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Diplomazie al lavoro per completare l’unione bancaria

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Riforma della zona euro

Diplomazie al lavoro per completare l’unione bancaria

BRUXELLES – Proseguono a livello diplomatico e anche ministeriale le trattative in vista di una riforma della zona euro, così come promesso dai Ventotto in marzo. L’obiettivo è di completare l’unione bancaria e di approvare una tabella di marcia in vista di un rafforzamento dell'unione monetaria. Dopo mesi in cui si sono guardati in cagnesco, i partner stanno ora cercando di trovare un compromesso, complice anche gli Stati Uniti che non mancano l'occasione di tentare di dividere i Ventotto.

Tra giovedì e venerdì, si sono riuniti a Parigi i direttori del Tesoro dei paesi dell'Unione europea. Secondo un partecipante alle riunioni, le discussioni sono andate «molto bene», si sono fatti «progressi sul modo in cui rafforzare l’unione monetaria». In ballo vi è prima di tutto il completamento dell'unione bancaria. Manca all’appello il terzo pilastro, ossia una garanzia unica dei depositi, da associare a una vigilanza unica e a una risoluzione unica delle banche in crisi.
Nella loro più recente riunione in maggio, i ministri delle Finanze si sono trovati d'accordo per fare del Meccanismo europeo di Stabilità un paracadute del Fondo unico di risoluzione bancaria (si veda Il Sole/24 Ore del 26 maggio). Si lavora ora sui dettagli più tecnici. In particolare alcuni paesi vorrebbero che il loro parlamento nazionale fosse coinvolto nel caso che l’ESM venga utilizzato. La speranza è poi di mettersi d'accordo sulla tempistica per creare una garanzia unica dei depositi.

Intanto si sono incontrati sabato, sempre a Parigi, questa volta in un palazzo prefettorale nel settimo arrondissement della capitale, il ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire e il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz. Un esponente francese ha parlato di colloqui “fruttuosi” durati 13 ore, fino alle 5 del mattino. «Abbiamo ancora lavoro da fare prima di poterci mettere d'accordo su una tabella di marcia». Altri colloqui dovrebbe avvenire in settimana.
Negli ultimi giorni, sia la Germania che la Francia hanno chiarito i loro punti di vista. Parlando alla stampa tedesca, la cancelliera Angela Merkel ha proposto la nascita di un bilancio della zona euro dedicato agli investimenti e del valore di qualche decina di miliardi di euro. La signora Merkel ha poi proposto che l’ESM diventi un Fondo monetario europeo capace di prestare a breve termine denaro ai paesi membri, in cambio di un controllo delle loro politiche economiche che non piace alla Commissione europea.

In un discorso a Berlino venerdì scorso il ministro Le Maire ha invece ribadito che un bilancio della zona euro dovrebbe essere più generoso. Ha poi sottolineato: «La disciplina senza solidarietà è una via senza uscita. Non solo renderà i popoli disperati, ma comporterà stravolgimenti sociali che scuoteranno la zona euro». Agli occhi dei francesi, il bilancio deve «finanziare progetti in comune» nel caso di shock economici, senza che «la solidarietà comporti lassismo».

In buona sostanza, mentre la Germania sembra privilegiare una politica dei piccoli passi, in una ottica più intergovernativa, la Francia vorrebbe cercare di dare un impulso più federale alla zona euro. «Ora o mai più», si intitola il recente discorso di Bruno Le Maire. L'idea di bilancio presentata da Berlino non è dissimile a quella illustrata dall'esecutivo comunitario nelle scorse settimane nel quadro delle prossime prospettive finanziarie 2021-2027 (si veda Il Sole/24 Ore del 31 maggio).

Al di là di questi aspetti istituzionali francesi e tedeschi stanno parlando anche di una armonizzazione delle basi imponibili e di un completamento dell'unione dei mercati di capitale, accordandosi sulla natura giuridica degli strumenti finanziari. La prossima riunione dei ministri delle Finanze è prevista in Lussemburgo i 21-22 giugno. L'obiettivo delle due trattative parallele - tra Francia e Germania, e tra i Ventotto - è di trovare un consenso politico da confermare a fine mese a livello di capi di stato e di governo.

Qui a Bruxelles ci si interroga sulle posizioni che prenderà il nuovo governo Conte. «Vi sono cinque o sei dossiers sui quali è legittimo avere dubbi - notava nei giorni scorsi un alto esponente comunitario –. Un accordo sul futuro della zona euro è comunque possibile in giugno». Se l’accelerazione di questi giorni dovesse concretizzarsi, uno dei meriti andrebbe al presidente Donald Trump che con la sua politica estera isolazionista sta inducendo i paesi europei a serrare i ranghi, se possibile.

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