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Donald e il pensiero di una Nato obsoleta che ricorda tanto quello di Putin

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alleanze a rischio

Donald e il pensiero di una Nato obsoleta che ricorda tanto quello di Putin

L’America fuori dal G7 e dalla Nato; punire prima la Cina e poi l’Europa che in fondo è lo stesso nemico: «La Ue è probabilmente un male come la Cina, è solo più piccola», diceva Donald Trump al suo elettorato
del Montana.

Da quanti anni sappiamo che la nostra Unione continentale ha bisogno di una Grande Riforma? Da quanti è evidente che la Cina non gioca corretto nel mondo del commercio? E in fondo abbiamo sempre saputo che è doveroso contribuire con una quota più consistente dei nostri bilanci nazionali, alla difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica. Niente di veramente nuovo sotto il sole: qualcuno di questi necessari aggiustamenti è già in corso. Ma Donald Trump fa delle questioni un problema, e dei problemi un’emergenza.

Ora tocca alla Nato. L’aumento della spesa per la difesa dei paesi membri era già stato sollecitato con una certa durezza da Barack Obama e stabilito nel 2014 al vertice in Galles. Già l’anno scorso europei e canadesi avevano investito circa 300 miliardi di dollari, rispetto ai 272 di tre anni prima. E tutti hanno accettato di arrivare al 2% entro il 2024. Se poi la Grecia così povera spende da tempo più del 2% del suo bilancio nazionale e la Germania così ricca no, al presidente degli Stati Uniti che non conosce la Storia, sfugge un aspetto di non poco conto per l’Occidente: che la fine del militarismo tedesco, conseguito dopo due secoli di conflitti devastanti, è un bene per la Germania, per l’Europa e per il mondo.

Disorientati dall’idea di avere più di due anni di amministrazione Trump, e terrorizzati dall’eventualità non così improbabile di un secondo mandato presidenziale, molti esperti americani hanno creato una scappatoia psicologica: in fondo – sostengono – Trump sta portando a galla tutti i problemi politici, militari, economici e commerciali che rendono il mondo più squilibrato. Sottovalutano che questo presidente non vuole passare alla storia come un riformatore ma come il distruttore. Il creatore di un sistema globale inesistente, nel quale l’America che lui ha in mente può farsi i fatti suoi nel suo gigantesco e ricco fortino protetto da due oceani, salvo intervenire quando serve per i propri affari. Una specie d’impero commerciale britannico del XVIII secolo, trasferito nel XXI.

Prima o poi un’era post-transatlantica doveva arrivare. Nessuno pensava che sarebbe stata anti-transatlantica e che il nemico di questa come di ogni forma di alleanza o collaborazione, sarebbe stato un presidente degli Stati Uniti. Fino ad ora, l’unico a pensare che la Nato fosse obsoleta era Vladimir Putin. In questi ultimi 20 anni l’allargamento dell’Alleanza è stato costante e nessuno dei nuovi Paesi dell’ex Patto di Varsavia vi ha aderito per costrizione e contro la volontà dei suoi popoli. Anzi. Forse è solo un accidente della storia ma Moldavia, Georgia e Ucraina, dove la Russia ha pesantemente interferito, non sono membri Nato.

Nessuno pensa di vivere un nuovo 1939, ma non si può dire che in Europa e attorno ad essa manchino le minacce. Riformata, più equa nella ripartizione dei costi, costantemente rimodernata e perennemente sostenuta dalla diplomazia, la Nato è ancora necessaria. Se questo può essere chiamato successo, oggi nessuna minaccia esterna rischia di farla crollare. I pericoli vengono da dentro: Donald Trump e i paesi illiberali come Ungheria, Polonia e ancor più Turchia. Dopo aver convissuto causa Guerra Fredda con le dittature portoghese, greca e turca, da decenni la Nato non è solo questione di soldi. Per come la mette Trump, sì. Nel suo lessico politico intollerante, ignorante e pieno di arroganza, sembra che dobbiamo versare la nostra quota agli Stati Uniti, come se la Nato fosse il golf club di Mar-a-Lago. Ed è come se la potenza militare americana fosse messa in pericolo dall’avarizia pacifista degli europei. Nel 2017 le spese militari degli Stat Uniti sono state di 590 miliardi di dollari, il 3,1% del Pil; i circa 60 miliardi di aumento di quest’anno sono pari all’intera spesa russa per la Difesa. È stato stabilito che entro il 2028 il bilancio militare Usa sarà di 769 miliardi. La partecipazione alle spese per la sicurezza di noi europei, è doverosa. Ma non scherziamo: per l’apparato militare-industriale americano, sono spiccioli.

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