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L’Italia delle imprese nelle grandi infrastrutture dei Mondiali

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il ruolo delle nostre aziende

L’Italia delle imprese nelle grandi infrastrutture dei Mondiali

Il nuovo stadio di Volgograd. Vi hanno contribuito le aziende italiane Cimolai e Isopan
Il nuovo stadio di Volgograd. Vi hanno contribuito le aziende italiane Cimolai e Isopan

MOSCA - «Non so onestamente quanto rimarrà in gioco, ma farò il tifo per la Russia», dice l’ambasciatore d’Italia a Mosca, Pasquale Terracciano. Date le prospettive non luminose della sbornaja, la nazionale di casa, gli italiani orfani della propria squadra potrebbero dover trovare presto un’ulteriore alternativa per cui tifare. Per attutire l’amarezza di questi Mondiali senza Italia, abbiamo cercato più Italia possibile nella preparazione e nei dintorni di questo evento, nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture a cui è affidato il compito di lasciare un’eredità duratura al Paese. E qui la sfida va ben oltre questa Coppa del mondo: come ripetono gli addetti ai lavori, la Russia sarà pure un Paese complesso e difficile, ma è uno di quei mercati di cui non si può fare a meno. Mondiali di calcio o no.

Mosca, 29 ottobre 1997. Sotto una bufera di neve, l’Italia si gioca contro la Russia la partecipazione ai Mondiali di Francia 1998, è l’esordio in Nazionale di Buffon. Fu un pareggio, e poi la vittoria nel ritorno a Napoli: «Il parallelo è sfavorevole, non andò come Italia-Svezia», fa notare Andrea Gardumi, area manager e project director di Codest in Russia e nei Paesi Cis, la Comunità di Stati indipendenti che raccoglie alcune tra le ex repubbliche sovietiche. Ma quella partita si giocò al Dinamo di Mosca, e malgrado lo stadio non rientri nel circuito dei Mondiali perché la capitale ne aveva già due pronti (Luzhniki e Spartak), qui l’Italia è davvero tornata. Codest, società del gruppo Rizzani de Eccher attivo nell’edilizia e nelle infrastrutture, ha ricostruito lo stadio del leggendario Lev Yashin. «È davvero unico - racconta Gardumi -. Con 27mila posti, è inserito nello stesso contenitore di un’Arena multifunzionale per concerti, partite di basket o di hockey, oltre a un centro commerciale e a un parcheggio. Il campo di calcio è al secondo piano: non ci risulta che esistano complessi operanti simili». Un luogo di aggregazione che resterà vivo, che si prevede di utilizzare quasi tutti i giorni della settimana: in una zona vivace, non troppo lontano dal centro di Mosca, lo stadio Dinamo non dovrebbe proprio rischiare la sorte di tante “cattedrali nel deserto” sparse nel mondo dai grandi avvenimenti internazionali.

La storia di Codest e Dinamo è legata a un secondo grande contratto, la costruzione di un complesso multifunzionale nelle vicinanze dello stadio: la Vtb Arena Park: hotel, residenze, uffici, un parco. Nella doppia gara per l’aggiudicazione dei due progetti, stadio e arena, il gruppo italiano aveva di fronte Strabag, Vinci, Bouygues. Lo stadio andò ai francesi di Vinci, Codest ebbe l’Arena Park e nel 2013 iniziò i lavori. Poi, un caso fortunato: per divergenze con il cliente, la banca russa Vtb, Vinci fece un passo indietro, e anche la costruzione dello stadio andò a Codest: «Eravamo nel posto giusto al momento giusto», osserva Gardumi.

Lo stesso potrebbe dirsi per un’altra azienda partita dal Friuli, la Cimolai di Pordenone che progetta e realizza costruzioni in acciaio e, tra l’altro, ha fornito (in parte direttamente dall’Italia) le strutture metalliche dello stadio Dinamo. Cimolai è tra le aziende italiane partite da Mosca, per poi farsi strada all’interno della Russia: un Paese, racconta Roberto Magri, vicedirettore della consociata JVK-Cimolai, dove «le prospettive di crescita nel settore delle costruzioni sono decisamente migliori rispetto ad altri mercati, come l’Italia e l’Europa in generale».
Dopo aver stretto un accordo con il gruppo industriale russo Konar, nel 2015 JVK-Cimolai ha aperto uno stabilimento a Celjabinsk, negli Urali, per la produzione di strutture metalliche destinate al mercato russo. «Il motivo della scelta di Celjabinsk - spiega Magri - oltre al fatto che è la città dove Konar ha la sua sede principale, è dovuto alla vicinanza alle principali acciaierie russe, e all’importante presenza in regione di manodopera specializzata, essendo gli Urali da sempre considerati uno dei principali centri metallurgici della Russia».
Nell’album fotografico dei progetti realizzati dal 2015 a oggi spicca la sagoma inconfondibile della Lakhta Tower a San Pietroburgo, futuro quartier generale di Gazprom ed edificio più alto d’Europa, a cui JVK-Cimolai ha fornito circa 25mila tonnellate di strutture metalliche.

