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Gelo tra Trump e Trudeau, nemico pubblico numero uno della Casa Bianca

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al via il g7 canadese

Gelo tra Trump e Trudeau, nemico pubblico numero uno della Casa Bianca

Il primo ministro canadese Justin Trudeau accanto a una bandiera dell’Unione europea
Il primo ministro canadese Justin Trudeau accanto a una bandiera dell’Unione europea

CHARLEVOIX - Donald Trump ha abituato il mondo a terremoti nelle relazioni internazionali. A un’altalena tra pessimi rapporti con gli alleati tradizionali e scommesse sulle proprie abilità di chiudere invece intese con avversari e rivali. A questa collezione di sorprese adesso si può aggiungere l’ultima: il G7 in Canada consacra per il Presidente statunitense l’emergere di un nuovo “nemico pubblico” numero uno tra le nazioni amiche. A sorpresa è il leader di Ottawa, Justin Trudeau.

I primi tweet ultra-mattinieri di oggi della Casa Bianca, all’inaugurazione del vertice di due giorni nei boschi del Quebec, hanno preso di mira l’insieme del G7 ma in particolare Ottawa. «Non vedo l’ora di raddrizzare gli iniqui accordi commerciali con i paesi del G7. Se non succede, noi ne usciamo anche meglio»,

ha cominciato Trump. Poi ha proseguito: «Il Canada ci impone dazi del 270% sui latticini. Non ve l’hanno detto, vero? Ingiusto per i nostri agricoltori!».

Trudeau «peggio» di Angela Merkel
Finora tra gli alleati occidentali il titolo di leader più inviso a Trump spettava probabilmente alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Il presidente statunitense aveva rapporti da sempre gelidi con il leader di Berlino. Una realtà evidenziata dal loro primo vertice bilaterale l’anno scorso, quando “dimenticò” platealmente di stringerle la mano, e da successivi e molteplici screzi. Gli attacchi alla Germania che non investe abbastanza nella Nato e nel budget militare, come alle auto tedesche che corrono nelle strade americane mentre non si vedono vetture made in Usa sulle Autobahn, sono diventati leggendari e un leitmotiv della sua Casa Bianca.

Ma oggi Merkel, forse complice la grande importanza dell’export per l’economia tedesca, sembra piuttosto cercare di vestire i panni della mediatrice, del leader che tenta seppur faticosamente di ricucire i rapporti transatlantici sotto pressione. E se hanno attirato l’attenzione le critiche rivolte a Trump dal presidente francese Emmanuel Macron, nonostante il pubblico sfoggio di amicizia tra i due, meno riflettori sono stati invece puntati sul duro braccio di ferro tra i due grandi vicini nordamericani, Stati Uniti e Canada.

Il «duro» Trudeau
Trudeau, alla guida del Paese che ospita il G7, ha sfoderato una serie di dure prese di posizione nelle settimane e nei giorni che hanno preceduto il summit. In una telefonata in maggio ha usato toni duri con Trump dopo che questo gli ha rimproverato che i canadesi avrebbero bruciato la Casa Bianca nella guerra del 1812 - storicamente falso, furono i soldati britannici. Ha poi sfoderato insolita rabbia in risposta ai dazi su acciaio e alluminio, dei quali il Canada è il principale esportatore negli Usa: li ha definiti un «insulto» e «inaccettabili», tanto più perché legittimati con il rischio per la sicurezza nazionale. Trudeau ha ricordato a Trump che truppe statunitensi e canadesi da sempre combattono fianco a fianco.

La posta in gioco, tra Stati Uniti e Canada, è alta. Sono in corso, insieme anche al Messico, negoziati per la revisione dell’accordo di libero scambio nordamericano Nafta. Che si sono scontrati con continui ostacoli, nonostante le pressioni del business di entrambi i Paesi per una soluzione. Il nodo più recente riguarda una clausola di rescissione unilaterale che Washington vuole avere ogni cinque anni.
Ma Trump ha risposto a Trudeau senza fare marce indietro, anzi continuando ad accusare i canadesi di pratiche scorrette nel commercio, non solo nei metalli ma nell’agricoltura. Li ha accusati di dazi protettivi e barriere. E, soprattutto, ha sostituito Trudeau alla Merkel nei leader alleati sulla sua personale “lista nera”.

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