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Da Trump un altro regalo a Israele

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Da Trump un altro regalo a Israele

L’aula del Consiglio per i diritti umani nella sede delle Nazioni Unite a Ginevra
L’aula del Consiglio per i diritti umani nella sede delle Nazioni Unite a Ginevra

Non si può definirla una mossa inaspettata. La decisione dell’Amministrazione del presidente americano Donald Trump di uscire dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu (Ohchr) era nell’aria da tempo. Ed è comunque solo l’ultima di una serie di misure in cui spicca lo stesso disegno: rigettare il multilateralismo internazionale, soprattutto quando interferisce negativamente con gli alleati più solidi, e favorire i rapporti bilaterali.

Le relazioni tra Trump e le Nazioni Unite sono state complesse fin dall’inizio del suo mandato. Ma anche prima gli Stati Uniti hanno avuto spesso un rapporto conflittuale con l’Ohchr. Specialmente quando il motivo del contendere erano le politiche del governo israeliano. D’altronde, quando il Consiglio fu creato, nel 2006, l’Amministrazione del presidente repubblicano George W. Bush decise quasi subito di boicottarlo (gli Usa vi ritornarono nel 2009) . Al di là delle recenti e pesanti critiche rivolte dall’Ohchr agli Stati Uniti in merito alla politica sui clandestini intrapresa da Trump, le ragioni di allora sono in buona parte le stesse alla base della decisione di martedì scorso. Primo fra tutti quella che agli occhi della Casa Bianca è sempre stato un atteggiamento ostile e pregiudizievole contro Israele.

Quello di martedì è dunque un altro passo in avanti che rafforza i già solidi legami tra Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ancora una volta visibilmente soddisfatto per l’iniziativa del suo alleato d’oltreoceano. In pochi mesi, infatti, la Casa Bianca ha prima annunciato (lo scorso dicembre) il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, per poi trasferirvi il 14 maggio la nuova ambasciata. Una decisione che ha fatto insorgere il mondo arabo, ed è stata condannata dagli alleati europei oltreché dall’Onu. La successiva mossa, il 14 maggio, è stata l’abbandono unilaterale dell’accordo sul nucleare iraniano, tanto caldeggiato da Israele. Uno schiaffo per i Paesi europei, firmatari dell’accordo insieme a Russia, Cina e Usa, e per l’Onu. Nel mentre, in gennaio, sempre la Casa Bianca aveva reso noto un drastico taglio - quasi un dimezzamento - degli aiuti umanitari americani destinati all’Unrwa, l’agenzia Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi.

Senza la presenza di un attore come gli Stati Uniti ogni organizzazione dell’Onu perde inevitabilmente peso. È peraltro vero che non pochi Paesi, anche europei, condividono nella sostanza alcune criticità presenti nel Consiglio dei diritti umani, che peraltro ha visto troppo volte la presenza al suo interno di Paesi allergici al rispetto dei diritti umani. Ma quello che chiedono agli Stati Uniti è di provare a rinnovare, in meglio, il Consiglio dall’interno piuttosto che abbandonarlo. Così come per il dossier sul nucleare iraniano, le loro speranze rischiano di essere deluse.

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