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L’EUROPA E MOSCA

Togliere le sanzioni alla Russia? Tutte le carte in mano al governo (fino al veto)

Il presidente russo Vladimir Putin (Afp)
Il presidente russo Vladimir Putin (Afp)

Il futuro delle sanzioni economiche alla Russia tornerà d’attualità nei prossimi giorni quando i rappresentanti diplomatici dei Ventotto inizieranno a discutere del loro rinnovo che dovrà essere confermato entro fine luglio. Presentandosi alle Camere, il nuovo governo italiano ha spiegato di voler puntare a «una revisione del sistema delle sanzioni». Più cauto è sembrato essere il nuovo premier Giuseppe Conte in Canada dove ha appena partecipato a un incontro del G-7.

La prudenza del presidente del Consiglio è stata dettata da opportunità politica. In quel momento, il primo ministro non ha avuto interesse ad apparire troppo combattivo, secondo le informazioni raccolte dopo le discussioni avvenute a La Malbaie (Québec) tra il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e lo stesso premier italiano. Nel contempo, un diplomatico coinvolto nel summit ha spiegato che nessun dirigente europeo ha chiesto il ritorno di Mosca nel G-7, a differenza degli Stati Uniti.

Ciò detto, non si può escludere che la nuova maggioranza politica italiana torni all'attacco per rivedere le sanzioni economiche contro Mosca. Messe a punto nel 2014, sulla scia della clamorosa annessione della Crimea alla Russia, queste misure colpiscono in particolare l'import-export di armi, lo scambio di tecnologie, l'accesso ai mercati primari e secondari. Ogni sei mesi i Ventotto effettuano una analisi della situazione sulla base dell'Accordo di Minsk.
Quest'ultimo prevede la fine delle ostilità nell'Ucraina dell'Est e una serie di riforme costituzionali nel paese. Per ora, secondo lo stesso G-7, gli obiettivi non sono stati raggiunti. L'iter di rinnovo prevede una discussione diplomatica, seguita da una discussione politica dei capi di stato e di governo sulla base di una presentazione della situazione da parte di Francia e Germania. Ottenuto il consenso dei Ventotto, i governi si devono mettere d'accordo sui dettagli tecnici dell'operazione.

Fonti diplomatiche qui a Bruxelles fanno notare che in fondo il pacchetto sanzionatorio è il risultato di un delicato equilibrio tra chi voleva e vuole usare le maniere forti con la Russia e chi invece avrebbe preferito e preferisce evitare misure troppo pesanti. In questo senso, paradossalmente, il rinnovo delle sanzioni nel corso degli ultimi anni è stato considerato il male minore, la soluzione più semplice, rispetto alla riapertura di un dossier controverso.

Il rinnovo deve avvenire all'unanimità dei Ventotto entro fine luglio. Basta che un paese metta il veto e le sanzioni decadono d'emblée. Se lo volesse, l'Italia potrebbe spaccare da sola l'unità europea su un dossier delicatissimo. Vorrà farlo? Tendenzialmente a nessun paese dell'Unione piace essere isolato a Bruxelles. Almeno in teoria, il governo italiano potrebbe avere l'appoggio di alcuni paesi, tradizionalmente vicini alla Russia: l'Ungheria, la Grecia e Cipro.
Nota un diplomatico nazionale: «Neppure i paesi più vicini alla Russia pensavano di rimettere in discussione le sanzioni… Non c'è grande desiderio di creare nuove tensioni in Europa. Siamo già alle prese con i dazi commerciali degli Stati Uniti, la riforma della zona euro, il negoziato su un nuovo bilancio comunitario, il futuro del diritto d'asilo...». In marzo, la stessa vicenda dell'agente segreto russo passato agli inglesi e avvelenato in Gran Bretagna aveva indotto a serrare i ranghi contro Mosca.

Come detto, il pacchetto sanzionatorio è il risultato di un delicato equilibrio. Se l'Italia del nuovo governo è a favore di smantellare almeno alcune delle misure, vi sono altri paesi che vorrebbero rafforzarle, a cominciare dai paesi dell'Est e dalle repubbliche baltiche: «La mia impressione è che si andrà verso un rinnovo delle sanzioni, come al solito», riassume un negoziatore europeo. L'iter decisionale inizierà formalmente la settimana prossima con una prima riunione diplomatica.

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