Poi viene la partecipazione ai Mondiali: lo stadio di Nizhnij Novgorod, cui sono state fornite circa 10mila tonnellate di strutture metalliche per realizzare la copertura, e quello di Volgograd, con fornitura e montaggio di 8.500 tonnellate di strutture metalliche per la copertura e la facciata dello stadio. In entrambi i casi, due opere molto particolari, progetti che le soluzioni fornite da Cimolai hanno contribuito a semplificare: lo stadio di Nizhnij Novgorod, semitrasparente e leggero, è stato descritto come ispirato alla natura della regione del Volga; ed è ariosa e sottile la facciata della Volgograd Arena, accostata all’immagine di un canestro di basket o ai raggi di una ruota di bicicletta. «La ragione per essere stati scelti come subappaltatori per le carpenterie metalliche - spiega Roberto Magri - è l’esperienza della Cimolai nella costruzione di stadi in tutto il mondo: tra questi lo stadio olimpico di Atene, lo stadio nazionale a Varsavia, lo stadio per i mondiali d’Africa 2010. Ma sono stati determinanti anche i buoni rapporti tra il socio russo, Konar, e l’impresa generale di costruzioni, anch’essa russa, a cui è stato affidato l’appalto per la costruzione di questi due stadi».

L’Arena di Volgograd, l’ex Stalingrado, ha raccolto il contributo di un’altra azienda italiana che ha uno stabilimento produttivo qui, la Isopan Rus del gruppo Manni, attivo nel campo siderurgico. Per Volgograd e lo stadio di Rostov-sul-Don, racconta Stefano Rossi, direttore commerciale di Isopan Rus, «noi abbiamo fornito i pannelli utilizzati per fare delle strutture all’interno dello spazio dello stadio. A Volgograd l’arena è un’opera all’avanguardia, con tecnologie moderne, molto interessante dal punto di vista strutturale. Sono tutti molto belli...hanno fatto investimenti importanti, non solo sugli stadi ma anche sulle infrastrutture, gli aeroporti...A Rostov hanno fatto un nuovo aeroporto da zero, dicono che sia l’unico di quelle dimensioni costruito in Europa negli ultimi 50 anni».
I pannelli metallici e isolanti del gruppo Manni, destinati a costruzioni civili, industriali, agrozootecniche e commerciali, sono stati la chiave per affrontare la difficile realtà dell’era sanzioni. «La Russia - spiega Francesco Manni, vicepresidente di Manni Group - ha un problema di deficit tra quello che riesce a produrre e quello che deve importare. Il settore agroalimentare, in particolare, è caratterizzato da una grande inefficienza: ora le sanzioni li hanno costretti a diventare produttori più efficienti. E una regione come Volgograd è molto interessata agli investimenti nel settore per esempio delle celle frigorifere, della trasformazione alimentare». E lo sviluppo “forzato” di zootecnia, agricoltura e conservazione di frutta e verdura favorisce aziende come Isopan. «Questo - sottolinea Stefano Rossi - nonostante il periodo economico e politico difficile resta un mercato in forte crescita». In cui Francesco Manni registra «una grande sintonia, perfino inaspettata, nei confronti degli operatori italiani: i russi hanno una profonda stima e ammirazione per noi, senza quella nota di gelosia che hanno per esempio nei confronti della Germania. Non si sentono in competizione, non hanno timore di essere sminuiti. E poi hanno ammirazione anche per la componente estetica che si può mettere nella produzione industriale. Qui si lavora bene».

Su un fronte diverso, c’è una firma italiana che contribuirà letteralmente ad aiutare la Russia dei Mondiali: Technogym, leader mondiale nelle tecnologie, soluzioni e prodotti per i settori fitness, wellness e sport, è fornitore ufficiale della Nazionale russa, oltre che di quella brasiliana. Fornitore ufficiale delle ultime sette edizioni dei Giochi olimpici, Technogym mette a disposizione degli atleti attrezzi e prodotti progettati per tutte le modalità di allenamento, integrati con una piattaforma digitale che consente di rimanere sempre connessi al proprio programma di allenamento personalizzato. «La Russia - spiega Nerio Alessandri, presidente e fondatore di Technogym - rappresenta sicuramente un mercato importante per noi che siamo un’azienda fortemente orientata ai mercati internazionali, con esportazioni in oltre cento Paesi dove generiamo oltre il 90% del nostro fatturato».

Con una presenza forte e strutturata in tutti i segmenti di mercato: dalle grandi catene di Fitness Club ai grandi hotel, dalle eccellenze sportive di alto livello come appunto la nazionale Russa e lo Spartak di Mosca al mercato consumer con quattro negozi diretti, tre a Mosca e uno a San Pietroburgo. «Grazie all’unicità dei nostri prodotti - continua Alessandri -, al nostro marchio riconosciuto in tutto il mondo e soprattutto grazie alla costante crescita di domanda di prodotti e servizi per il fitness, il wellness e lo sport, anche in periodi di tensioni internazionali la nostra performance in Russia continua a migliorare. In Russia c’è una fortissima voglia di Italia e di stile di vita italiano in tutti i settori, dal fashion, al design, all’alimentare alla tecnologia. Questo è il nostro vantaggio competitivo su cui dobbiamo lavorare con costanza e determinazione per posizionare i nostri prodotti ed i nostri marchi su questo mercato». A questo punto dunque, anche lei tiferà per la sbornaja? «Oltre alla Russia - ricorda il presidente di Technogym - noi saremo fornitori ufficiali del Brasile. Questa è la finale per cui tifiamo».

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