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Troika, scioperi e riforme: 10 anni di Grecia tra crisi e ripartenza

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VERSO l’uscita dal BAILOUT

Troika, scioperi e riforme: 10 anni di Grecia tra crisi e ripartenza

Tutto ha inizio con la voragine del deficit pubblico. La Grecia nell'ottobre 2009 ammette di aver sottostimato per anni il deficit, che il nuovo governo Papandreou rivede al 12,5% del Pil dalla precedente stima del 3,7 per cento. Successivamente il deficit arriverà al 15% del Pil. Seguono i primi downgrade del debito greco da parte delle agenzie di rating e scatta la speculazione internazionale che cerca di trarre profitto dalla possibilità che la Grecia sia costretta a uscire dalla zona euro.

Maggio 2010
Il primo piano di aiuti da 110 miliardi di euro complessivi viene deciso dai partner europei e dal Fondo monetario internazionale in un summit straodinario a Bruxelles attraverso prestiti diretti dei paesi membri. L'Eurogruppo non aveva ancora a disposizione il fondo salva stati che verrà approntato da lì a poco come EFSF e poi ESM.
Dopo ulteriori downgrade del debito (con S&P che considera ormai i titoli greci junk bond) e la minaccia di default, arriva il via libera al primo bailout: per Atene un pacchetto di aiuti internazionali da 110 miliardi sotto la vigilanza della troika dei creditori (Ue, Fmi e Bce). I Paesi dell'eurozona non possono accettare che un paese membro faccia default, c'è il concreto rischio che il contagio possa contaminare anche altri paesi come infatti avvenne in seguito con Cipro, Irlanda, Portogallo e Spagna.

Luglio 2011 -L'haircut del debito privato del 53,5%
Nell'estate del 2011 appare chiaro che la Grecia non rispetterà il cammino di risanamento fissato con il primo piano di aiuti. Così il 21 luglio viene raggiunta un'intesa per un nuovo pacchetto di aiuti che si somma al precedente. Allo sforzo creditizio sono chiamati però a partecipare anche i creditori privati della Grecia, che dovranno accettare un haircut (taglio) dei loro crediti che alla fine sarà pari al 53,5%. Si arriva a un taglio su 200 miliardi di euro, il maggiore della stroria moderna in materia.

Febbraio 2012 -Il secondo piano di aiuti da 130 miliardi
L'Eurogruppo si accorda per un secondo piano di aiuti internazionali alla Grecia da 130 miliardi. L'errore di fondo è stato non seguire il suggerimento del Fmi che, oltre alle politiche di austerità e di contenimento delle spese pubbliche, chiedeva un taglio del capitale del debito ma gli europei si opposero.

5 luglio 2015 -Il referendum anti-austerity con i no al 61,3%
Nel pieno delle trattative con i creditori internazionali per un nuovo pacchetto di aiuti, il premier greco Alexis Tsipras (leader del partito di sinistra Syriza, salito al potere all'inizio dell'anno dopo il governo Samaras) indice un referendum a luglio sulle dure condizioni poste per il nuovo salvataggio. Quasi due greci su tre votano no, ma Atene si piegherà poco dopo a quelle richieste della troika e nonostante un refrendum che andava nella direzione contraria. Tsipras fa la famosa kolutoumba, la capriola, e si libera del ministro Yanis Varoufakis sostinuteondolo con Euklid Tzakalotos e accetta nuova austertà in cambio del terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro. Le pensioni vengono tagliate per la tredicesima volta dall'inizio della crisi.

14 agosto 2015 -Il terzo piano di aiuti da 86 miliardi
L'Eurogruppo dà il via libera al terzo piano triennale di salvataggio per la Grecia, rimandando la questione della sostenibilità del debito. Atene si impegna a varare altre 88 azioni prioritarie che portano complessivamente a 450 il numero delle riforme varate e da implementare negli anni a venire oltre a privatizzare beni per 50 miliardi di euro. A oggi sono stati privatizzati beni pubblici per 7 miliardi di euro.

20 agosto 2018 - L'uscita dal bailout e il debito al 179% del Pil
Nella notte tra il 21 e 22 giugno 2018 è arrivato il previsto via libera dell'Eurogruppo, con un alleggerimento del debito greco che prevede un rinvio per 10 anni di debiti pari a 96,8 miliardi di euro. Inoltre Atene ha ricevuto 15 miliardi di euro di prestiti per formare una riserva (cash buffer) di 24,1 miliardi di euro così da aver ossigeno per 22 mesi senza dover ricorrere al mercato dei capitali. Atene uscirà dal bailout il 20 agosto senza avere una linea di credito precauzionale ma una sorveglianza rafforzata. Sullo sfondo resta ancora da chiarire come rendere sostenibile il debito pubblico, oggi al 179% del Pil. Non a caso l'Fmi non ha partecipato finanziariamente al terzo piano di aiuti con la sua quota di 1,6 miliardi di euro che è rimasta congelata. Ce la farà Atene? Manca il riacquisto dei più costosi debiti del Fmi e soprattutto non c'è nemmeno l'ombra di un taglio del capitale del debito. Per ora si è deciso di rinviare il problema più avanti sperando che non ci siano turbolenze in vista.

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