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Trump nomina alla Corte Suprema Brett Kavanaugh, fidato conservatore

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Trump nomina alla Corte Suprema Brett Kavanaugh, fidato conservatore

New York - Donald Trump ha scelto il giudice Brett Kavanaugh per accelerare la svolta conservatrice della Corte Suprema americana. Kavanaugh rappresenta una scelta sicura e affidabile, con alle spalle una lunga carriera nella magistratura e stretti legami con l’establishment repubblicano che ne fanno un “insider”. Ma è anche considerato un fidato esponente di spicco della destra americana, impegnato nel tentativo di impeachment del Presidente democratico Bill Clinton e nella difesa della controversa vittoria elettorale di George W. Bush contro Al Gore.

Fu proprio Bush a nominarlo alla Corte federale d'Appello del Distretto di Columbia, quello della capitale Washington. In brevi dichiarazioni dopo esser stato presentato da Trump, che ha definito le sue credenziali “impeccabili”, Kavanaugh ha parlato dell'importanza di “difendere la Costituzione” e di essere “indipendente”. L’opposizione democratica ha già annunciato battaglia sulla sua conferma ma, in minoranza al Senato, difficilmente avrà la forza di far deragliare la nomina.
Trump ha dato l’annuncio dalla Casa Bianca ieri in prima serata, con l'intenzione proprio di sottolineare l'importanza della decisione e le sue ripercussioni politiche e sociali. Gli alti magistrati sono nominati a vita e il loro ruolo di interpreti delle leggi e della loro costituzionalità li rende estremamente influenti.

Fu dalla Corte Suprema, una corte allora progressista, che partì la desegregazione delle scuole americane negli anni Cinquanta. Adesso l’avvento di un nuovo magistrato di destra può spostare sostanzialmente il baricentro di una Corte divisa: ad oggi quattro giudici moderati e liberal si contrapponevano ad altrettanti magistrati di fede chiaramente conservatrice, con l’esponente della Corte che ora si è ritirato, Anthony Kennedy, spesso ago della bilancia, considerato un conservatore imprevedibile, capace di schierarsi con i liberal su questioni cruciali quali aborto o pena di morte.
Erano quattro i “moschettieri” conservatori arrivati alla selezione finale di Trump per la poltrona resa vacante alla Corte Suprema, tutti considerati ideologicamente convinti. Comprendevano anche Amy Coney Barrett, il magistrato forse più militante e vicina alla destra religiosa. Aveva espresso esplicitamente, in particolare, obiezioni alla nota sentenza Roe v. Wade del 1973 che sancì il diritto di aborto per la donne come garantito dalla Costituzione. Questo l’avrebbe oggi squalificata: anche alcuni senatori repubblicani - al Senato, che deve confermare la nomina, i repubblicani detengono una risicata maggioranza di due voti - hanno indicato che potrebbero non sostenere candidati schierati contro quel precedente legale, tra questi Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell’Alaska. Un altro candidato di Trump alla Corte Suprema, Raymond Kethgledge, avrebbe invece poco impressionato lo stesso Presidente dimostrando scarsa energia durante incontri a tua per tu. I due sfidanti in pole position erano così diventati Kavanaugh e Thomas Hardiman.

La decisione è caduta su Kavanaugh, 53 anni e laurea a Yale, che da settimane veniva ritenuto ormai il grande favorito per la lunga storia di magistrato e le profonde conoscenze politiche nell'establishment repubblicano, soprattutto nella dinastia dei Bush. Questa vicinanza all’elite piuttosto che al movimento ultra-conservatore lo ha in realtà reso parzialmente inviso alle correnti più estreme del populismo che domina il partito repubblicano. Posizioni parse moderate sulla riforma sanitaria Obamacare e sulla libertà religiosa hanno contribuito a inimicarli frange di militanti. Fece però parte dell’aggressiva squadra legale del procuratore speciale Kenneth Starr che indagò sugli scandali del Presidente democratico Bill Clinton, occupandosi in particolare degli aspetti più controversi legati alle relazioni sessuali di Clinton. E lavorò per George W. Bush nella battaglia legale sull’esito elettorale delle urne presidenziali del Duemila, per poi diventare segretario del suo staff. Divenuto giudice federale nel Distretto di Columbia, ha scritto oltre 300 opinioni legali. Da giovane era stato inoltre assistente del giudice della Corte Suprema che dovrebbe sostituire, Kennedy.

Hardiman, da parte sua, era invece già stato finalista per raccogliere l’eredità di Antonin Scalia, giudice della Corte Suprema scomparso prematuramente e considerato un forte ideologo conservatore e che Trump aveva invece rimpiazzato con Neil Gorsuch. A 53 anni, e laurea a Georgetown (sarebbe il solo alto magistrato non uscito da Yale o Harvard) ha la biografia di chi si è fatto solo: ha pagato gli studi lavorando da tassista. Ha a sua volta legami con Bush, dal quale era stato nominato giudice federale. Ma gode di fama di duro sull’ordine pubblico e la sicurezza, sul diritto dei cittadini di portare le armi, sulla religione, contro l’aborto e contro rivendicazioni delle minoranze etniche. Ha il sostegno del leader repubblicano del Senato Mitch McConnell e soprattutto della sorella di Trump, il giudice Maryanne Trump Barry.

Ora dovrà aspettare il prossimo turno: Trump ha già avuto la possibilità di scegliere due giudici per la Corte Suprema in soli due anni, tanti quanti Barack Obama e Bush ne avevano nominati in otto anni. Ma altri esponenti della Corte sono anziani e potrebbero ritirarsi nei prossimi anni.
Tutti i candidati considerati da Trump fanno parte di una lista di una ventina di prescelti dai grandi think tank della destra americana - in particolare la Federalist Society quando si tratta di giustizia, fondata nel 1982 con l’obiettivo di promuovere dottrine cosiddette “originaliste” e interpretazioni presunte “testuali” della Costituzione che di fatto vogliono limitare quello che vedono come l’attivismo progressista dei diritti sociali dei giudici liberal. Da tempo ha sottoposto i suoi raccomandati “doc” al Presidente il quale li ha fatti propri, parte della sua strategia per assicurarsi il sostegno dell’ala più ideologica del partito accanto alla base populista.

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