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Avvocati in «affitto». A Londra l’esperimento dei…

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La trasformazione degli studi legali

Avvocati in «affitto». A Londra l’esperimento dei consulenti a tempo

«Fast», veloce, è l’aggettivo che ricorre di più nella conversazione con Susan Bright, managing partner di Hogan Lovells per il Regno Unito e l’Africa, la law firm al 12° posto nel mondo per fatturato (sedi a Milano e Roma con 110 professionisti). «Fast» è il cambiamento nelle tecnologie a servizio degli studi legali, «fast» è la risposta che il cliente si attende dallo studio e «fast» è la velocità a cui il business della propria clientela sta viaggiando.

Anche l’evoluzione della sede londinese – la seconda dopo Washington - deve essere veloce «perché il mercato inglese è estremamente competitivo» come racconta lei stessa dal suo studio: 11 piani di un palazzo a vetri nella City noto per la fontana indoor più alta d’Europa dove troneggia una papera nera gigante, simbolo della firm. Bright guida uno staff di 585 professionisti (+ 15 a Birmingham), ma da quest’anno il numero degli avvocati e dello staff presente in sede cambia ogni giorno perché –annuncia - «abbiamo avviato una partnership con una società specializzata per avere risorse in più in tempi brevissimi» .

Una sorta di avvocato in affitto?
Nel Regno unito ormai è una tendenza: tutte le aziende hanno bisogno di flessibilità. E ora anche gli studi legali. Siamo partiti nell’ufficio di Birmingham ma per attività “paralegali”, di revisione di contratti e documenti. A Londra da quest’anno l’accordo con la società specializzata in lavoro legale temporaneo riguarda professionisti, anche senior, qualificati.

Un grande cambiamento per i professionisti visto che nel Regno unito gli avvocati sono di solito alle dipendenze dello studio. Non si rischia di introdurre una precarietà poi pagata in termini di fedeltà al nome?
Noi abbiamo bisogno di espandere la nostra capacità solo quando serve davvero: ad esempio a fine anno il lavoro con le banche è al massimo, mentre a gennaio-febbraio è quasi fermo. Non basta incoraggiare le persone ad andare a sciare. Peraltro molte di queste risorse sono spesso nostri ex colleghi. Persone a cui piace questo lavoro, ma che vogliono farlo in modo flessibile: chi ha figli o semplicemente vuole ritagliarsi del tempo libero. Certo ci sono anche gli junior, ma io credo che stia cambiando anche il modo di lavorare.

Quanti professionisti sono stati coinvolti in questa nuova esperienza?
Abbiamo cominciato quest’anno. Per ora non più di 10 o 12 avvocati qualificati. Ma utilizziamo la partnership soprattutto per soddisfare le richieste di secondment dei nostri clienti, ovvero il prestito di risorse per coprire assenze improvvise nei loro organici ad esempio dovute a maternità. In alcuni casi le esigenze sono così elevate e specifiche che possiamo mandare solo le nostre risorse interne migliori, in altri invece ricorriamo ai servizi di affitto. Il cliente è soddisfatto e noi costruiamo un rapporto decisamente più stretto. Il secondment è sempre più importante nel Regno Unito in un mercato così compettivo come quello dei servizi legali

Oltre al personale qual è l’evoluzione dello studio ?
Stiamo ripensando gli spazi. Quando siamo venuti qui, nel 2012, avevamo molte segretarie e le biblioteche. Ora il lavoro di segreteria si è evoluto e il sapere si è trasferito nei computer. Da questo mese inauguriamo i nuovi uffici che cambieranno il nostro modo di lavorare. È l’ultimo passaggio – quello fisico e concreto – per strutturarci sempre di più per settori industriali e non per tipo di pratica.

In che modo sarà diversa l’organizzazione?
Abbiamo smantellato un piano trasformandolo in un grande open space. Pochi uffici e un’unica grande area in cui confluiranno tutti gli esperti del nostro settore di punta, il finance, non importa se specializzati nel M&A o nel contradditorio. In questo modo tutti si parleranno di più e conosceranno i clienti da più prospettive. In poche parole, saranno in grado di offrire soluzioni più sofisticate. In open space anche i nostri nuovi spazi di Birmingham. Ma lì in più offriamo al personale anche il mini golf interno.

Oltre al finance e alla regolazione antitrust, che sono già settori trainanti nel Regno Unito, quali mercati si svilupperanno rapidamente e quali sfide vi attendono nell’immediato futuro?
Fondamentale sarà capire e seguire le nuove tecnologie. Ora ad esempio stiamo analizzando le problematiche legate ai droni, che non sono ancora abbastanza regolati. Dove possono volare? Di chi è lo spazio aereo vicino a un aeroporto? Con un drone si può recapitare di tutto, persino la droga in prigione, Tutte sfide a cui ci viene chiesto di rispondere in tempi sempre più veloci.

State investendo nell’intelligenza artificiale?
L’investimento in tecnologie è costante, stiamo sperimentando varie forme di intelligenza artificiale. Ma non basta comprare uno strumento: l’intelligenza artificiale va “formata” sulle proprie esigenze e su quelle dei clienti. Un lavoro che richiede ancora tempo.

Quali figure accompagneranno questa evoluzione?
Avvocati, certo. Esperti in gestione dei dati. Ma non solo. Abbiamo bisogno di project manager. I nostri clienti vogliono avere sotto controllo i costi in ogni momento, sapere a che punto del contratto ci si trova e se i tempi saranno rispettati. Ma ai nostri giovani chiediamo anche l’empatia e la capacità di comunicare. Solo così si costruiscono relazioni solide.

A pochi mesi dal D-day di Brexit avete adottato contromisure?
Abbiamo già aperto un ufficio in Lussemburgo per motivi fiscali. Ma restano da chiarire molte situazioni individuali: a Londra abbiamo gente di ogni nazionalità. Io, ad esempio, per non perdere l’abilitazione alla Corte di giustizia europea ho dovuto qualificarmi anche in Irlanda. E molti colleghi stanno facendo lo stesso in altre nazioni dell’Unione europea. La scadenza di marzo 2019 è terribilmente vicina ma per molte scelte ci vorrebbe davvero la sfera di cristallo.

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