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offensiva della PROCURA

New York fa causa alla fondazione Trump: «Attività illegali»

Donald Trump (foto Ap)
Donald Trump (foto Ap)

NEW YORK - La procura generale di New York ha fatto scattare una durissima offensiva legale contro il Presidente Donald Trump e la sua fondazione di beneficenza: la Trump Foundation è stata denunciata per aver condotto eclatanti attività politiche e di business del tutto illegali per una “charity”.

L'ufficio dell'Attorney General dello stato, al termine di due anni di indagini, ha deciso di presentare il ricorso nonostante recenti cambi al vertice: da pochi mesi è guidato da Barbara Underwood dopo le dimissioni di Eric Schneidermann, accusato di abusi contro le donne.

«La Fondazione era poco più d'un libretto degli assegni per i pagamenti» di Trump, tuona la denuncia, «senza curarsi del loro scopo e della loro legalità». Conclusione: «Non è così che fondazioni private dovrebbero operare e vogliamo che la Foundation sia ritenuta responsabile dell'uso scorretto di assett di beneficenza». La procura chiede risarcimenti per 2,8 milioni e sanzioni multimilionarie potrebbero colpire i vertici della Fondazione. Viene inoltre invocata la messa al bando di Trump per dieci anni da ruoli di direzione e presenza nei board di attività caritatevoli. Per i tre figli maggiori, Ivanka, Donald Jr. e Eric, la richiesta è una sospensione per un anno da simili incarichi in organizzazioni con sede a New York. La procura ha anche inoltrato l'esito delle indagini all'Irs, il fisco americano, e alla Fec, la commissione che supervisiona le elezioni, per ulteriori azioni.

Trump ha subito risposto con rabbia nei tweet dalla Casa Bianca. Ha accusato il ricorso legale d'essere un complotto orchestrato dai “subdoli democratici di New York”. Ha giurato che la sua fondazione dona piu' di quanto raccolga. E aggiunto che non scendera' a patti.

Ma la denuncia svela come la Fondazione, finita gia' nel mirino durante la campagna che portò alla vittoria di Trump nel novembre 2016, sia stata utilizzata come “braccio” elettorale. Le sue spese erano dirette dal direttore della campagna, Corey Lewandowski, un intreccio dimostrato da serie di e-mail tra lui e funzionari della Fondazione: “donazioni” dirette in Iowa, ad esempio, scattarono alla vigilia delle primarie in quello stato. La Fondazione, ricorda il ricorso, aveva il “divieto di partecipare o intervenire in qualunque campagna politica a favore di un candidato”, proibizione sempre sottoscritta dello stesso Trump nei documenti che accertano il rispetto delle regole.

Né la politica è l'unica violazione. Ripetutamente la Trump Foundation ha pagato per transazioni personali, di Trump e famiglia, come per operazioni commerciali e accordi extragiuzionali che mettessero a tacere casi contro di lui o la sua organizzazione. Ecco diecimila dollari per un ritratto del futuro presidente da affiggere in un resort golfistico. E gli inquirenti hanno portato alla luce almeno altri cinque casi di interessi privati irregolari. C'e' il patteggiamento da 100.000 dollari nel 2007 tra la citta' di Palm Beach e Mar-a-Lago, oggi la Casa Bianca fuori da Washington. Un compromesso da 158.000 dollari del 2012 con un giocatore di golf sul mancato pagamento d'un premio pattuito. Ancora: cinquemila dollari in pubblicità all'impero alberghiero di Trump e 32.000 per rispettare un impegno individuale a favore di un'altra charity. Per il Presidente la denuncia stringe adesso ancor più l'assedio legale contro il quale si batte dall'ingresso alla Casa Bianca: è tuttora nel mirino dell'inchiesta sul Russiagate, le interferenze russe nelle urne e i sospetti di collusione della sua campagna.
Marco Valsania

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