Mondo

Brexit, Barnier: «No alla proposta di Londra…

  • Abbonati
  • Accedi
IL NEGOZIATO SI COMPLICA

Brexit, Barnier: «No alla proposta di Londra sull’Irlanda»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Si conferma sempre complesso il negoziato in vista dell’uscita della Gran Bretagna dall'Unione, fissata per il 29 marzo 2019. Il capo-negoziatore europeo Michel Barnier ha spiegato a Bruxelles che la soluzione proposta da Londra per evitare il ritorno di una frontiera tra le due Irlande è insufficiente, non è accettabile, almeno così come è stata formulata. Questa settimana il Regno Unito ha proposto che il paese intero resti legato all’Unione europea nel quadro di un accordo doganale tutto da negoziare.
«Voglio essere chiaro: una soluzione irlandese non può essere estesa a tutta la Gran Bretagna», ha detto l'uomo politico francese.

Bruxelles e Londra non vogliono il ritorno di un confine tra le due Irlande. Al tempo stesso, devono trovare una soluzione originale tenuto conto che Londra intende uscire sia dal mercato unico che dall’Unione doganale. Per evitare tra le altre cose di creare troppe differenze tra le diverse regioni britanniche, il Regno Unito ha immaginato una soluzione che inglobi l’intero paese.

Agli occhi di Bruxelles, tuttavia, ciò equivarrebbe a godere di almeno alcuni vantaggi del mercato unico senza però parteciparvi ufficialmente. «La proposta inglese pone più domande di quanto non ne risponda», ha ammesso Michel Barnier. Questi ha spiegato che le parti continueranno a negoziare nelle prossime settimane. In origine, un accordo di massima sul divorzio e sul periodo di transizione (fino al 31 dicembre 2020) sarebbe dovuto essere trovato al vertice europe di fine giugno. È probabile che ciò non sarà possibile.

D’altro canto, non piace al capo-negoziatore neppure che la soluzione inglese sarebbe limitata a un anno dopo la fine del periodo di transizione. C’è di più. Nella sua proposta, Londra si occupa solo degli aspetti doganali, e non spiega come intenda garantire l’allineamento regolamentare tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda. «Vogliamo fare progressi in giugno perché l’appuntamento di fine mese è un momento importante per consolidare la fiducia in vista di una uscita ordinata del Regno Unito dall’Unione», ha comunque detto Michel Barnier.

La questione irlandese, tuttavia, non è l’unica ancora aperta. Sul fronte dell’intesa di divorzio, manca un accordo sulla protezione dei dati personali, che deve essere garantita anche dopo Brexit; sulle garanzie per le indicazioni geografiche; e sulle procedure di infrazione relative agli aiuti di Stato ancora in corso alla fine del periodo di transizione. La trattativa sul divorzio deve concludersi entro ottobre per consentire il processo di ratifica di terminare entro la data di Brexit.

Intanto, a Londra le tensioni nel governo conservatore della premier Theresa May continuano a scuotere la politica inglese. Il ministro degli Affari Esteri Boris Johnson ha detto di temere che Brexit possa «cadere a pezzi», secondo BuzzFeed News. L’uomo politico ha poi aggiunto: «Se non avete il coraggio di volere una politica indipendente, non otterrete mai i benefici economici di Brexit». Criticando la signora May, il ministro ha tessuto le lodi del presidente americano Donald Trump e delle sue capacità negoziali.

© Riproduzione riservata