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Dazi ma non solo: i salumi made in Italy di Beretta conquistano il mercato Usa

New York - Il Gruppo Beretta, leader italiano nei salumi, ha piani sempre più ambiziosi per gli Stati Uniti: reduci dal via libera a fine giugno all'esportazione sul grande mercato americano, per la prima volta in assoluto, del suo prosciutto di Carpegna - anzi, la “versione” stagionata 20 mesi ha debuttato qui prima ancora che in Italia - i suoi vertici non nascondono obiettivi e ottimismo che vanno bel al di la' d'un singolo prodotto e del suo successo.

«Nei prossimi sei-dodici mesi prevediamo una crescente liberalizzazione», dice il direttore generale Marco Riva nonostante le cupe tensioni commerciali che si addensano altrove nei rapporti translatlantici. Ad esempio, spiega Riva, dovrebbe abbassarsi grazie ai negoziati bilaterali Usa-Italia un vincolo “sanitario” americano - quei 400 giorni di stagionatura che oggi ferma l'importazione dalla penisola di prodotti quali bresaola e insaccati.

Oggi per Beretta gli Stati Uniti sono ormai diventati una frontiera del presente. Contano per 108 milioni su un miliardo di fatturato globale, vicino al 10% del totale. Di questi, cento milioni sono prodotti localmente, nel grande stabilimento costruito soltanto pochi anni or sono a Mount Olive in New Jersey - il terreno fu identificato e acquisito nel 2013 per clima e condizioni ambientali simili alle zone italiane tipiche per i salumi. Mentre 8 milioni vengono importati. Avanguardia di un business internazionale che rappresenta il 44% del giro d'affari totale e che ha messo radici in 76 Paesi. Fra un anno la previsione è che gli Stati Uniti continuino a crescere per importanza nel business dell'azienda, facendo lievitare il giro d'affari nel Paese a 120 milioni, dei quali ben 16 milioni saranno a quel punto importati dall'Italia, un raddoppio rispetto ai livelli attuali.

L’accelerazione dell'import va di pari passo con progetti per alzare sempre più l’immagine di qualità e la fascia di mercato e consumi negli Usa di un'azienda che rivendica alle spalle una tradizione di oltre 200 anni. Sottolineando, accanto ai prodotti locali, anche la diversità di un “made in Italy” che nasce da fattori irriducibili, quali la genetica dei suini, più grandi e grassi quelli italiani, che garantiscono una resa diversa negli affettati e insaccati rispetto alle piu' magre e piccole razze locali statunitensi.

«Siamo affermati nei prodotti di specialità», sottolinea l'amministratore delegato Alberto Beretta nel presentare l'ultimo arrivato, appunto il prosciutto Carpegna Dop. Citando la «nicchia artigianale che l'azienda occupa», Beretta fa sapere che «ci aspettiamo continue vendite del prosciutto più buono e tra i più esclusivi al mondo, parte delle eccellenze italiane» e in particolare in questo caso delle regioni centrali tra Marche, Emilia-Romagna e Toscana. Il nuovo Carpegna, segno di buon auspicio, ha fatto immediatamente ingresso in mecche del retail e della ristorazione, almeno una trentina di ristoranti e, tra i supermercati, il popolare Zabar's nel cuore di Manhattan.

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