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«Così porto l’energia solare a Fukushima»

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intervista

«Così porto l’energia solare a Fukushima»

Ha dovuto imparare il modo corretto per il battito delle mani e l’inchino nelle tradizionali cerimonie scintoiste che si tengono sempre per l’inaugurazione di impianti di pubblica utilità, alla presenza delle autorità locali. Pier Francesco Rimbotti, Ceo di Infrastrutture Spa, ha aperto nel 2012 una controllata in Giappone (Hergo) per promuovere energia pulita: fotovoltaica e eolica. Due anni dopo è stato il primo straniero a vincere una gara pubblica per un impianto di energia solare e ora sta puntando a varie iniziative nell’area di Fukushima, che cerca alternative al nucleare dopo il disastro del 2011.

«Lì abbiamo importanti sviluppi in corso e prevediamo di aprire i cantieri su tre progetti, per un investimento di circa 15 milioni di dollari», afferma Rimbotti, secondo cui il rapporto con le pubbliche amministrazioni in Giappone è complesso ma non rappresenta uno spauracchio insormontabile e nel post-Fta si spera possa migliorare. «Dopo sette anni di esperienza, le difficoltà vanno diminuendo – prosegue - anche grazie al consolidato network di relazioni professionali che continua ad ampliarsi, alla collaborazione con Ice e Jetro e al sostegno che l’ambasciata dedica alle imprese italiane presenti ». E aggiunge: «Abbiamo migliorato la nostra comprensione non solo della lingua ma anche del “linguaggio” che i giapponesi utilizzano e abbiamo imparato a seguire le loro regole e a capirne le motivazioni».

Rimbotti evidenzia che i primi tempi erano stati caratterizzati da una certa diffidenza verso un’azienda straniera e non proveniente dal settore fashion & luxury: «Abbiamo imparato ad apprezzare e valorizzare le differenze culturali e di approccio al mondo degli affari, forti della “lealtà” che i giapponesi sono disposti a mostrare nei confronti di chi rispetta le loro regole e si mostra seriamente intenzionato e strutturato per investire a lungo termine». Quanto all’Fta tra Ue e Giappone, «i presupposti dell’accordo sono coerenti e rafforzano la visione imprenditoriale che abbiamo avuto nel costruire questo ponte con il Giappone, promuovendo maggiori opportunità sui rispettivi mercati di export anche nel settore delle tecnologie verdi. Infrastrutture, che ha già investito oltre 15 milioni in Giappone, è una delle poche aziende italiane che fanno investimenti diretti nel Sol Levante. Soprattutto all’inizio, è stato difficile instaurare un rapporto con il settore bancario. Ne sanno qualcosa anche imprese dalla presenza più consolidata e strutturata come De Nora: finché nel suo capitale non è entrato il fondo Blackstone, era snobbata dalle banche nipponiche come misteriosa azienda straniera non quotata.

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