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Fico difende le Ong: «Non chiudere i porti». Di Salvini: opinione personale. Naufragio in Libia, morti 3 neonati

Mentre l’Europa litiga e scatta il blocco dei porti per le ong continua la tragedia dei disperati in fuga dall’Africa verso il sogno europeo. Con un’altra, l’ennesima, carretta del mare che si inabissa, lasciando alla merce delle onde oltre cento migranti, tanti neanche in grado di fare due bracciate. Con un nuovo pesantissimo bilancio di vite umane: almeno un centinaio di dispersi, dati ormai per annegati. E tra loro almeno tre neonati, i cui corpi sono stati raccolti dai soccorsi della Guardia costiera libica che è riuscita a salvare solo 16 delle persone che erano a bordo. Open Arms accusa Italia e Libia: l’ong catalana «avrebbe potuto salvarli, ma è stato ignorato dalle autorità libiche e italiane».

Matteo Salvini chiude a un’altra nave carica di migranti: «La nave Open Arms, di Ong spagnola con bandiera spagnola, si è lanciata poco fa verso un barcone - scrive il ministro dell’Interno - e, prima dell’intervento di una motovedetta Libica in zona, ha in tutta fretta imbarcato una cinquantina di immigrati a bordo. Questa nave si trova in acque Sar della Libia, porto più vicino Malta, associazione e bandiera della Spagna: si scordino di arrivare in un porto italiano. Stop alla mafia del traffico di esseri umani: meno persone partono, meno persone muoiono».

Parole che innescano la reazione di Malta. L’intervento di Open Arms, scrive (su Twitter) il ministro dell’Interno Michael Farrugia, è avvenuto «in zona Sar libica, tra Libia e Lampedusa, Italia. Matteo Salvini la smetta di diffondere notizie scorrette tirando in ballo Malta senza alcuna ragione». Parole che l’omologo maltese di Salvini accompagna con una mappa che illustra le distanze tra il punto dove si trova la nave della Ong, Lampedusa e Malta.

Al leader della Lega e ministro dell’Interno replica indirettamente Roberto Fico, il presidente pentastellato della Camera che, dopo la visita a sorpresa all’hotspot di Pozzallo (Ragusa), chiarisce: «I porti non li chiuderei». Ed elogia l’operato delle Ong: «Qui a Pozzallo hanno fatto un lavoro straordinario». Poi aggiunge: «È l’Europa tutta insieme che deve farsi carico dei flussi migratori. E l’Italia che è un paese che si trova al confine col Mediterraneo non può tirarsi indietro ed è qui che vanno aiutate le persone». Fico parla anche di «nuovi sistemi di entrata dei migranti nel nostro Paese»: «Se, ad esempio, abbiamo bisogno di braccianti per le nostre campagne bisogna puntare su accordi bilaterali con alcuni paesi africani come il Mali per far arrivare come lavoratori stagionali queste persone. Ci vuole un approccio solidale e lungimirante con l’immigrazione ma è l’Europa tutta insieme che deve fare la sua parte». Più tardi, tuttavia, arriva la presa di posizione del vicepremier Luigi Di Maio che, a quando si apprende, avrebbe detto che il governo è compatto sulla linea in tema di immigrazione e che nessuno ha mai chiuso i porti. Ci si sarebbe limitati a chidere alle ong che non rispettano le regole. Di Maio avrebbe anche detto che quelle di Fico sono dichiarazioni del presidente della Camera. Stesso argomento usato da Salvini: «Un suo punto di vista personale». Le divergenze sono possibili, dice il vicepremier leghista, «non siamo in una caserma»: «È giusto che ognuno esprima le proprie idee. Poi i ministri fanno i ministri. E quindi le scelte sono quelle che gli italiani stanno toccando con mano da quasi un mese».

Sul tragico episodio di ieri ariivano le accuse di Open arms. Javi Lopez, uno dei quattro europarlamentari a bordo di Astral, una delle due navi della Ong catalana, ha scritto su Twitter: «L’Open Arms avrebbe potuto salvarli, ma è stato ignorato dalle autorità libiche e italiane». In un video Oscar Camps, fondatore dell’organizzazione umanitaria, accusa i due paesi per le operazioni di soccorso. Un’accusa ribadita anche da Riccardo Gatti, il comandante della Atral, postato da Eleonora Forenza su Fb. «Abbiamo sentito un messaggio radio tra un aereo militare e i guardacosta libici riguardo ad una imbarcazione da soccorrere, però nessuno ci ha dato un’indicazione ufficiale».

Il naufragio si va ad aggiungere ai numeri forniti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione (Oim): solo dall’inizio dell’anno mille persone sono morte nel Mediterraneo, oltre 650 solo sulla rotta tra il Nordafrica e l’Italia. Il naufragio è avvenuto alle quattro di notte, due ore prima dell’alba, sei-sette miglia al largo ad est di Tripoli. Il barcone, vecchio, con circa 120-125 persone a bordo, ha cominciato a cedere con crepe a prua e i migranti si sono ammassati poppa, dove però il motore ha preso fuoco: dai resoconti si può solo immaginare il panico, l’annaspare nel buio, le urla, i piccoli che sprofondano per primi. Rilevante per il quadro creato dalla chiusura dei porti italiani e dallo stop alle navi delle Ong è il fatto che i naufraghi abbiano dovuto nuotare un’ora prima di essere soccorsi, come denunciato dall’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati.

Le più piccole delle vittime recuperate, tutti sotto l’anno di età, sarebbero due marocchini e un egiziano. Sul barcone, secondo un sopravvissuto yemenita, oltre a uomini di nazionalità arabe e africane, c’erano anche almeno 20 donne (ma l’Onu ne stima 30) e 10 bambini. La Guardia costiera libica, intervenuta con un gommone e impegnata anche nel salvataggio di altri 345 migranti in tre diversi punti della stessa area, è tornata a lamentare di non avere sufficienti motovedette e pezzi di ricambio per far fronte al traffico di esseri umani che tra il 2000 e l’anno scorso ha causato quasi 34 mila morti, secondo un rapporto dell’Oim. I sopravvissuti sono stati condotti alla base di Hamidya e - alla presenza di Organizzazione medica internazionale, Oim e Mezzaluna rossa, come sottolinea la Guardia costiera libica per attestare il rispetto dei diritti umani - sono stati consegnati all’Autorità per la lotta all'immigrazione illegale di Tagiura, un quartiere di Tripoli. Anche l’Unhcr ha sottolineato di aver «assistito» i naufraghi «con aiuti medici e umanitari».

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