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elezioni presidenziali

Messico, Obrador è il nuovo presidente: sfida populista (da sinistra) a Trump

New York - Ha vinto “Amlo”, come volevano i pronostici della vigilia. In Messico ha trionfato il populismo di sinistra del 64enne Andreas Manuel Lopez Obrador, che potrebbe complicare la vita - e la politica - al populismo di destra appena a nord del confine, quello di Donald Trump negli Stati Uniti. Che potrebbe cioe' dare filo da torcere a Washington su molti fonti caldi, dall'immigrazione fino al Nafta, l'accordo di libero scambio commerciale nordamericano che entrambi vogliono rinegoziare ma ciascuno per strappare maggiori vantaggi per il proprio paese. Senza contare il desiderio della Casa Bianca di costruire un muro con il Messico - e di farlo pagare ai messicani.

Il risultato
Obrador, stando ai primi risultati, ha superato di oltre 20 punti i rivali. L'unica incertezza rimaneva nella notte sudamericana la percentuale dei voti conquisstati, stando ai primi risultati tra il 47% e il 53 per cento. Gli exit poll gia' pochi minuti dopo la chiusura delle urne alle 9 di sera ora locale gli avevano gia' dato forti margini di vantaggio. E gli avversari hanno cominciato rapidamente ad ammettere la sconfitta e a congratularsi con il vincitore. Obrador, per evidenziare lo stacco dal passato, e' arrivato alla piazza centrale dello Zocalo di Citta' del Messico per il discorso di vittoria sulla propria auto, una austera Volkswagen Jetta.

La sfida Trump
In un segno dei tesi rapporti del Messico con gli Stati Uniti, ancora ieri Trump ha indicato, durante una intervista televisiva a Fox, che intende utilizzare la minaccia di sanzioni con le auto di importazione come una clava per strappare concessioni ai partner, siano essi l'Unione europea - “pessima come la Cina”, l'ha definita - che Canada e appunto Messico. Obrador, da parte sua, durante la campagna ha quasi parafrasando Trump ma all'opposto, affermando che il Paese farebbe bene anche senza il Nafta, dovrebbe rendersi meno dipendente dagli Usa e produrre quello che oggi importa dal grande vicino. Trump ha pero' ieri offerto un iniziale ramoscello d'ulivo al vincitore: “Congratulazioni a Andres Manuel Lopez Obrador per essere diventato il prossimo Presidente del Messico. Non vedo l'ora di lavorare con lui. C'e' molto da fare che avvantaggera' sia gli Stati Uniti che il Messico!”, ha twittato.

La svolta politica
In elezioni storiche - che hanno spezzato il duopolio storico dei due partiti, il Pri e il partito conservatore Pan - il Messico ha votato in tutto per un nuovo presidente e 18mila candidati, tra poltrone nazionali (parlamento) e locali (governatori, sindaci, parlamentari regionali). Ben 89 milioni gli aventi diritti al voto, con 13 milioni di giovani al battesimo delle urne. Un appuntamento con le urne segnato da insofferenza per corruzione, disagio sociale, poverta' e drammatica violenza, con 132 politici - 48 candidati alle attuali elezioni - uccisi da organizzazioni criminali e del narcotraffico negli ultimi nove mesi in una nazione dove la corruzione rimane uno dei grandi nodi da risolvere e una delle cause dal tracollo del partito oggi al governo, il Pri sotto la guida di Enrique Pena Nieto. Sette giornalisti sono stati a loro volta uccisi solo quest'anno in Messico.

Da sindaco a Presidente
Amlo e il suo messaggio nazionalista e anti-corruzione hanno fatto presa ed erano i favoriti da tempo nei sondaggi. Entrera' adesso in carica il primo dicembre, con un programma dai critici definito generico ma che ha promesso una versione di “Mexico First” venata di progressismo: investire nell'economia domestica, cessare l'export di petrolio per raffinarlo in casa, aumentare la spesa nel welfare e a favore dei ceti sociali svantaggiati, combattere le endemiche tangenti. Era stato gia' sindaco di Citta' del Messico e due volte si era candidato senza successo alla Presidenza. Alla terza prova si e' affermato al comando di un partito che ha creato pochi anni or sono, Morena - o Movimento per la Rigenerazione Nazionale.

La sua originale base di potere e' nello stato petrolifero e impoverito di Tabasco. Un netto contrasto rispetto alle radici del principale avversario sconfitto, il 39enne portabandiera del Pan Ricardo Anaya, che viene dallo sviluppato stato di Queretero. Problema e' che la politica liberista e di privatizzazioni degli ultimi anni, sostenuta dal Pri come dai conservatori, ha in realta' generato n Messico una crescita modesta attorno al 2% anziche' l'oltre 4% promesso.

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