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Il valore dell’informazione

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l’analisi

Il valore dell’informazione

Il Parlamento Europeo ha deciso di rinviare la discussione sulla direttiva copyright, forse decretandone la fine. È una vittoria della libertà di informazione? I punti qualificanti del testo, quelli su cui vi è stata una spaccatura in aula e nell’opinione pubblica, sono due. In primo luogo le piattaforme che condividono contenuti o link avrebbero dovuto garantire una remunerazione agli editori. Inoltre, avrebbero anche dovuto installare meccanismi volti a evitare che gli utenti commettano violazioni del diritto d’autore, diffondendo opere protette, siano esse un libro, una canzone o un articolo come questo.

E proprio la questione del costo dell’informazione ci pare centrale. I punti sopra indicati sembrerebbero tentare la conciliazione di interessi imprenditoriali contrapposti: quelli dei motori di ricerca e dei social network, che fanno capo a imprese con mezzi e un raggio d’azione globali, e quelli degli editori nazionali, oggi destinati a una lotta per la sopravvivenza. Un simile bilanciamento, stando ad alcuni critici, avverrebbe “a spese” degli utenti, che si vedrebbero privati di contenuti o gravati (direttamente o indirettamente) di costi per poterli ottenere.

Questa lettura sembra miope e figlia di una visione ingenua della rete, come miniera dove chiunque possa estrarre qualunque cosa gratuitamente. In realtà la direttiva avrebbe forse avuto un diverso e auspicabile effetto: tutelare una filiera produttiva che garantisce la possibilità di mantenere un'informazione professionale, che ha bisogno di tempo e risorse.

Dunque, a Strasburgo la libertà di informazione ha vinto? Se per essa intendiamo persino la facoltà di diffondere qualunque cosa prodotta da altri allora ogni ostacolo alla approvazione della direttiva è un’ottima notizia. Salvo, poi, dover constatare come pochissimi si arricchiscano grazie al lavoro di moltissimi altri.

Ma se si pensa che per garantire la libertà di informazione la democrazia abbia bisogno di una stampa libera e autorevole, i media devono avere la possibilità di essere economicamente indipendenti. E ciò è possibile solo se, seguendo le regole del libero mercato, le notizie di qualità sono pagate, soprattutto da chi le sfrutta nell’ambito di un’attività economica assai remunerativa. Inoltre, ma non ci sembra secondario, le informazioni accurate sono frutto di un lavoro intellettuale e in base a un principio antico, ma che deve valere anche per la rete, il lavoro va remunerato.

In altre parole, se la stampa è il cane da guardia della democrazia, questo cane deve essere ben addestrato e ben nutrito per controllare e se necessario mordere il potere. Tanti chihuahua possono abbaiare per ore ma non fanno paura a nessuno.

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