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Colombia, vince il conservatore Duque critico sull’accordo con le Farc

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elezioni presidenziali

Colombia, vince il conservatore Duque critico sull’accordo con le Farc

Con il 96,5% delle schede scrutinate il candidato del centrodestra alle elezioni presidenziali in Colombia Ivan Duque vince con il 54% dei voti contro il 42%
ottenuto dal suo avversario del centrosinistra, l’ex guerrigliero Gustavo Petro. Lo riportano i media internazionali.

Nei suoi Cent’anni di solitudine Gabriel Garcia Marquez ci ha insegnato a credere all’incredibile. La sua Colombia, quella della saga dei Buendia, è una storia magica e magnifica, lontana ma riconducibile a quella tragica e violenta dei guerriglieri delle Farc, (forse) reinserita nella vita civile. Dopo 50 anni di scontri e 218mila morti, barbarie e collusioni, tra governi e miliziani, la Colombia parrebbe pacificata. Non è proprio così. Nel ballottaggio di ieri tra Ivan Duque e Gustavo Petro, il Paese si è giocato la continuità dell’accordo di pace con le Farc.

Colombia di nuovo alle urne per il ballottaggio tra Duque e Petro

L’elettorato è polarizzato tra sostegno e rifiuto dell’intesa con i guerriglieri: una spaccatura che si è riflessa nei due rivali: Duque, conservatore e determinato a rivedere i termini dell’accordo, contro Gustavo Petro, ex sindaco di Bogotà, progressista. Dall’agosto 2016, la data dell’accordo tra il presidente Juan Manuel Santos e Rodrigo Londono, alias Timochenko, (capo delle Farc), la Colombia è cambiata ancora. Meno morti, certo, ma la società non accetta una pacificazione costituzionalmente chiara ma socialmente controversa. Non elaborata. Almeno per tutti i colombiani che guadagnano meno e vivono peggio di un guerrigliero «agevolato» e aiutato nel processo di reinserimento.

Cosa resta dell’innocenza dopo l’innocenza?
Un Paese più stabile, meno pericoloso e più attrattivo per le imprese, ma anche lacerato dagli strascichi di una conflittualità aspra. Con la cupa consapevolezza di rimanere in cima alla classifica del narcotraffico per volumi e business di droga. Tra il 2012 e il 2017, gli anni della costruzione del processo di pace, la produzione di coca in Colombia è aumentata. Lo ammette, dal sontuoso palazzo di Governo a Bogotà, lo stesso Rafael Pardo, ex ministro della Difesa e ora Alto commissario per il Post-conflitto. «È stata un’operazione politica monumentale, equiparabile alla Riunificazione della Germania, con la complessità amplificata dalla sospensione delle violenze. I passaggi sono stati tre: il disarmo, la smobilitazione dei guerriglieri e il loro reinserimento nella vita civile. I numeri sono imponenti: 12mila miliziani inglobati nella società, con ostacoli che sarebbe ipocrita ignorare».

Il candidato Ivan Duque

Coca e riforma agraria
La Riforma agraria è il caposaldo della nuova Colombia e funziona così: l’assegnazione della terra ai campesinos che la lavorano, 7 milioni di ettari ripartiti e conferiti in un vero e proprio registro delle proprietà. La costruzione di infrastrutture, strade e ferrovie in territori finora poco accessibili. Poi la consulenza offerta ai contadini e agli agricoltori. Il presidio sanitario in aree rurali da sempre in deficit di assistenza. Il punto chiave resta però la riconversione del prodotto nazionale: la coca. La sostituzione volontaria delle coltivazioni, il cacao e il caffè - spiega Pardo - possono essere persino più redditizi della coca. A condizione che le comunità agricole, aiutate sul fronte economico, accettino l’assistenza tecnica e l’affiancamento. Un altro punto consiste nell’eradicazione di vaste aree coltivate da decenni a coca.

