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Germania, cosa succede se cade il «totem» Angela Merkel

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i giorni terribili della cancelliera

Germania, cosa succede se cade il «totem» Angela Merkel

I tedeschi non cambiano umore facilmente, quando lo fanno cambiano epoca. Il 61 per cento degli elettori oggi vuole che i migranti con una richiesta di asilo avviata in un altro paese Ue siano espulsi dalla Germania, conseguenza della scelta di Merkel, è opinione diffusa, di accogliere nel 2015 centinaia di migliaia di richiedenti asilo, in tutto 1,4 milioni di persone negli ultimi tre anni. Angela Merkel, pressata in casa e attaccata da Trump, «ostinatamente morbida sui migranti» scrive Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha due settimane per trovare un accordo Ue, cosa che le chiedono due terzi di un campione di mille persone sondate dal Forsa institute il 15 giugno.

Cosa succede se cade Merkel
Il compito non è facile, lo ha detto lei stessa lunedì a Berlino. Cosa succede se a fine giugno la donna che guida la Germania dal 2005 e da anni regna incontrastata in Europa, non supererà questo ostacolo? L’alternativa è semplice quanto brutale: se Merkel trova un accordo con la Ue, in particolare con l’Italia, entro il 1° luglio e il suo ministro alleato-nemico Seehofer lo accetta, confermerà il suo talento. Se non trova l’accordo o lo trova e Seehofer non l’accetta, la cancelliera al quarto mandato rimane al potere come anatra zoppa, sentenzia già l’Economist.

A quel punto più scenari sono possibili:
- Merkel indebolita rimane ma prova a formare un governo con Verdi e Fdp (tentativo fallito nei mesi scorsi per l’improvviso voltafaccia del liberale Linder quindi poco probabile quanto non auspicabile perché ne andrebbe della sua credibilità);
- Merkel prova a forzare e mandare via Seehofer, si apre una guerra di potere dentro la bavarese CSU o dentro la stessa CDU, partito di Merkel che però non sembra voler tradire la sua leader come forse spera Seehofer e chi vuole sbarazzarsi della moderazione di Mutti. Si potrebbe dunque sostituire la cancelliera con un nome a lei gradito o caso estremo e in un certo senso epocale, tornare alle urne.

Il dibattito in Germania
Non è un’ipotesi remota, leggendo la stampa tedesca: la copertina dello Spiegel ammetteche i tedeschi non sanno come gestire i migranti e afferma che la crisi dei rifugiati mette a rischio la cancelleria Merkel. Süddeutsche Zeitung evidenzia oggi che «una soluzione comune non è in vista». Frankfurter Allgemeine Zeitung paragona CDU e CSU a due treni che per ora hanno solo evitato di scontrarsi, e vede ridotte le chance della Merkel di «soddisfare le richieste di Seehofer»: in caso di scontro frontale «i due treni sopravviveranno con gravi danni ma la locomotiva della CSU è ancora in funzione e a pieno regime sulla linea, il treno del Cancelliere invece non si sta muovendo».

«La CSU e un numero crescente di tedeschi - continua la Faz - ancora non capiscono quanto sia stato facile per il Cancelliere rinunciare al controllo dei confini della Germania di allora perché si presumeva che fosse impossibile fare altrimenti. Il Cancelliere Merkel sperava tuttavia che gli altri europei seguissero la sua linea». Più importante però il passaggio che legittima il primo ministro austriaco Kurz e l’ungherese Orban: «solo le misure dissuasive di paesi come l'Ungheria e l'Austria (recentemente riconosciute da Merkel) hanno arrestato la grande migrazione verso la Baviera attraverso la rotta balcanica. La CSU a cui non si può negare né il suo senso di umanità né il suo impegno per l'unificazione europea, tende ad assumere una linea “dura” nella sua politica migratoria, con la Merkel ostinatamente “morbida”. Attraverso i controlli e i respingimenti al confine tedesco, la CSU vuole aumentare la pressione sugli altri membri dell'UE in una sorta di reazione a catena per contribuire all'auspicabile migliore controllo delle frontiere esterne; la Merkel e i suoi sostenitori temono che questo possatrasformarsi in una catena di conflitti che potrebbe distruggere la già malconcia costruzione europea».

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A rischio un’alleanza politica lunga 70 anni
Quando la settimana scorsa Seehofer da ministro dell’Interno si è prodotto nel plateale strappo, l’operazione è sembrata chiara: testare la leadership di Merkel. Il leader della CSU e i falchi bavaresi non hanno però ottenuto l’effetto sperato perché dentro la CDU nessuno sembra voler essere il Bruto della situazione. Se la sfida intestina sembra persa, Seehofer guadagna visibilità come leader di un conservatorismo più estremo e populista. Fuor dalla cronaca e dai tatticismi il Seehofer può ottenere un altro risultato che non si sa quanto riuscirà a maneggiare: oltre la decennale era Merkel potrebbe finire una storica alleanza lunga 70 anni: «Il blocco dei due partiti non è mai stato così fragile come adesso, CDU e CSU sono sempre stati uniti da un consenso di fondo che ora è scomparso» dice il capo dei sondaggisti di Forsa institute.

La parabola di Angela
Adesso che Merkel è attaccata anche dal presidente Trump che usa i problemi della Germania per gestire i suoi con i bambini migranti separati dai genitori senza documenti (entrambi i leader alla fine hanno lo stesso problema) vale la pena rileggere la cronaca del 2004 quando la cinquantenne Merkel si giocava la rielezione quindi la guida dei democristiani tedeschi e non ebbe il plebiscito del 93,7% ma si fermò all’88,4%. «Il voto - si scrisse allora - è avvenuto dopo che Merkel ha pronunciato un discorso tutto incentrato sui valori legati alla patria, alla famiglia e alla sicurezza». Nel 2005 sarebbe stata eletta per la prima volta cancelliere mettendo fine all’era del socialdemocratico Schröder.

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