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Export agevolato in Giappone: inizia il conto alla rovescia

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Libero scambio

Export agevolato in Giappone: inizia il conto alla rovescia

Meglio prepararsi in tempo a delineare eventuali strategie più aggressive per un mercato che sta per diventare più aperto e recettivo: in un momento in cui i venti di protezionismo rischiano di rendere più difficile l’accesso ad alcuni Paesi, l’accordo di libero scambio che sarà firmato l’11 luglio tra Unione europea e Giappone promette di creare più opportunità nel Sol Levante in vari settori di business. È auspicabile che non succeda di nuovo quanto accaduto dopo l’attuazione del Free Trade Agreement con la Corea del Sud, che sette anni fa aprì più ampi spazi di export alle nostre piccole e medie imprese. Senonché una inchiesta europea rivelò quattro anni dopo che l’Italia era agli ultimi posti nella cosiddetta «preference utilization»: molte nostre aziende continuavano a pagare dazi ormai eliminati, in quanto non sapevano di dover richiedere un certificato di esportatore autorizzato alla dogana italiana per usufruire delle agevolazioni.

Le complesse procedure di ratifica comportano che ci vorrà circa un anno prima dell’entrata in vigore del nuovo trattato che eliminerà le tariffe sugli articoli industriali e le cancellerà o ridurrà su molti prodotti agricoli. Tra Ue e Tokyo non ci sarà solo un Fta (Free Trade Agreement): il patto si chiama Epa (Economic Partnership Agreement)in quanto va oltre il mero aspetto commerciale-tariffario, ma intende rimuovere molte barriere non tariffarie e burocratiche che ostacolano lo sviluppo delle relazioni economiche, dal settore dei servizi a quello degli appalti pubblici. Anche chi festeggia quest’anno mezzo secolo di presenza in Giappone (che resta il suo primo mercato di export)come Herno plaude: «Il nuovo accordo è una buona notizia per società come la nostra - afferma il ceo Claudio Marenzi, che è al vertice di Confindustria Moda -. Tagli tariffari e semplificazione di standard consentiranno di liberare risorse da investire in modo più produttivo». Il Made in Italy dovrebbe beneficiare in particolare della rimozione dei dazi sui prodotti tessili e della riforma dell’attuale sistema punitivo nel comparto calzaturiero.

Il settore in predicato di ottenere i maggiori vantaggi è però quello agroalimentare, che secondo le stime ottimistiche della Ue potrebbe incrementarsi fin del 180%. I produttori di vini vedranno l’eliminazione immediata del dazio del 15% (per un importo annuale oggi pari a 134 milioni di euro), mentre per altre categorie ci sarà una riduzione tariffaria graduale (dai formaggi alla carne bovina).

Agevolazioni consistenti anche per gli alimenti processati (dalla pasta al cioccolato), mentre il riconoscimento giapponese di oltre 200 IGP ne rafforzerà la tutela. Per la verità, Federalimentare si è lamentata per quella che ritiene una insufficiente tutela contro l’”Italian sounding” specie nei formaggi, ma è chiaro che il suo bersaglio non è tanto l’Epa con il Giappone, ma gli accordi fatti o in gestazione da parte della Ue con altri Paesi e regioni come Canada e Mercosur, con avvertimenti preventivi su trattative appena avviate come quella con l’Australia.

«Nei prossimi mesi occorrerà continuare a spiegare l’accordo ai nostri operatori e lavorare, anche assieme a importatori e distributori giapponesi, per far sì che le liberalizzazioni previste comportino effettive riduzioni di prezzo e la disponibilità di maggiori risorse anche per campagne promozionali: siamo pronti a contribuire a questo importante sforzo», osserva l’ambasciatore a Tokyo Giorgio Starace, che conferma le attese favorevoli della comunità d’affari italiana in Giappone per il maggiore accordo commerciale mai negoziato dalla Ue, che copre il 37% del commercio internazionale.

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