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Posta svizzera nei guai: sovvenzioni illegali al servizio di trasporto

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AUTOPOSTALE NEL MIRINO

Posta svizzera nei guai: sovvenzioni illegali al servizio di trasporto

LUGANO – L'Unione postale universale ha confermato quest'anno, per la seconda volta consecutiva, che la Posta Svizzera è la migliore al mondo, davanti a quelle di Olanda e Giappone. Un riconoscimento che nella Confederazione elvetica fa piacere, naturalmente. Ma che per ironia della sorte arriva in un momento in cui la Posta Svizzera, interamente di mano pubblica, attraversa una bufera.

Tutto parte da uno dei miti della Svizzera, l'AutoPostale, quel bus o pullman giallo che serve le città ma anche s'arrampica ovunque su per i monti elvetici. Un servizio controllato dalla Posta che contribuisce per la sua parte alla storica efficienza svizzera. L'efficienza rimane, il problema sono i conti dell'AutoPostale. All'inizio di quest'anno è infatti emerso che l'azienda di trasporti controllata dalla Posta ha incassato sovvenzioni pubbliche non dovute per le sue attività in Svizzera, per circa 100 milioni di franchi (86 milioni di euro) tra il 2007 e il 2015. Nelle ultime settimane si è poi aggiunto che, secondo il rapporto d'inchiesta della stessa Posta, anche in alcune attività fuori dai confini elvetici, in Liechtenstein e in Francia, AutoPostale ha tenuto un quadro contabile incompleto.

Per la quieta e solida Svizzera abituata al funzionamento ed al rispetto delle regole, è stato un botto. La vicenda è già costata il posto ad una serie di manager del gruppo Posta Svizzera, tra le dimissioni di maggior rilievo ci sono quelle del ceo di AutoPostale, Daniel Landolf, e della stessa ceo del gruppo Posta, Susanne Ruoff, criticati entrambi per le lacune nei controlli. Al presidente del consiglio di amministrazione di Posta Svizzera, Urs Schwaller, l'Ufficio federale dei trasporti (Uft), che ha fatto emergere le scorrettezze di AutoPostale, ha chiesto nei giorni scorsi chiarimenti sull'utilizzo di sovvenzioni anche prima del 2007. Lo stesso Schwaller d'altro canto aveva indicato il mese scorso che probabilmente gli utilizzi indebiti erano iniziati già alla fine degli anni Novanta. La vicenda quindi non è ancora chiusa e bisognerà vedere se emergeranno o meno altre responsabilità, quantomeno per le carenze nella sorveglianza.

I conti di Posta Svizzera sentono le conseguenze del botto, anche se non in modo drammatico. Il gruppo nel 2017 ha registrato un utile ancora ragguardevole, pari a 420 milioni di franchi (362 milioni di euro). Nel 2016 l'utile era però stato di 558 milioni di franchi. Si fanno sentire il rimborso di 78 milioni di franchi richiesto dall'Uft per la vicenda sovvenzioni e l'accantonamento per le posizioni non ancora accertate nella stessa vicenda. Se i conti, con ricavi di gruppo 2017 di 7,9 miliardi di franchi, rimangono nel complesso buoni, soffre invece la reputazione di Posta Svizzera.

Tanto più considerando che la vicenda delle sovvenzioni non dovute è giunta in una fase in cui la Posta si sta trasformando. Amata dagli svizzeri come le altrettanto mitiche Ferrovie federali, la Posta deve però prender atto che anche nella Confederazione crescono servizi informatici ed e-mail, mentre calano le lettere. Le sue attività sono in via di riorientamento verso i servizi informatici ed è iniziata la chiusura di una serie di uffici postali, il che ha suscitato anche proteste, specie nei centri minori. Un percorso definito dalla Posta come inevitabile, tuttavia come sempre delicato da gestire. La Posta svizzera resta prima al mondo, ma deve sempre più spiegare ad una parte degli utenti che il mondo che cambia. E, soprattutto, deve riguadagnare il terreno che la frenata dell'AutoPostale, a sorpresa, le ha fatto perdere.

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