fin tanto che i problemi perdureranno, il mio compito è di limitarne le conseguenze deleterie sull’alleanza», ha detto ieri il segretario generale Stoltenberg in una conferenza stampa.

«Vi sono importanti disaccordi su questioni essenziali, ma è necessario proseguire e rafforzare il partenariato in materia di sicurezza». Tra le iniziative sul tavolo anche lo spiegamento di 30 battaglioni in 30 giorni per affrontare una eventuale minaccia russa.

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