I sostenitori di Petro scendono in piazza

Uno sminamento da 140 milioni
Infine lo sminamento, i cui costi sono vicini ai 140 milioni di dollari, cifre importanti. Per troppo tempo la Colombia è stato un Paese in guerra in cui le fazioni, Farc, Governo e paramilitari, si sono contrastate in ogni modo. Le mine antiuomo sono disseminate dappertutto. Ecco perché il governo, con l’aiuto di Stati Uniti, Canada, Corea, Norvegia, Svezia, Gran Bretagna e Giappone, ha avviato un gran progetto di sminamento e bonifica dei territori.
L’economia della Colombia è basata su petrolio, caffè, cacao e coca. Predominante quest’ultima, naturalmente. Carlos è un ex guerrigliero - intervistato da Il Sole-24Ore - e segue un programma di reinserimento sociale a Bogotà: «La filiera di produzione della droga, in Colombia, è sempre stata completa: dalla foglia di coca fino alla cocaina per il consumatore. La lotta alla droga, per quanto discontinua e inefficace, si è limitata a due segmenti, quelli delle estremità. La coltivazione e la distribuzione finale. In verità, tutti i processi intermedi, pur molto lucrosi, non sono mai stati osteggiati. Basti ricordare che Hsbc, un gruppo bancario di enorme patrimonializzazione ha riciclato - secondo i conti degli investigatori - 350miliardi di dollari, pagando alla fine una multa di soli 1,8miliardi».

“La lotta alla droga si è limitata a due segmenti della filiera: coltivazione e distribuzione finale. In verità, tutti i processi intermedi, pur molto lucrosi, non sono mai stati osteggiati”

Carlos, ex guerrigliero che segue un programma di reinserimento 

Il nodo degli incentivi alle imprese
La svolta di pace, pur complessa e certamente non completata (vi sono circa 400 guerriglieri ancora in attività, il 7% del totale, ovvero quei «dissidenti» che non hanno riconosciuto gli accordi), comunque procede e il governo di Bogotà ha pensato di introdurre incentivi e pacchetti di promozione per l’insediamento delle imprese. Che molte hanno accettato: l’introduzione di zone franche in sui si produce pagando solo una imposta fissa, una «flat tax» del 20% ha favorito l’approdo di molti. Anche perché le facilitazioni prevedono esenzioni dell’Iva e dei dazi di import-export.

Clima di militarizzazione per le elezioni presidenziali in Colombia (Afp)

La risposta delle imprese italiane
Le imprese italiane hanno risposto all’appello investendo 400milioni e facendo lievitare l’interscambio commerciale a 1,3 miliardi di euro all’anno. La Colombia ha mostrato negli ultimi anni delle buone performance di crescita, superiori al 4% all’anno. Nel 2018 il Pil dovrebbe crescere del 2,7%, più di Brasile e Messico.
A Cartagena, Tenaris ha aperto una produzione di tubi, con una capacità produttiva annua di 250mila tonnellate, per l’industria petrolifera di tutto il continente. Pirelli un centro di distribuzione di pneumatici che serve anche altri Paesi sudamericani, l’Enel distribuisce elettricità a 3,8milioni di clienti. Altre presenze sono quelle di Fca, Saipem, Iveco, Acea, Ansaldo, Salini-Impregilo, Trevi, Ferrero, Cirio, Barilla, De Cecco, oltre ai grandi nomi della moda.
Infine, Illy e Lavazza, sono presenti in un Paese la cui qualità di materia prima è di alto livello. La riconversione dei terreni dalla coca al caffè potrebbe essere, non solo a livello simbolico, una ripartenza.

Guerra e guerriglia: una storia senza fine?
Non sarà tutto facile per il vincitore di queste elezioni presidenziali. Duque dovrà superare gli ostacoli sociali e le resistenze di milioni di colombiani all’integrazione dei guerriglieri. Tania Nijmeijer, una donna olandese che dal 2003 al 2017 ha militato tra le fila delle Farc e poi partecipato ai negoziati di pace, racconta di vari miliziani capaci di una sola cosa: la guerra. Reclutati nella legione straniera. Forse anche per questo Duque, erede politico dell’ex presidente Alvaro Uribe, chiede di rivedere i benefici politici e sociali concessi ai guerriglieri. La guerra e la guerriglia in Colombia, una storia senza fine?
Uno dei grandi della letteratura colombiana, David Betancourt, scrive, «la vida me vive amargando la vida». La vita mi vive, amareggiando la vita.

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